Maternità: un legittimo impedimento (per le avvocate)

'Ci sono solo quattro accordi in Italia tra Cpo dell''Ordine forense e Procure. Le più agguerrite in Irpinia: stanno monitorando la professione al femminile. [Marika Borrelli]'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 29 febbraio 2012
'

In questo periodo si sta parlando molto delle cosiddette ‘dimissioni in bianco'', ovverosia della pratica abbastanza diffusa di far firmare preventivamente, alle donne che vengono assunte, le dimissioni (senza data), rendendole effettive in caso di gravidanza e/o maternità delle interessate. I media nazionali (e GiULiA) si sono occupati della ‘clausola maternità’ nei contratti RAI.


Le dimissioni in bianco vengono spessissimo utilizzate anche in ambiti diversi dal mondo dello spettacolo e del giornalismo. Chi scrive – durante la sua pluriennale esperienza sindacale – ha potuto constatare come il fenomeno sia presente anche in realtà lavorative diverse. Anche nel pubblico impiego, dove le tutele sembrano più garantite, c’è la possibilità di scoraggiare le dipendenti dalla partecipazione a progetti di produttività e dalla distribuzione dei fondi per il lavoro straordinario, il che comporta una diminuzione del reddito rispetto a colleghi maschi a parità di contratto e anzianità - nonchè della contribuzione (con effetti sulla pensione) - e talvolta anche più di un ostacolo alla carriera. GiULiA ha anche intrapreso un’iniziativa “188 donne per la 188”.



In una situazione diffusamente discriminatoria (seppur con varie gradazioni), brillano gli esempi di buone pratiche. Come quella che stiamo per raccontarvi.
Nella mia piccola provincia (l''Irpinia), il Comitato Pari Opportunità del Consiglio dell''Ordine degli Avvocati ha da tempo intrapreso un percorso virtuosissimo in merito all''eliminazione di quegli ostacoli (organizzativi e culturali. Non normativi, per quanto la norma rimane frammentaria e dispersa) che aiutino fattualmente le donne nell''impegnativa professione forense.
In Italia, per esempio, pare che ci siano solo quattro accordi, stipulati tra CPO dei Consigli dell''Ordine degli Avvocati e Tribunali e Procure, per aiutare le avvocatesse in puerperio e maternità: Milano, Pistoia, Lamezia ed Avellino (nord, centro e ben due al sud. Benvenuti al sud!).


Il titolo dell''accordo irpino recita: “Protocollo d''intesa sul legittimo impedimento”. In pratica, si tratta di sostenere la genitorialità delle avvocatesse attraverso la richiesta di rinvio di un''udienza per motivi medici legati alla gravidanza. C''è un opuscolo con tanto di modulistica. Fantastico. Ecco un legittimo impedimento che ci piace. Il legittimo impedimento per gravidanza e puerperio allunga i tempi per la prescrizione, in modo da non diventare surrettiziamente un escamotage per furbi.



Le avvocatesse della CPO, inoltre, hanno stipulato convenzioni con strutture di accoglienza dei figli minori nel periodo estivo, nonchè hanno firmato un accordo con il Presidente del Tribunale di Avellino – le azioni positive – per assicurare la precedenza in udienze o in cancelleria alle donne in maternità, puerperio e allattamento. Spesso i giudici in udienza si ‘dimenticano’ dell’accordo, ma c’è stata sempre qualche collega avvocatessa ( il ‘soccorso rosa’!) che ha fatto valere il diritto, mai senza mugugni, purtroppo.



Al di là della viva e vibrante indignazione sullo sfascio del mercato del lavoro, le donne vanno aiutate con fatti. L’attività della dinamica e testarda squadra delle avvocatesse irpine ripeterà il monitoraggio delle donne impegnate nell''attività forense, per esempio. La loro esperienza ha indicato che pochissime avvocatesse risultano titolari di studio legale. Il principale motivo è per lo più culturale: nonostante la grande affidabilità operativa e logistica delle donne avvocato, è pregiudizio diffuso che un uomo in udienza sappia farsi valere di più. Ovviamente, esempi di donne avvocati eccelsi ne esistono davvero tanti in tutta l''Italia (vedi la stessa Severino), ma si tende ad evidenziare sempre il luogo comune sessista, purtroppo. L''esiguo numero della titolarità femminile degli studi legali ne è ampia prova.

ù

C''è anche da accrescere la presenza delle avvocatesse nel Consiglio dell''Ordine aumentando il numero delle candidate (non si può opporre un orgoglioso rifiuto al sistema delle ''quote rosa''. Per quanto fondamentalmente sbagliate, è l''unica cosa che funziona). Nelle ultime elezioni per il Consiglio dell’Ordine irpino, su 15 componenti, solo tre sono state le donne elette, e ciò dopo una pur agguerrita campagna elettorale. I pregiudizi sono duri a morire.



Le avvocatesse del CPO irpino riproporranno l''istituzione di un asilo-nido aziendale nel Palazzo di Giustizia. O, ancora, chiederanno di disciplinare con fondi ad hoc (art. 9 comma 3 della legge 53/200) il sistema delle sostituzioni in udienza: adesso è solo uno scambio di cortesia tra avvocati (il cd. intervento di conciliazione), ma potrebbe essere adeguatamente finanziato. Istituire uno sportello rosa è più difficile, anche perchè è obbligatorio coinvolgere più soggetti territoriali che attualmente soffrono per la scarsità di fondi.



In definitiva, ciò che in questi casi e per questi argomenti diventa vitale è la comunicazione: il condividere l''informazione su ciò che non funziona, ma anche su ciò che invece – come ad Avellino, Milano, Lamezia, Pistoia – funziona.



'