'Stupro di gruppo all''Aquila: "Quelli mi volevano ammazzare"'

'Lo ha detto ai familiari la giovane studentessa, vittima della brutale violenza sabato scorso all''uscita di una discoteca in provincia dell''Aquila'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 17 febbraio 2012
'Roma, 17 feb - ''Ho capito che potevo morire. Quelli mi volevano uccidere''. Ha detto così la ragazza di 23 anni oggetto di una brutale aggressione nei pressi di una discoteca, in provincia dell''Aquila, la notte tra sabato e domenica scorsi. La giovane, originaria di Tivoli, ancora ricoverata in stato di choc all''ospedale San Salvatore dell''Aquila, ha parlato con i suoi familiari, si è confidata. In queste ore sta cercando di ricostruire quanto accaduto. L''avvocato Enrico Maria Gallinaro la assiste in questa "orribile vicenda che l''ha fatta diventare un oggetto", come ha detto il penalista. "Ringrazio, a nome di chi vuole veramente bene alla mia assistita, i medici dell''ospedale dell''Aquila, il pubblico ministero, i carabinieri. Tutti stanno cercando di avere il massimo rispetto". L''avvocato Gallinaro ha poi aggiunto: "La natura e la gravità delle lesioni riportate dalla giovane rendono il quadro indiziario estremamente grave. La mia assistita è stata abbandonata semi nuda e gravemente ferita, alle tre del mattino, in un parcheggio, nella neve e nel ghiaccio. E'' stato un miracolo che si sia riuscita a salvare". "La famiglia ringrazia anche il preside della facoltà di ingegneria dell''Aquila, per le parole usate. La solidarietà in questi momenti è importante - ha detto ancora il penalista - perché, anche se la giovane ha un carattere molto forte, solo attraverso l''aiuto di tutti lei potrà andare avanti". L''avvocato Gallinaro ha poi aggiunto: "Siamo fiduciosi nell''operato della magistratura e degli investigatori dell''Arma. Questa fase delle indagini è molto delicata. Invitiamo gli organi di stampa al massimo rispetto".


[b]I fatti[/b]


Una pratica sessuale estrema, con l''ipotesi della donna non consenziente, attuata con particolare violenza da uno o piu'' uomini, quindi, in quest''ultimo caso, di gruppo. E'' questa una delle piste a cui stanno lavorando inquirenti e investigatori impegnati dalla notte tra sabato e domenica scorsa ad indagare sul presunto stupro ai danni di una giovane laziale, studentessa all''Aquila, trovata al di fuori della discoteca Guernica nel comune aquilano di Pizzoli (L''Aquila), svenuta, seminuda in mezzo alla neve e in un pozza di sangue per le gravi ferite nelle zone genitali. Proprio le gravissime ferite riportate nelle parti esterne e interne, soprattutto queste ultime, avrebbero portato gli investigatori a pensare ad una situazione del genere che, naturalmente, viene vagliata attentamente insieme a tutta un''altra serie di ipotesi.

In relazione a questo, secondo quanto si e'' appreso, i carabinieri stanno ancora cercando un oggetto che potrebbe essere servito alla violenza o alla pratica sessuale [i]estrema[/i]. Sempre stando a quanto si e'' appreso, non ci sarebbe stato un rapporto sessuale tradizionale. E, nonostante lo strettissimo riserbo (forse perché si tratta di militari?), a una settimana di distanza, cominciano a trapelare le prime indiscrezioni a proposito dell''iscrizione sul registro degli indagati dei quattro giovani sospettati a vario titolo del gravissimo episodio. Innanzitutto il giovane militare campano, appartenente al 33° Reggimento artiglieria dell’Aquila, che è stato trovato vicino al punto in cui la studentessa giaceva svenuta, che ha ammesso l’atto sessuale dicendo però che lei era consenziente, altri due commilitoni, uno campano e l’altro aquilano, e della fidanzata di quest’ultimo. L’età dei quattro oscilla tra i 20 e i 22 anni. Dei quattro, il maggiore indiziato e'' il giovane militare della provincia di Avellino trovato con le camicia sporca di sangue che ha prima negato, e poi dichiarato che ci sarebbe stato un rapporto consenziente. I quattro sono stati bloccati dal gestore del locale e da due buttafuori nella notte tra sabato e domenica mentre in macchina stavano andando via con la giovane studentessa laziale che a pochi metri veniva soccorsa e trasportata dentro il locale.

I tre militari sono regolarmente in caserma. Non ci sono finora e non sono stati comunicati agli interessati e all''Esercito provvedimenti a carico dei militari. Gli inquirenti non avrebbero agito anche perche'' non c''e'' stata nessuna denuncia da parte della giovane che in ospedale, in stato di choc, domenica era stata operata per suturare le gravi ferite e che, al momento, non ricorda nulla. L''inchiesta della procura ha avuto impulso con la denuncia presentata dalla madre della vittima contro la violenza subita dalla figlia.

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