Casalinghe di ritorno

Nel giorno dell’approvazione dell’equo compenso la storia di una collega freelance, che ha dovuto scegliere di lasciare la professione. Di [Iaia Deambrogi]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 4 dicembre 2012
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Da due anni sono una casalinga di ritorno, da quando mio marito è stato licenziato in tronco. Me lo ha telefonato subito, appena successo, per sentirmi vicina quella volta come tante altre. In quel momento preciso ho capito che solo io potevo fare da colla a tutti noi, io lui e i nostri due figli ed evitare che il mondo ci cadesse addosso. Era il 31 gennaio 2011. Abbiamo vissuto per 13 mesi con il sussidio di disoccupazione, i risparmi li avevamo usati pochi mesi prima per ristrutturare casa.



Ma il problema non erano i pochi soldi. Il problema era che il lavoro non c''era. Né io, giornalista free lance, né mio marito eravamo più necessari al mondo del lavoro. Eravamo finiti fuori dal giro del lavoro.



Come faccio a raccontarle cosa vuol dire per due cinquantenni, colti, intelligenti di buona presenza, trovarsi di colpo poveri? Con una cosa semplice. Per i 24 anni di mio figlio gli ho preparato una torta, di pane e albicocche che ai primi di luglio costano niente.

Poche cose e molto impegno per fargli festa. Per stare insieme noi quattro. Io, il mio ragazzo, i nostri bambini. La nostra famiglia.

Intanto nessuna risposta, lo sguardo si perde nel vuoto.

Poi, per caso, propongono una piccola collaborazione a mio marito. E da cosa nasce cosa. Lo conoscono, scoprono quelle doti che mi fanno innamorare di lui sempre da 34 anni. Capace, sorridente, gentiluomo, abile, colto, curioso, forte e rassicurante. Vero.

Gli propongono un contratto più lungo, impegnativo, dove finalmente tornerà a mettere a frutto le sue doti.

Accettare subito, il sussidio sta scadendo. È necessario.



Ma il lavoro è in Irak. La decisione arriva il 25 febbraio 2012. Mio marito parte il 1° marzo, 13 mesi dopo essere stato licenziato in tronco. Destinazione Erbil, capitale del Kurdistan irakeno.

La nostra vita si capovolge e io decido che non sarò più giornalista o altro, mi butto a capofitto nell''essere, per scelta certa e determinata, moglie e mamma.



Mio figlio, 25 anni, fa il giornalista. Mia figlia ha quasi 15 anni e nei primi 20 giorni di liceo ha preso 2, 3 e 4, rispettivamente in latino, storia e geografia.

Devo fare la mamma, la casalinga, perché loro possano superare i problemi.

Il prezzo della mia rinuncia? Il bene che mi vogliono.

Per finire in gloria, mio marito mi ha appena detto che il suo contratto è confermato fino a tutto il 2018.

Adesso devo davvero inventarmi come tenere insieme la nostra famiglia. Questo è lavoro.


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