Ragazze da cartellone

'E mentre con il Natale arriva il calendario Pirelli... ecco come erano le pubblicità sui cartelloni estivi, nell''anno di Se Non Ora Quando. [Silvia Garambois] '

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 7 dicembre 2011
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Estate caliente? I "creativi" rispondono con pubblicità caliente: così che nell''anno delle clamorose manifestazioni di piazza delle donne, e mentre l''Onu bacchetta l''Italia perché riduce l''immagine della donna a "oggetto sessuale", sui cartelloni pubblicitari la ricetta vincente è sempre "tette e culi", con doppi sensi a rotta di collo.

A Bari la gioielleria "Giallo oro" ha inaugurato la stagione con un cartellone sei-per-tre dove di gioielli non si vede neanche l''ombra, ma alla discinta modella - è Barbara Montereale, una delle ospiti di Berlusconi alle cene di Palazzo Grazioli - è affiancato il castigato slogan: "E tu dove glielo metteresti?".

Non conosciamo invece il nome della modella del manifesto per un negozio di articoli sportivi di Cerignola (Fg), ne'' quello del "creativo" che ha inventato il doppio senso dello slogan ottenendo rilievo nazionale: "Amo l''attrezzo".






A Fuorigrotta, invece, è spuntato il cartellone della Ttt Lines, linea di navigazione Napoli-Catania: "Vesuvio ed Etna mai stati così vicini" dice la scritta che sovrasta due "enormi quanto piacevoli tette coperte da mani curate di una bellissima quanto misteriosa donna" (sic: dal sito www.qtour.it).






Ultima e non ultima la pubblicità di "Intimissimi uomo", apparsa sul territorio nazionale. Pubblicità di mutande da uomo, ovviamente, indossate però dalla top model Irina Shayk.





Ma quest''anno ai "pubblicitari tette e culi" non va così liscia: la protesta delle donne sul web - i Comitati SNOQ non perdonano - ha colpito e affondato, per cominciare, la pubblicità con Barbara Montereale. Il sindaco di Bari Michele Emiliano, infatti, ha disposto la rimozione dei manifesti; e l''allora ministra Carfagna, dal canto suo, ha sporto denuncia all''Istituto di Autodisciplina pubblicitaria.

L''Istituto, infatti, mentre si annunciavano le manifestazioni delle donne di "Se non ora, quando", ha firmato quest''anno un protocollo d''intesa con il Ministero delle Pari Opportunità e il Comitato di controllo interviene con severità sui casi segnalati.

Ne ha fatto le spese, recentemente, un "centro benessere" marchigiano, il Maya Club srl, che pubblicizzava la sua attività con un manifesto che mostrava - citiamo dall''ingiunzione del Comitato di controllo - "l''immagine di una donna in evidente sovrappeso, nuda con le braccia che coprono il seno, seduta a gambe divaricate con una bilancia posizionata tra di esse a coprire il pube. Ad avviso dell''organo di controllo la comunicazione si pone in palese contrasto con l''art. 10 del Codice, che impone il rispetto della "dignità della persona in tutte le sue forme e espressioni". La figura femminile viene infatti strumentalizzata al solo scopo di attirare l''attenzione del pubblico, veicolando di fatto una rappresentazione svilente della donna. La dignità della persona risulta offesa dalla mercificazione del tutto gratuita ed inaccettabile del corpo della donna, a cui viene riferito un claim ,"Grasso che... cala!", basato su un gioco di parole idoneo a generare una lettura del messaggio in chiave offensiva".





Stessa sorte è toccata al cartellone pubblicitario dell''impresa Italposatori srl, "Ci sono pose e... POSE", affisso nelle città di Caserta e Casagiove lo scorso maggio." Il messaggio - dice il Comitato - volto a pubblicizzare l''impresa di posa di pavimenti e rivestimenti, mostra il corpo seminudo di una giovane donna, seduta con le ginocchia che toccano terra e le gambe aperte, le braccia tese a terra a coprire il seno nudo. A fianco dell''immagine la scritta "Ci sono pose e... POSE". È evidente la carica offensiva della dignità della donna, che viene strumentalizzata quale mero oggetto di desiderio, esposto in vetrina e accostato in modo improprio al prodotto pubblicizzato, determinando la mercificazione della persona".





L''anno passato ad un''azienda di pavimenti del cuneese, la Pavesmac azienda di Peveragno, era stata bocciata la pubblicità ''Camminami sopra'' in cui il pavimento reclamizzato era combinato con l''immagine di una donna, seduta su gradini, vestita di sola lingerie e in posizione seduttiva (" Il messaggio- sostenne il Comitato - veicola il concetto che la donna è come un pavimento, e come tale va calpestata). Ma quest''anno nella nuova campagna della stessa azienda appaiono un paio di gambe inguainate in autoreggenti. Lo slogan recita: "I dettagli sono la differenza". E il Comitato provinciale SNOQ insorge: "Questa azienda attacca la dignità delle donne sapendo di farlo".

Resta infatti il problema di fondo: quando questi "creativi" incominceranno a farsi venire anche delle idee per fare pubblicità ai loro clienti?