Nasce il Manifesto per la medicina di genere

Perché il diritto alla salute delle donne e il loro accesso alle cure, lo sviluppo della medicina e della ricerca di genere, siano al centro dell’interesse scientifico e sociale.

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 14 febbraio 2012

Sex-Gender Medicine presenta il suo Manifesto, licenziato dal gruppo di studio Farmacologia di Genere della Società Italiana di Farmacologia, Equality Italia e Donne in Rete Onlus. Il documento, nei suoi nove punti, affronta le questioni di uguaglianza di genere nella scienza, esaminandone opportunità, possibilità e sostenibilità.
Perché il diritto alla salute delle donne e il loro accesso alle cure, insieme allo sviluppo della medicina e della ricerca di genere devono essere al centro dell’interesse scientifico e sociale.


Il Manifesto sarà presentato ufficialmente a Milano il 2 Marzo 2012 al Circolo della Stampa di Corso Venezia 48, dalle ore 18.00 alle ore 20.30.


Qui i nove punti in cui si struttura:



“Questo manifesto s’ispira a una serie di documenti internazionali, li integra con le esperienze italiane ed esplicita le azioni per migliorare la ricerca e l’innovazione, per sviluppare un cambiamento strutturale necessario per promuovere l’equità di genere.


1. Solide ragioni scientifiche evidenziano come le diseguaglianze di genere possono avere un impatto negativo sulla qualità della ricerca. E’ evidente che, almeno in Europa, si è fallito nel sostenere e promuovere le donne nella stessa misura degli uomini: oggi in UE meno del 20% dei posti di ricercatore senior sono occupate dalle donne. La Commissione Europea e i politici italiani, devono intraprendere iniziative per implementare l’entrata delle donne nelle posizioni apicali della scienza, inclusi i comitati che controllano l’erogazione dei fondi (sia a livello privato che pubblico), nei comitati editoriali delle riviste ecc., per raggiungere l’equità di genere nella ricerca scientifica. Si potrebbe garantire, a tal fine, che i singoli impegni di bilancio degli enti deputati alla ricerca, anticipino i costi dell’integrazione della dimensione di genere come parte del progetto di ricerca e di processo.


2. Promuovere una ricerca interdisciplinare e più bilanciata rispetto al genere. Una ricerca che sia quindi maggiormente basata su logiche di collaborazione in team (abbandonando e/o modificando i modelli tradizionali deputati alla produzione di conoscenza), finalizzata a sviluppare un sistema collaborativo e cooperativo che accolga i diversi stili di leadership, e che adotti criteri di valutazione corretti rispetto al
valore di tutte le persone coinvolte. Un’equipe di ricercatori di entrambi i generi migliora la qualità della ricerca, perché la ricchezza delle idee aumenta l’eccellenza scientifica e, l’intelligenza collettiva. Inoltre, la sensibilità di genere migliora le opportunità di stimolare il processo di ricerca basato sui bisogni degli uomini e delle donne.


3. La ricerca interdisciplinare richiede di sviluppare criteri atti a valutare il lavoro interdisciplinare. Differenti discipline usano approcci e criteri diversi per definire l’eccellenza; tutto ciò deve essere considerato in maniera da non costruire diseguaglianze fra le varie discipline.


4. Promuovere la ricerca su temi che portino benefici per entrambi i generi. Aumentare la sensibilità di genere, significa anche migliorare e stimolare il processo di ricerca.


5. Le evidenze scientifiche della differenze tra i due generi-sessi sono oramai numerosissime. Pertanto, per arrivare all’eccellenza della ricerca, i finanziatori, i valutatori, i revisori della ricerca ecc. dovrebbero chiedere ai ricercatori “se e come, il fattore sesso-genere è rilevante negli obiettivi e nella metodologia del progetto”.


6. Inserire il genere nei curricula studiorum a tutti i livelli. L’obiettivo finale è quello di aumentare la consapevolezza degli operatori sanitari sul fattore sesso-genere.


7. Garantire che i prodotti e i servizi derivanti dalla ricerca siano efficaci e sicuri, sia negli uomini che nelle donne. Dovrebbero essere inoltre valutate, per poter fornire ad entrambi i generi la migliore cura possibile, se, come e quanto le differenze di sesso e di genere evidenziate, siano rilevanti per la salute e la medicina. Ai pazienti, agli operatori sanitari dovrebbe essere data la possibilità di accedere ai dati relativi alle differenze al sesso-genere, per migliorare la consapevolezza della diversità nell’uso dei farmaci, dei medical device e di altri approcci terapeutici; costruendo anche specifici percorsi diagnosticoterapeutici di sesso-genere.


8. Creare ambienti di lavoro flessibili e che supportino in modo equo le carriere di donne e uomini. Affinché le specificità di genere siano ben gestite nei luoghi di lavoro, è necessario dare ad uomini e donne la possibilità di coniugare il loro lavoro alle aspirazioni di vita.


9. Promuovere incentivi per la ricerca di sesso-genere per arrivare all’equità della cura”.