'La strage delle donne nel quartiere dell''Ilva'

'Non solo tumori. Il dato più allarmante nella perizia della gip Todisco che indaga sull''acciaieria: a Tamburi i decessi per traumi, suicidi e omicidi sono il doppio che nel resto di Taranto. Di [Adriana Terzo]'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 13 ottobre 2012
'[b]La guerra dei numeri, l''hanno chiamata.[/b] Quella di Clini contro Bonelli, quella della Procura contro l''azienda. Eppure, a Taranto, ci sono dei dati - gli stessi consegnati alla magistratura per la perizia sull''Ilva - che raccontano di un''altra, altrettanto drammatica realtà. E cioè che le donne del quartiere Tamburi, 30mila persone a ridosso delle acciaierie, non muoiono solo per i tumori provocati dall''inquinamento, ma anche per [i]traumatismi ed avvelenamenti[/i]. Vale a dire per suicidi, omicidi, annegamenti, incidenti domestici, cadute accidentali. Un dato forse più allarmante degli altri se consideriamo che questa percentuale è addirittura del 200%. Il che, tradotto dalla fredda statistica, significa che le donne di Tamburi muoiono - per cause violente - il doppio di tutte le altre concittadine di Taranto. Se perché si suicidano o perché vittime di incidenti stradali non è specificato.



Ma andiamo con ordine. Qualche giorno fa si sono scatenate polemiche a non finire dopo la diffusione dei risultati del progetto [i]Sentieri[/i] realizzato dal ministero della Salute e dall''Istituto Superiore di Sanità, sulla mortalità per inquinamento in 44 siti italiani classificati per il loro degrado ambientale. Dati - relativi al periodo 2000-2004 - già pubblicati. Mancavano quelli più recenti, relativi al 2005-2008, annunciati ma mai resi noti ufficialmente. Ci ha pensato il leader dei verdi, Angelo Bonelli, a spiattellarli al pubblico. Una falsa mossa che ha portato il ministro dell''Ambiente, Corrado Clini, a querelarlo poiché reo di aver generato “allarme tra la popolazione”. Anche il ministro della Salute, Renato Balduzzi, si è molto arrabbiato per l''indebita diffusione di quei numeri. Ed è dovuto correre ai ripari affermando che si trattava di dati [i]provvisori[/i] che sarebbero stati “completati nelle prossime settimane”. Ma cosa dicono questi numeri? [b]Che a Taranto si muore di più che in tutta la Puglia:[/b] del 24% per i tumori del fegato e dei polmoni, del 38% per i linfomi, e addirittura del 306% per i mesoteliomi.



Ma ora, sul tavolo dei ministri, c''è un nuovo studio. Si tratta di una più recente ricerca, [i]Studio di coorte sulla mortalità e morbosità nell’area di Taranto,[/i] apparsa sulla rivista [i]Epidemiologia e prevenzione[/i], realizzata dal Dipartimento di epidemiologia Servizio Sanitario Regionale Lazio, dall’Università degli Studi di Napoli Federico II e dall’Università di Firenze. Lo studio è stato [b]inserito nella perizia dell''inchiesta sull''Ilva[/b] che ha convinto la gip Patrizia Todisco a firmare l''ordinanza di chiusura di alcuni impianti dell''Ilva e a bocciarne il piano di interventi immediati.


[b]
Dati shock più allarmanti di quelli di [i]Sentieri[/i][/b]: la mortalità nei quartieri limitrofi all''area industriale registra eccessi, rispetto al resto della città, che raggiungono il 42% per i tumori maligni, il 28% per le malattie cardiovascolari ed il 64% per le malattie respiratorie. La ricerca è stata condotta su un campione numeroso: 321.356 persone di cui 157.031 maschi e 164.325 femmine, residenti dal 1998 al 2010 nei comuni di Taranto, Massafra e Statte. Nella tabella 6 della ricerca si legge che le abitanti di quest''area, rispetto alle loro concittadine, muoiono il 15% in più per malattie cardiovascolari; il 39% in più per Broncopneumopatia; il 57% in più per malattie renali. Infine, per [i]Traumatismi ed avvelenamenti[/i], la mortalità è più del doppio.


[b]
Numeri inquietanti. Come si spiegano?[/b] “C''è sempre un nesso diretto tra spazio e malessere - spiega Anna Simone, docente di Sociologia all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e autrice di diversi libri sulle questioni di genere - che però non assocerei alla condizione di disagio economico del quartiere ma al rapporto che intercorre tra la buona vita e un buono spazio. Se penso a Tamburi mi vengono in mente nubi tossiche, periferia, borgata dormitorio. Un esterno difficile da vivere. E anche la casa può essere vissuta, soprattutto per chi non lavora, come una prigionia. Insomma un incubo, dentro e fuori”. Domanda alla magistratura e alle autorità competenti: non sarebbe il caso di indagare più approfonditamente sui motivi per cui tante donne muoiono per cause violente a Tamburi?'