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La ministra Severino promette: un tribunale per la famiglia contro la violenza

Su sollecitazione di Telefono Rosa, la titolare del dicastero della Giustizia si è impegnata a esaminare i ddl già predisposti e ad aprire sul tema un dibattito in Parlamento

Adriana Terzo
giovedì 23 febbraio 2012 18:50

La ministra della Giustizia, Paola Severino
La ministra della Giustizia, Paola Severino

Roma, 23 feb - L'istituzione di un Tribunale per la famiglia potrebbe essere di grande aiuto alle donne vittime di violenza domestica e ai loro figli: la sollecitazione dell'associazione Telefono Rosa ha trovato oggi un orecchio sensibile nella ministra della Giustizia, Paola Severino, che si e' impegnata a esaminare i disegni di legge gia' predisposti e ad "aprire un dibattito sul tema in Parlamento e nella politica".

La presidente di Telefono Rosa, Maria Gabriella Moscatelli, nell'ambito di un convegno alla Camera sulla violenza domestica, ha ricordato che il numero delle donne uccise dal partner aumenta di anno in anno e che solo nei primi 40 giorni del 2012 sono state venti. Ha quindi fatto riferimento al Tribunale della famiglia di New York, "un ottimo esempio, dove le persone sono assistite a 360 gradi". Uno dei maggiori problemi che incontrano le donne che vogliono denunciare la violenza domestica, ha spiegato, e' infatti la difficolta' ad avvicinare il giudice e a individuare un luogo dove parlare del problema in tutti i suoi aspetti. Il Tribunale per la famiglia potrebbe dare una sistemazione organica alla materia, accorpando tutte le competenze, dalla decadenza della potesta' genitoriale alla separazione all'allontanamento del violento dalla famiglia.

"Studiero' il dossier su New York con interesse - ha promesso Severino - perche' vedere modelli gia' attuati altrove puo' dare la misura della praticabilita'". La ministra ha ammesso che si tratta di un "progetto ambizioso" e ha precisato di credere "nella politica dei piccoli passi", ma ha spiegato che lo stimolo provvidenziale proveniente dall'associazione e' l'occasione per esaminare i ddl esistenti e di cui aveva gia' sentito parlare in Commissione Giustizia. Uno degli ostacoli principali a un accorpamento delle competenze sui reati che riguardano la famiglia, ha spiegato infine la vice capo Dipartimento Dap del Ministero della Giustizia, Simonetta Matone, e' rappresentato dalla "potente lobby dei giudici minorili". Il Tribunale per la famiglia, infatti - ha detto - comporterebbe la scomparsa di questi giudici. "Forse e' arrivato il momento di sedersi attorno a un tavolo e decidere cosa fare" ha concluso Matone.