Equo compenso, la parità che non vogliamo

GiULiA chiede che il Senato approvi la norma, già passata alla Camera. "Stupisce il parere negativo della ministra Fornero. Forse non conosce la realtà di freelance e precari"

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 30 luglio 2012
GiULiA, la rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome chiede, con la Federazione nazionale della Stampa e l’Ordine dei Giornalisti, che il Senato approvi la norma sull’equo compenso, già passata alla Camera. Stupisce il parere negativo della ministra del Lavoro, Elsa Fornero in quanto la materia sarebbe già normata nella sua riforma del lavoro, con riferimento ai lavoratori atipici.



Giulia considera rischiosa e svilente per il ruolo dell’informazione, l’assimilazione delle giornaliste e dei giornalisti al resto dei lavoratori atipici.



Evidentemente poco o nulla sa, la ministra, della realtà dei giornalisti freelance e precari il cui prodotto, frutto di ore di lavoro, è remunerato alle volte con pochi euro.



Lo dicono i dati di Inpgi, Ordine, Fnsi: il 55,25% dei giornalisti che svolgono lavoro autonomo, non guadagna più di cinquemila euro l’anno. Un dato ancora più preoccupante, per GiULiA, visto che il 42,2% dei colleghi autonomi è composto da donne. Si tratta di uno di quei casi di parità di genere di cui faremmo volentieri a meno. E lo segnaliamo alla ministra che, oltre a essere titolare del dicastero del Lavoro, ha anche la delega sulle Pari Opportunità.