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Rete delle donne

Il tabù della violenza contro le donne

Facendo informazione sulla violenza sulle donne e sui minori si toccano tabù sociali. Le reazioni e la violenza verbale su internet. GiULiA solidale con Luisa Betti.

redazione
giovedì 2 agosto 2012 22:21

I tuoi occhi sono come colombe, Milena Crupi (particolare)
I tuoi occhi sono come colombe, Milena Crupi (particolare)

Fare informazione sulla violenza sulle donne e sui minori non è una scelta neutra: si tratta infatti di temi che toccano tabù sociali, molti antichi e alcuni - purtroppo - anche nuovi. La reazione e la violenza verbale di singoli e di gruppi si manifesta con evidenza sui social network (spesso attraverso pagine clonate) e nei commenti ai siti che trattano questi argomenti.

Le intimidazioni e le minacce sono però altra cosa: per questo motivo GiULiA denuncia con preoccupazione e fermezza la campagna mediatica organizzata su internet contro Luisa Betti, giornalista del manifesto, i cui articoli vengono ripresi con assiduità dal nostro sito per la professionalità e puntualità con cui Betti dà conto degli aspetti sociali, istituzionali e legislativi legati alle questioni della violenza su donne e minori. Una campagna che si è fatta insopportabile da quando è iniziato il dibattito parlamentare sulla cosiddetta Pas, fortemente sostenuta da organizzazioni di padri separati.

L'informazione - completa e senza reticenze - resta per GiULiA un bene primario da tutelare, soprattutto quando è sulle donne e tocca ambiti fin qui sottaciuti da larga parte della stampa. Se infatti su GiULiA abbiamo registrato con soddisfazione la nuova e più corretta impostazione che si incomincia ad avere sulle grandi testate generaliste quando si parla di "femminicidio", non saremo certo ora succubi di toni e modi persecutori verso le giornaliste che professionalmente fanno il loro lavoro, il dovere di informare: a Luisa Betti, tra le promotrici di GiULiA, la solidarietà piena e concreta di tutte noi. Non sei sola.

Commenti
  • AnnaRosa 06/08/2012 alle 20:15:00 rispondi
    La PAS è abuso sui bambini
    Sono una nonna che ha perso una nipotina a causa della PAS. Voi signorine femministe dovreste vergognarvi a boicottare l'affido condiviso e la protezione dei bambini da questo orribile abuso.

    Mia madre mi insegnò: chi regge il sacco è ladro quanto chi ruba.
    E allora chi nega gli abusi sull'infanzia è colpevole quanto chi li compie.
  • Michela 07/08/2012 alle 13:11:51 rispondi
    Grazie
    Ringrazio GiULiA che schierandosi accanto a Luisa Betti, si schiera accanto alle donne e ai bambini.
    Vorrei anche rispondere alla signora Anna Rosa.
    Cara Anna Rosa, non so cosa sia successo che l'abbia allontanata dalla sua nipotina e certamente mi dispiace per lei.
    Il fatto è che la PAS non esiste, non è una malattia e se lo fosse, non la potrebbe certo curare una legge o una decisione imposta da un Tribunale.
    Non crede?
    Anche nelle famiglie che restano insieme i bambini a volte sono più legati all'uno o all'altro genitore, a un nonno/a o a uno zio/a e non credo che nessuno si sognerebbe di parlare di manipolazione e di malattia psichiatrica per questo. A volte i bambini crescendo rifiutano di passare del tempo con gli adulti, preferendo altre attività da soli o con i coetanei. Si chiama crescita, si chiama naturale e sano distacco per acquisire la propria individualità e diventare un passo dopo l'altro adulti.
    Non è strano che la PAS sia l'unica patologia psichiatrica che si possa risolvere grazie a un Tribunale, quando tutte le altre richiedono psicofarmaci e anni di cure?
    Anche io ho quasi perso mio figlio, ma non a causa di una malattia inventata, ma della violenza di suo padre. Il trauma della violenza assistita e subita gli ha generato un grave disturbo per il quale è in cura da sette anni da un neuropsichiatra infantile. Non è certo bastata la decisione del Tribunale di togliere la patria potestà al padre. Non è successo un miracolo, ma anni di sacrifici, di cure, di attività, di aiuti a scuola, di terapia psicologica per ridargli indietro una piccola parte della sua serenità, della capacità di concentrarsi, di ridere, di fidarsi, di poter essere accarezzato sulla testa senza una reazione di paura...
    Io non capisco come lei e tutti gli altri vi permettiate di accusare le femministe di essere contro l'affido condiviso.
    Ma dove ha letto questa informazione?
    Le femministe hanno lottato e lottano per i diritti delle donne e per la parità, perché alle donne siano dati stipendi pari a quelli degli uomini e eguali occasioni di lavoro a parità di titolo di studio, affinché le madri possano conservare il posto di lavoro anche dopo la nascita dei bambini, affinché ci sia parità tra uomini e donne, affinché non sia una "menomazione" nascere donna.
    Sono le femministe che hanno sostenuto che la famiglia non aveva senso nei ruoli stereotipati del padre a lavoro e la madre a casa con i figli e hanno spinto gli uomini a interrogarsi sul loro ruolo di padri e compagni.
    Le femministe sono con tutti quei padri amorevoli e presenti che vogliono essere parte della vita dei loro figli.
    Che cosa centra questo con il fatto che si chieda che non venga inserito nel nostro codice civile una malattia che non esiste?
    Che cosa centra questo con il fatto che si chieda maggiori tutele per le donne e i bambini che abbiano subito violenza?
    Per fortuna in Italia e nel mondo la maggior parte degli uomini non sono violenti, quindi la nostra richiesta non andrà a danneggiare i diritti di nessuno di loro.
    La sua richiesta invece, signora Anna Rosa, danneggerebbe centinaia di bambini che abbiano subito o assistito a episodi di violenza e che rifiutino di vedere quel genitore che li ha picchiati o abusati o che hanno visto mentre picchiava o abusava l'altro genitore o un fratello/sorella.
    Pensi a quei bambini che chiedono di non dover più vedere un genitore che li terrorizza, che li ha feriti, umiliati, traumatizzati...
    Pensi a quando uno psichiatra dichiarerà che sono affetti da PAS, senza averli nemmeno incontrati e un Giudice li manderà a casa del loro aguzzino.
    Sì, perché purtroppo esistono anche genitori aguzzini.
    Il telefono azzurro ha stimato che il 37,6% delle violenze sessuali subite dai minori sono perpetuate da uno dei due genitori per non parlare poi dei bambini finiti in ospedale per eccessi nelle "misure educative".
    Ci pensa lei come nonna a quei bambini?
    Le femministe sono a favore dell'affido condiviso, ma continueremo a lottare per la tutela dei bambini.
    La lascio riflettere sulla sua frase finale, la saggia massima della sua mamma, e posso dirle che io dormirò sonni tranquilli.
    Grazie ancora a GiULiA e a tutte quelle donne e uomini fuori e dentro al Parlamento che continuano a lottare perché l'Italia sia un Paese civile che tutela i diritti dei minori abusati e del genitore che cerca di proteggerli.
    ps un'ultima cosa per la signora Anna Rosa e per tutti i sostenitori della PAS, provate a cercare su internet Nathan Grieco uno dei primi bambini a cui negli Stati Uniti è stata diagnosticata la PAS e che si è suicidato, dopo un anno di visite forzate a un padre violento che non voleva vedere...
  • Stefano 07/08/2012 alle 13:57:52 rispondi
    La PAS non esiste
    "Voi signorine femministe dovreste vergognarvi a boicottare l'affido condiviso e la protezione dei bambini da questo orribile abuso".
    S.ra Anna Rosa, se Lei usa questo tono saccente con delle donne che non conosce, immagino cosa sarà stato difficile essere sua nuora...
    Comunque si informi: la PAS è stata teorizzata dall'Americano Gardner orami da 30 anni (non ieri: 30 anni!)e non è mai stata inserita come patologia in alcun manuale perché è chiaro che non esiste questa malattia. Dopo alcuni anni di applicazione in tribunale della PAS, gli USA si sono resi conto che era un'aberrazione che ha reso infelici tantissimi minori costretti a vivere col genitore che li faceva stare male (perché violento, pedofilo o semplicemente incapace di fare il padre)e quindi la PAS è scomparsa o sta scomparendo ormai in qualsiasi paese civile. Solo in Italia si cerca di introdurla ora perché fa comodo a qualche padre pedofilo, violento o anaffettivo, che non accetta che i propri figli non lo vogliano vedere e preferisce incolpare di questo l'ex moglie invece che se stesso. I bambini non vanno costretti a stare con un genitore se non lo vogliono. Vanno rispettati, perché la loro volontà conta quanto quella di un adulto.
  • Claudia 07/08/2012 alle 15:32:59 rispondi
    solidarietà alle giornaliste impegnate contro la violenza
    Sottoscrivo la solidarietà che GIULIA esprime nei confronti di tutte le giornaliste che informano seriamente riguardo il problema della violenza su donne e minori. Affrontano questo lavoro con serietà fornendo una documentazione attendibile, non cifre sparate a casaccio, come quelle che talora si leggono e che riflettono più un disagio personale o singoli casi drammatici che un dato diffuso.
    Quando mi capita di leggere commenti relativi a affido e violenza noto due tendenze. La prima è una sorta di riduzione-normalizzazione della violenza riassumibile in frasi del tipo: "Non c'è bisogno di parlare di femminicidio, rientra nel discorso generale di una società violenta". La seconda tendenza è addirittura il negazionismo o la colpevolizzazione delle vittime, per cui si dimensionano a proprio piacimento il numero di donne morte, si dice che sono loro che con atteggiamenti aggressivi e troppo liberi suscitano la violenza e infine si esaltano a bella posta episodi SINGOLI di uomini oggetto di violenza perpetrata da una donna (a volte paiono tratti pari pari dal giornalismo trash di "cronaca vera").
    La reazione scomposta e altrettanto violenta nei confronti di chi denuncia i femminicidi e le violenze sui minori chiamandole per nome senza scusanti è sua volta un'ulteriore forma di violenza.
    "Subite e state zitte! Tornate in casa tra le pentole e i pannolini e non succederà nulla. Vestitevi con un saio (salvo essere super sexy con il vostro uomo).La colpa è sempre vostra, non siete donne vere", salvo poi lamentarsi: "Le donne sono parassite, non sanno cosa vuol dire lavorare, ci prendono i soldi"
    Questo è il messaggio che lanciano molti pseudo-uomini, avvalendosi anche dei mezzi offerti dalle nuove tecnologie. Un vero uomo, invece, è anche una persona sicura, che non ha paura del confronto tra pari e non ha bisogno di imporsi con la forza, perché sa che c'è un posto per uomini e per donne con tante qualità diverse, distribuite senza criteri di genere.
    Grazie dunque a queste giornaliste e grazie a GIULIA: ci vuol coraggio ad andare contro gli stereotipi che incancreniscono, ci impediscono di crescere, mettono in un angolo almeno la metà delle risorse umane.