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Opinioni

Il peso del bikini

Andare al mare sovrappeso? Si può fare. E anche in due pezzi. Parola di "La diva delle curve", la prima blogger plus size italiana. Di [Marged Trumper]

redazione
lunedì 12 agosto 2013 08:20

La pubblicità e i media parlano incessantemente di prova costume: da aprile fino ad almeno settembre, per metà dell'anno ci fanno capire, nemmeno tanto velatamente, che se non siamo 'perfette' non potremo goderci il mare, la spiaggia, la tintarella, nemmeno la piscina.
Non si parla di una perdita di peso salutare, seguita da professionisti seri, e che non dovrebbe essere fatta per motivi estetici. Si parla di alimentare una malsana 'ansia da prestazione' tutta femminile che alle normopeso crea la dannosa rincorsa alla perfezione, e arricchisce le tasche di chi propone diete last minute. E a chi è in sovrappeso cosa provoca?
Chi è in sovrappeso pronunciato non perderà certo i suoi chili in eccesso in qualche settimana e più che essere invitata a curarsi del suo corpo si demoralizzerà, si chiuderà in casa, si nasconderà sotto abiti informi e scuri, si negherà attività salutari, favorendo l'obesità.

Chiunque storca il naso davanti alla visione di un corpo in sovrappeso e tiri in ballo la salute sta attuando una forma di ponderalismo, ossia una discriminazione sulla base del peso, con la tranquillità di usare la carta sicura della salute. Decidere di indossare un costume da bagno e andare in spiaggia indipendentemente dal peso, è, al contrario, una azione salutare se scelta in libertà.

Per questo le blogger di moda plus size americane hanno lanciato con il nome di 'fatkini' una campagna di sensibilizzazione che rivendica il diritto di godersi l'estate a qualsiasi taglia, in particolare sfoggiando bikini taglie comode. Poco prima di aprire il mio blog La Diva delle Curve, erano forse dieci anni che evitavo la spiaggia, da una vita portavo solo costumi interi e scuri e detestavo l'idea dell'estate. Chiudermi in casa ed evitare il mio corpo mi aveva fatto prendere peso e non il contrario. Piano piano, passo per passo, guardando queste ragazze ho ripreso anche io a fare una vita normale e ho messo per la prima volta in vita mia un bikini.

Dopo avere aperto il blog ho cominciato a condividere le foto di queste blogger e molte ragazze mi dicevano che comunque in Italia non si poteva mettere un bikini oltre una certa taglia e tutti avrebbero riso. In effetti, quasi nessuna pubblicava le sue foto in costume da bagno oltre la taglia 44 quasi fosse un tabù. Ho quindi deciso che non bastavano più le parole e l'anno scorso ho pubblicato la mia foto in bikini sul blog. Temevo ci fossero molti commenti negativi all'inizio, invece la maggior parte erano ringraziamenti e complimenti per il messaggio che veniva lanciato.

La prima discriminazione noi donne in sovrappeso la subiamo nei negozi di abbigliamento. Oltre la 48 non esistono bikini e i costumi disponibili sono pochi e deprimerebbero chiunque.
Quindi quest'anno ho scelto alcuni modelli con caratteristiche più alla moda e ho invitato altre due ragazze a posare con me per una sorta di servizio fotografico, quasi fosse un catalogo di costumi, ma con corpi reali, imperfetti e con parecchi kili, per dimostrare che anche questi corpi possono essere glamour. Il servizio l'ho poi pubblicato sul blog: è fondamentale che il mercato cominci ad offrire di meglio a chi è in carne come noi, così da vivere al meglio la nostra vita.

Naturalmente c'è anche chi questo messaggio non lo comprende, pensa che ostentare un fisico abbondante significhi promuovere una vita non salutare. L'ostilità deriva, in realtà, dal timore della diversità come qualsiasi altra forma di discriminazione. Ci sono alcuni studi scientifici, come quello di un team di ricercatori del Florida State College of Medicine di Tallahassee, che dimostrano che il ponderalismo provoca l'aumento di peso in chi lo subisce e non il contrario.
Dal canto mio ho deciso di dare un contributo per non subire più passivamente questa sorta di discriminazioni. In America la blogger Gabi Gregg ha già lanciato linee di costumi da bagno andate subito esaurite e questo significa che non è la richiesta del prodotto che manca, ma la disponibilità a venire incontro a chi è diverso.

In Italia c'è ancora molto da fare: accettare il proprio corpo, superando la paura di ritenersi imperfette e l'idea che l'omologazione sia un valore, è già un primo passo verso il riconoscimento dei propri diritti.

Commenti
  • Antonietta 12/08/2013 alle 11:38:00 rispondi
    Una lunga strada
    E' così, c'è ancora una lunga strada da percorrere sulla via del rispetto. Perché qui si tratta di rispetto per la diversità degli esseri umani, per i diritti di ciascuno di fare ciò che vuole e ritiene meglio per sé quando questo non leda i diritti altrui. L'odiosa discriminazione dei corpi - per cui magro = bello - grasso o non magro = brutto sempre e comunque - è molto forte nei paesi industrializzati e soprattutto in Italia. Questa visione è frutto soprattutto di un continuo lavaggio del cervello da parte dei mass media (il cervello delle donne ovviamente e poi quello degli uomini) che ha due scopi, uno più evidente, l'altro più nascosto. Il primo è quello di alimentare l'industria della moda/bellezza/prodotti dietetici/chirurgia plastica ecc. facendo sentire le donne insicure e imperfette (il senso di colpa è un'arma di controllo molto potente)
    La seconda è una forma inquietante di vera e propria misoginia, molto forte anche in Italia ma che si manifesta in forme subdole. Tranne quando non culmina nella violenza di genere. Purtroppo in questa trappola cadono sia le donne che gli uomini. Dunque sta proprio alle donne rifiutarsi di essere omologate, manipolate, umiliate nella loro diversità e nell'uso - anche in questo caso - del loro corpo. Bravissima La Diva delle Curve e coraggiosa questa sua campagna che, pur con l'apparenza e la leggerezza di un blog di moda, affronta invece temi molto profondi e di vasta portata sociale.
  • Paolo1984 13/08/2013 alle 21:10:18 rispondi
    alcune considerazioni
    va da sè che una donna grassa o magra ha tutto il diritto di mettersi il bikini se vuole.
    Dopodichè che l'obesità sia (anche) un fattore di rischio per la salute e vale anche per gli uomini è vero e dirlo non è una discriminazione..dirlo solo per umiliare qualcuno o impedirgli di uscire ovviamente è crudele e anche controproducente. Voler dimagrire comunque non è di per sè "omologarsi"..se si decide di farlo lo si deve fare in modo sano e compatibile con la propria corporatura..poi se si sta bene così è ok lo stesso e a chi ci umilia gli si sputa in faccia (metaforicamente). Ognuno ha i suoi gusti estetici ma umiliare qualcuno solo perchè non lo gradiamo esteticamente no!
    Dire che fumare fa male non vuol dire odiare i fumatori.