Londra 2012, le Olimpiadi delle donne

Olimpiadi rosa come mai. Cadono le ultime barriere alla partecipazione delle atlete nei paesi arabi, e la delegazione olimpica Usa segna il sorpasso delle donne sugli uomini (269 contro 261)

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 29 luglio 2012
E’ la prima volta nella storia delle Olimpiadi in cui tutte le 203 delegazioni hanno almeno una rappresentante femminile. A differenza di quanto accadde nel 2008 a Pechino, anche Qatar, Brunei e Arabia Saudita hanno riconosciuto alle loro cittadine il diritto di partecipare ai giochi. Una svolta epocale. Per [b]Bahiya Al Hamad[/b], campionessa di tiro del Qatar, un doppio record: prima atleta olimpica del suo paese e per di più portabanidiera. A rappresentare le donne del Brunei, c’è [b]Maziah Mahusin[/b], 19enne iscritta alla gara dei 400 ostacoli. Sembrava impossibile anche per [b]Sarah Attar[/b] (800 metri) e [b]Wodjian Ali Seraj [/b](judo, 78 kg): l’Arabia Saudita ha ceduto solo due settimane prima dell’inaugurazione, a condizione che indossassero il velo. E’ elettrizzata [b]Neda[/b], 25 anni, iraniana: numero 490 della classifica mondiale del ping pong. L’Iran schiera otto donne. E poi c’è [b]Nur Suryani Taibi[/b], Malesia, capo coperto e pancione, gareggia con la carabina, il parto è atteso il 2 settembre.



[b]Discriminazioni comunque dure a morire[/b]: protestano le atlete di Australia e Giappone: loro vincono più medaglie, ma i colleghi maschi hanno viaggiato in business, le donne in economy.



[b]Anche le italiane presenti a Londra sono aumentate[/b] rispetto alle Olimpiadi di pechino: dei 291 atleti azzurri, il 43,5% sono donne (erano il 38% nel 2008). E sono state loro a regalarci già le prime emozioni e medaglie.
Negli ultimi vent’anni il numero delle atlete olimpiche italiane è praticamente raddoppiato, ed è cresciuto il numero delle atlete mamme. Eppure la discriminazione nel caso delle italiane è eclatante: nessuna atleta azzurra, nemmeno le grandi stelle che vediamo gareggiare a Londra, può avvalersi della [b]Legge 81 [/b]del 1991 sul professionismo sportivo. “Le donne, in Italia, sono tutte dilettanti: una discriminazione assurda – dice Luisa Rizzitelli, responsabile sport Idv - che le priva di ogni diritto di lavoratrici quali sono. Dilettante è persino la fantastica Josefa Idem che taglia l’incredibile record di partecipazione alla sua ottava Olimpiade”


Nella foto di copertina Nur Suryani Taibi in gara per la prova di carabina; qui sopra Bahiya Al Hamad, campionessa di tiro del Qatar