Le storie di Zanele in uno scatto

Il suo documentario sullo "stupro correttivo" alle donne lesbiche in Sud Africa le è valso un premio al Some Prefer Cake: ritratto di Zanele Muholi. Di [Rosa Leanza]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 28 settembre 2012
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Standing ovation per Zanele Muholi al Some Prefer Cake il Festival
di cinema lesbico di Bologna, giunto alla sesta edizione dove
l''artista nera sudafricana ha portato una mostra di fotografie ed
un documentario che denunciano l''orrenda pratica dello stupro
correttivo perpetrato nei confronti delle donne che apertamente
vivono la loro sessualità lesbica in Sud Africa.
Fino al 20 ottobre sarà possibile visitare la mostra al
Quadriportico dell''ex Ospedale Roncati, antica sede del manicomio
Psichiatrico, luogo simbolico della coercizione alla normalità per lesbiche, gay e trans.



La Visual ARtVist, come lei si definisce, conosce bene tutte le
donne che fotografa e la ricerca dello scatto giusto arriva dopo
una reciproca conoscenza nella consapevolezza che "dietro ogni
sguardo c''è una vita". Zanele non usa luce artificiale per le sue
foto perchè troppo costosa, le case delle lesbiche ritratte
raccontano la povertà estrema in cui vivono un''esistenza che è una
continua sfida per il criminale clima di odio che per molte di
loro ha significato stupro e morte.



Intensa come le sue foto Zanele risponde lungamente alle domande
sospinta dalla disperazione di tutte le lesbiche nere che vivono
l''emarginazione in un mondo che nega il loro desiderio ed il loro
diritto alla felicità e che hanno bisogno di aiuto.
Il maggior numero di foto presentate al Quadriportico fanno parte della serie "Faces and Phases" un progetto coltivato da anni ed ancora aperto chiamato Archivio del presente, centinaia di primi piani in bianco e nero dove le donne ritratte esprimono forza bellezza ed erotismo. Parecchie di loro sono state uccise.



"Difficult love" è il documentario girato nel 2010 e commissionato
dal South African Broadcasting Corporation un canale nazionale.
È il resoconto di vite vissute in un clima di costante minaccia e pericolo a causa dell’orientamento sessuale delle protagoniste la visione del documentario è un pugno nello stomaco che scuote e commuove.



L''artista confessa di avere un rapporto molto fisico con la sua
macchina fotografica, una Pentax che non abbandona mai, e che si è arresa al digitale perché l''analogico è più costoso.
Zanele tiene corsi di fotografia per le donne ed utilizza materiali facilmente reperibili come i lucidi sacchi neri della spazzatura.
Zanele è una artista-attivista che rischia costantemente la vita
per il suo lavoro che denuncia la bestialità di un crimine diffuso
ad ogni parallelo, sosteniamola!

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