'E Sarmi cancellò l''assegno al bebé'

Alle Poste come alla Fiat i "risparmi" sul costo del lavoro si vogliono fare sulla pelle delle donne: discriminate anche per la maternità. Di [Silvia Garambois]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 31 agosto 2012
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La nuova “idea” dei manager, per rosicchiare ancora un po'' di risparmio sul costo del lavoro, è quella di togliere i soldi in busta alle neo-mamme: da Fiat alle Poste – quindi dal privato al pubblico, visto che le azioni di Poste italiane sono detenute al 100% dal Ministero dell''Economia - l''assenza (obbligatoria) per maternità, è diventata un peso da alleggerire pronto-cassa.



Stavolta la ministra Elsa Fornero, che oltre che del Lavoro è responsabile anche delle Pari Opportunità, non ha potuto tirarsi indietro: Poste italiane, che vanta pubbliche onorificenze sul fronte dell''impegno contro le discriminazioni di genere, anche per la grande presenza di postine che sono il 53% dei dipendenti (ha avuto il riconoscimento “Stesse Opportunità - Nuove Opportunità”), a metà giugno ha cassato dalle buste paga delle neo-mamme i 140 euro annui di “bonus presenza”. Con buona pace del “bollino rosa”!



Tra l''altro anche i metodi utilizzati da Poste richiamano i peggiori vizi di certa classe industriale: l''accordo del “taglio”, infatti, è stato firmato solo da alcune sigle sindacali, che rappresentano poco più del 20% delle lavoratrici e dei lavoratori. Anche per questo Cgil e Cisl si sono rivolte direttamente alla ministra Fornero, perché venisse ristabilita giustizia contro una discriminazione insopportabile.



E'' tempo di riflettere su queste aziende di proprietà dei cittadini – dai treni alle poste - che hanno scordato la loro missione di servizio pubblico in nome dell''attivo di bilancio, facendolo gravare interamente da un lato sugli utenti, con disservizi ormai cronici, e dall''altro sulle lavoratrici e i lavoratori. Certo, ci sono stati tempi non lontani di sprechi scandalosi: ma l''alternativa è davvero quella di punire chi utilizza i servizi e chi ci lavora?

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