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Il ritorno della patria potestà

Quando ci si separa chi ci rimette (economicamente) è lei. Eppure è il movimento dei padri separati che si batte perché venga riconosciuta una nuova malattia: la Pas.[Luisa Betti]

redazione
martedì 5 giugno 2012 13:21

In Italia a essere più povere quando si separano, sono le donne. A dirlo è l'Istat che nel suo ultimo studio ha fatto i conti: una donna su quattro, nei primi due anni dopo la separazione, è a rischio povertà, in un rapporto di uno a sei per gli uomini. A fronte di padri che per dare i soldi alla ex moglie vanno a dormire in macchina, l'Istat precisa che le donne separate maggiormente a rischio sono quelle che pagano affitto ma anche quelle non avevano occupazione durante il matrimonio. Per l'esercito dei padri "nuovi poveri" a causa del mantenimento dei figli, che in Italia sarebbe il 13,8% della popolazione, c'è stato l'affido condiviso che - introdotto in Italia nel 2006 - ha offerto, oltre alla possibilità di attuare la giusta bigenitorialità, anche la breccia di affidi con domiciliazione presso il padre, intervento economico diretto e assegnazione della casa, perché se fino a poco tempo fa un minore non veniva allontanato dalla madre se non per gravissime ragioni, adesso capita sempre più spesso di sentire casi in cui il minore viene sottratto alla madre e messo in casa famiglia, o addirittura presso il padre teoricamente abusivo. Cosa è successo quindi in Italia?

Il movimento dei padri separati, originariamente nato per denunciare il fenomeno delle sottrazioni internazionali di bambini in seguito a divorzi, è diventato un movimento che è arrivato, attraverso una fitta campagna svolta sul web e sui blog, a tacciare le donne che si occupano di diritto di famiglia, minori, violenza di genere, di nazifemminismo. Padri separati con all'attivo processi per maltrattamenti coniugali, che inneggiano a un movimento maschile i cui cavalli di battaglia sono due: la "falsa accusa" - ovvero che la maggiornaza delle violenze di genere sono false e che le donne ci marciano - e la Sindrome di Alienazione Parentale (Pas), che fa passare abusi e maltrattamenti in famiglia come invenzioni o esagerazioni del genitore che denuncia abusi in casa e che è, nella stragrande maggioranza, la madre. Ma "rivendicare l'affido di un figlio da parte di un padre che ha come obiettivo non l'accudimento ma la risoluzione di un problema economico che lo coinvolge, non è giusto", dice Rossella Santi, avvocata esperta di diritto di famiglia presso lo sportello della Casa delle donne di Roma.

Per chi non conoscesse questo acronimo, Pas sta per Parental Alienation Syndrome ed è una malattia inventata dallo psichiatra americano Richard Gardner che, oltre a essere un falso professore universitario morto suicida, sosteneva che "c'è un po' di pedofilia in ognuno di noi". Secondo Gardner la sindrome è "il risultato di una programmazione (brainwashing) effettuata da un genitore indottrinante e del contributo in proprio offerto dal bambino alla denigrazione del genitore bersaglio. Il contributo del bambino alla vittimizzazione del genitore bersaglio rappresenta l'elemento chiave che legittima la diagnosi di Pas". Cioè se un figlio o una figlia non vuole vedere uno dei due genitori, significa che l'altro/a ha manipolato il minore fino a farlo ammalare di Pas. Una sindrome che viene oggi spesso usata in maniera acritica nei tribunali per le consulenze tecniche d'ufficio (CTU) fatte da psicologi incaricati dal giudice di fronte a contrasti sull'affido dei figli, malgrado questa malattia, in realtà, non esista. La Pas è stata negli ultimi dieci anni sottoposta a rigorose verifiche scientifiche, sia di parte psichiatrica sia di parte giuridica, e già nel 2002 la professoressa Carol Bruch, docente di discipline giuridiche all'Università Davis della California, concluse che la Pas non ha "né basi logiche né tantomento scientifiche", mentre nel 2009 le psicologhe Sonia Vaccaro e Consuelo Barea nel loro libro "El pretendido Síndrome de Alienación Parental - un instrumento que perpetúa el maltrato y la violencia", rilevarono come la Pas sia solo un "costrutto pseudo-scientifico" che, utilizzato in ambito giudiziario, genera "situazioni di alto rischio per i minori e provoca una involuzione nei diritti umani di bambine e bambini e delle madri che vogliono proteggerli".

Qui in Italia, invece, il passaggio dal rivendicare il sacrosanto diritto alla frequentazione dei figli e alla bigenitorialità, alla restaurazione del pater familias, è stato un attimo. Oggi, martedì 5 giugno alle 14.30, la Commissione giustizia del Senato discute il ddl 957 che oltre a reintrodurre il concetto di patria potestà (cancellata dalla normativa sul diritto di famiglia del '75) - modifica che recita "Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili" (Art. 316, Esercizio della potestà dei genitori) - introdurrà la Pas come norma di legge per cui "il comprovato condizionamento della volontà del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell'altro genitore attivando la sindrome di alienazione genitoriale, costituisce inadempienza grave, che può comportare l'esclusione dall'affidamento".

Per Elvira Reale, psicologa che dirige a Napoli il Centro Clinico sul maltrattamento delle donne a Psicologia Clinica (ASL) ed è docente all'Università Federico II, "inserire la Pas in una legge come quella che si discute in Senato significa volere l'affido condiviso sempre e comunque, senza i paletti necessari per la protezione dei minori e fingendo di non sapere che oggi la violenza all'interno delle famiglie è un rischio elevatissimo e attestato anche dal Consiglio di Europa".

E se è vero che in Italia e in Europa, come scrive l'avvocata Barabara Spinelli - dossier per l'Onu "Femicide and feminicide in Europe. Gender-motivated killings of women as a result of intimate partner violence" - il 70% dei femmicidi è legato a violenza domestica, il non riconoscere questa violenza nei tribunali, e anzi consegnare in mano del genitore abusante i bambini, significa mettere a rischio una fetta importante della popolazione con tanto lascia passare legale timbrato dallo Stato.

"Il diritto di protezione di donne e minori - continua Reale - viene prima del diritto alla bi-genitorialità: le donne rischiano la vita nella violenza intrafamiliare e i minori rischiano, se non la vita, la loro integrità psico-fisica. La conseguenza che questa legge avrebbe nei tribunali rispetto alle donne che già si vedono sottrarre i figli portati in case famigli o direttamente ai padri, è che le madri non denunceranno più comportamenti genitoriali di abuso, violenza e molestie, perché avranno paura di non essere credute". Perché di solito sono proprio i genitori abusanti e maltrattanti che, respingendo le accuse, lanciano il dubbio che il minore sia affetto da Pas, trovando terreno fertile in psicologi che la diagnosticano senza sapere che non ha alcun fondamento scientifico. "Per fare un esempio, mi ricordo un caso- ricorda Reale - in cui i maltrattamenti fisici a due bambine, picchiate anche per futili motivi, sono stati considerati atteggiamenti normativi, ma soprattutto lavaggi intrusivi e dolorosi ripetuti nelle parti intime di bambine piccole sono stati definiti da una Ctu come pratiche di lavaggio maldestre".

Commenti
  • Anonimo 05/06/2012 alle 15:53:13 rispondi
    Dire che il 70% dei femmicidi è legato a violenza domestica non equivale a dire che nel 70% delle famiglie lui picchia lei.

    Visto che nel 99.999% dei casi la separazione colpisce famiglie dove la violenza non c'è mai stata, non si capisce perché per un padre ottenere l'affidamento dei figli debba essere così difficile.

    I bambini hanno *bisogno* di entrambi i genitori, e i diritti dei piccoli devono venire necessariamente prima dei diritti dei grandi.
  • Luisa Betti 06/06/2012 alle 10:12:19 rispondi
    sulla violenza domestica e affini..
    Il dato 99,999 % dove l'ha preso? è un dato molto interessante perché se cosi fosse saremmo a cavallo. Purtroppo non è così, perché su 7 milioni di donne che subiscono violenza in Italia (che per sua informazione non è "uno che picchia" in quanto si tratta di violenza fisica ma anche sessuale, psicologica, economica), l'87% è violenza domestica, che si porta dietro, quando ci sono minori, violenza assistita o subita da questi ultimi, con effetti devastanti. Dati che non coprono tutto perché il sommerso è enorme. Ciò a cui qui ci si riferisce non è quindi il caso singolo di una separazione dove uno dei due coniugi è violento (potrebbe essere anche la madre, ma ovviamente i dati ci dicono che più del 90% sono i padri in Italia), ma di un numero crescente di separazioni in cui la mediazione che - giustamente - si fa nei casi conflittuali affinché si arrivi a un accordo e quindi all'affido condiviso dei minori, non è possibile nei casi in cui ci sia violenza domestica, dovei il minore, così come il genitore maltrattato, deve essere invece protetto. Il non capire e il continuare a sottovalutare la violenza, in sé per sé, nelle famiglie così come nei rapporti umani, e quindi il condonarla (a costo di dire baggianate) non solo è poco serio ma grave, anzi gravissimo, vista la situazione esistente in Italia. Grazie
  • Paolo 06/06/2012 alle 10:29:44 rispondi
    osservazioni
    per prima cosa il mantenimento contro cui i padri separati si scagliano, non è vero che per legge va alla donna, va al coniuge economicamente più bisognoso e ai figli e per legge non può superare più di un terzo dello stipendi del coniuge più "ricco" (almeno così mi risulta). Sulle "false denunce" mi sono già espresso, sicuramente sono casi gravi (quando capitano e secondo me capitano ma non così spesso) ma di solito gli inquirenti gli scoprono subito quindi non c'è da preoccuparsi
    che poi c'è da dire questo: il minore ha il diritto di stare con entrambi i genitori (se non ci sono rischi), ed entrambi i coniugi separati hanno il diritto di rifarsi una vita tenendo conto dell'interesse del minore . Ma quando questa modifica dice "Se esiste un pericolo incombente per il figlio il padre può prendere provvedimenti urgenti e indifferibili"..vuol dire che può portarsi via il figlio semplicemente perchè lei sta con un altro uomo (anche se quest'altro non è abusante)? se è così non sono d'accordo
  • Anonimo 06/06/2012 alle 10:39:53 rispondi
    Il 99.999% si riferisce chiaramente a violenza fisica/sessuale.

    Se contiamo la violenza psicologica, verbale, vogliamo veramente prenderci in giro e raccontarci che sia una prerogativa maschile?

    Chi di noi, cresciuti da genitori normali in famiglie normali può dire di non avere mai subito episodi di violenza psicologica dai propri genitori?
    Ad esempio la mamma che ti sgrida e ti dice che non sei capace a fare niente?

    Perchè allora se è il padre ad alzare la voce questo è un pazzo maniaco violento mentre se è la madre a fare altrettanto non è colpa sua, è emotiva, è stata messa alle strette dalla situazione, è solo una vittima?

    La verità purtroppo, e lo dico per esperienza di figlio, amico e conoscente di separati, è che durante una separazione i figli sono spesso visti più come una merce di scambio e di ricatto che come gli innocenti da proteggere.

    Le situazioni dove il genitore affidatario e la sua famiglia fanno un vero e proprio lavaggio del cervello ai bambini, insegnandogli che papà è cattivo, a papà non interessa di te, papà non ti vuole bene... sono reali e tristemente comuni. Non vanno forse difesi i bambini da questa atroce e sadica forma di violenza?
  • Anonimo 06/06/2012 alle 21:13:17 rispondi
    ma basta!!!! ma è possibile che il genere maschile viva di negazione? Sono stanca di questo piagnisteo dei "poveri padri" abbandonati e "mandati in rovina" da mogli tiranne e manipolatrici.
    Ma questa non è la realtà. La mia esperienza e di molte altre donne che conosco ne sono testimonianza.
    se potessi raccontarle....

  • Luisa Betti 08/06/2012 alle 15:20:34 rispondi
    sulla violenza psicologica entro le mura domestiche..
    Capisco quindi che quel 99.999% che lei riferisce a violenza fisica/sessuale, è completamente inesistente (e per sua informazione le consiglio di vedere questa piattaforma di dati aggiornata
    http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120603/manip2pg/02/manip2pz/323730/).
    Capisco anche che fortunatamente lei non idea di cosa sia considerata violenza psicologica all'interno delle mura domestiche perché probabilmente non ne ha fatto esperienza. Ovviamente violenza psicologica non è uno strillone ai bambini, ma sono vere e proprie torture, che i minori assistono o subiscono (gli effetti non cambiano) dirette, purtroppo, per la maggior parte dalle donne. Qualche esempio? una storia di una donna straniera sposata con un italiano e completamente deprivata del potere decisionale in casa: dopo averle impedito sotto minaccia di lavorare (isolandola cosi da un contesto esterno), il marito la deprivò di qualsiasi autonomia economica e decisionale verso i figli tanto da fare lui stesso la spesa. La donna era diventata praticamente la sua schiava in casa e avendo la famiglia lontana era completamente isolata e subiva continuamente minacce. Per dare un'idea di quello che la donna subiva, riporto che quando il marito portava a casa le pizze ne portava una per ciascuno (lui e i figli) escludendo la moglie che doveva mangiare gli avanzi delle pizze mangiate dai familiari, e la molla che fece scattare la la donna a rivolgersi a un centro antiviolenza fu quando il bambino piccolo (circa 6 anni) nascose un pezzo di pizza per poterlo dare alla mamma. Lì lei capì che anche la psiche dei figli era in pericolo e denunciò il fatto. Ma questo è solo un esempio di violenza psicologica ed economica, storie che, se raccontate, sembrano le trame di un film horror. grazie
  • francesco 20/06/2012 alle 20:13:12 rispondi
    ignoranza
    Cara sig.ra Luisa Betti,mi limito(perche' non neppure voglia di commentare qui la sua ignoranza in materia)a visitare il sito di adiantum dove certamente troverà molto interessante la risposta che le e' stata data sia a lei che all'avv.spinelli!!! Sperando che si illumini qualcosa di più. Di certe sciocchezze.p.s.:lo stesso vale per il fantomatico Paolo,che noto commentare stupidaggini un po' ovunque!!!
  • francesco 20/06/2012 alle 20:28:08 rispondi
    per completezza
    Naturalmente non c'è solo il sito di adiantum che può dare una risposta valida alle vostre scemenze,ma vi posso consigliare anche www.iodonna.biz,e "no violenza alle donne" su Facebook,siti gestiti interamente da DONNE vere...