Uguaglianza: la Francia ci prova

'Un governo 50 e 50, seminari di genere per i ministri, e un abbecedario dell''eguaglianza in tutte le scuole. E sui media contrasto agli stereotipi sessisti. Di [Alessandra Mancuso]'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 2 dicembre 2012

Uguaglianza, la Francia ci prova. Mantenute le promesse elettorali di Hollande: governo 50 e 50, una ministra per la parità, Najat Vallaud-Belkacem, un alto funzionario all’eguaglianza nominato in ogni ministero, i ministri tutti che hanno partecipato a un seminario sul tema, nomine di genere tra gli alti funzionari che hanno visto la presenza delle donne passare dal 17 al 28%. E poi, tra i primi provvedimenti approvati, rimborsi al 100 per cento dell’interruzione volontaria di gravidanza e contraccezione gratuita.



Il 30 novembre il governo ha insediato un Comitato interministeriale per i diritti delle donne.

Obiettivo: combattere le discriminazioni. Gap salariale del 25% (di cui un terzo a parità di lavoro), solo il 39% dei dirigenti a fronte del 62% di occupate non qualificate, quattro ore al giorno di lavoro domestico contro le due degli uomini, e il 2% delle francesi vittime di violenze fisiche o psicologiche in ambiente domestico secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sulla criminalità.



Il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il presidente Hollande ha annunciato un progetto di legge sui diritti delle donne entro il primo semestre del 2013.



La ministra Najat Vallaud-Belkacem, che è anche portavoce del governo e si definisce “femminista”, è convinta che la lotta alle ineguaglianze passi però soprattutto attraverso un cambiamento di cultura e mentalità. Sono gli stereotipi la causa delle violenze sessuali, del fatto che le donne si indirizzino verso attività meno remunerative rispetto agli uomini, o che si facciano maggiormente carico dei lavori domestici.



Da qui un piano che punterà soprattutto sulla formazione: formazione degli insegnanti e degli studenti, con un “ABCD dell’uguaglianza” che sarà sperimentato inizialmente in cinque accademie. In futuro, è previsto un modulo di formazione all’uguaglianza e alla decostruzione degli stereotipi obbligatorio nelle scuole magistrali, che preparano gli insegnanti. Mentre per gli studenti un “apprendimento dell’uguaglianza” avrà luogo dalla fine della scuola materna alla fine della primaria.E diventerà effettiva l’educazione alla sessualità per “apprendere l’eguale dignità e il rispetto tra i sessi”.



Ma formazione anche delle figure professionali a cui si rivolgono le donne vittime di violenza (poliziotti, magistrati, medici, assistenti sociali).



E poi i media. In questo campo il piano punta alla “sensibilizzazione”. Il Consiglio superiore dell’Audiovisivo dovrà vigilare sulla “promozione dell’immagine della donna e contrastare la diffusione di stereotipi sessisti e immagini degradanti. France Television, la televisione pubblica, è chiamata ad assicurare una migliore rappresentazione di genere tra gli esperti interpellati nei programmi e a diffondere lo sport femminile. Stessa sollecitazione alla pubblicità.



Certo, si tratta più che altro di un appello alla “buona volontà”. E, altro limite del piano, le misure strutturali sono ancora da negoziare tra le parti sociali: dalla fissazione di un orario minimo del part-time, utilizzato soprattutto dalle donne, alla riforma del congedo parentale giudicato troppo lungo e fattore di allontanamento dal mercato del lavoro. Un congedo ancora quasi esclusivamente preso dalle donne. Il governo propone che il periodo sia ridotto (dura tre anni), che sia meglio remunerato e che una parte venga preso dai padri o, in alternativa, sarà perduto.



Infine è atteso nei prossimi giorni un decreto per fare applicare la legge sull’eguaglianza salariale nelle aziende: finora il controllo è stato aleatrorio. Ora, il governo francese vuole mettere in campo un controllo sistematico: le aziende dovranno inviare alle direzioni regionali del lavoro il loro “piano per l’uguaglianza” che sarà verificato in modo costante. Se non rispetteranno l’obbligo, previste multe fino allì1% della massa salariale