Musica, cosa da donne

Le musiciste dicono basta alle discriminazioni. Due iniziative per lottare contro lo spreco dei talenti femminili in ambito artistico. Di [Maria Teresa Manuelli]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 8 dicembre 2012
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Silenzio in sala, entra... la mamma. È l''Orchestra Femminile Italiana, fondata nel 2006 dall''incontro e dall''amicizia di 33 musiciste professioniste.
Nata per contrapporsi a una realtà lavorativa che prevede solo uomini nei ruoli principali e meglio retribuiti, con i loro pregiudizi e, soprattutto, con le loro regole. “Abbiamo voluto creare un lavoro a misura di donna – spiega Paola Diamanti, violinista e portavoce dell''orchestra. La nostra professione ha orari assurdi, per cui si esce presto al mattino e si torna tardi la notte, e ti mette in difficoltà con la famiglia. Nella nostra orchestra siamo quasi tutte madri, ma abbiamo fatto di questo la nostra forza: per noi è normale portarci dietro i figli durante le prove o le trasferte, basta organizzarsi. In una compagine prevalentemente maschile non sarebbe stato possibile. Quando lo fai ti guardano male, come se la maternità fosse una cosa avulsa dalla vita e da nascondere”. Così capita che quando i concerti sono di sabato o di domenica e non si sa come sistemare i bambini, si organizzano delle macchinate comuni e si prende tutte insieme una baby sitter per intrattenere i piccoli. Come a Carnevale: mentre le mamme suonavano, i bimbi si divertivano a una festa mascherata in una sala del teatro.


Tutte amiche, tutte che la pensavano allo stesso modo, sei anni fa hanno incontrato Roberto Giuffrè, l''attuale direttore musicale. Assieme al direttore artistico, Giulio Castagnoli, è l’unico elemento maschile. “È un validissimo elemento – lo giustifica Diamante. Non volevamo noi discriminare un talento solo perché appartenente all’altro genere. Ma non escludiamo un domani di avere una direttora donna”.


Come è nata l''idea? Molte di loro venivano da esperienze nell’Europa dell’Est, dove la professione di musicista è molto femminile. “Sotto il regime comunista – spiega Diamante – l’opinione pubblica si è abituata a una perfetta parità dei ruoli, dalla musicista alla muratora, esattamente retribuiti e considerati allo stesso modo. In Italia, invece, esistono ancora molte barriere culturali. In un’orchestra di sole donne ci troviamo più a nostro agio: tra donne c’è sempre una sorta di complicità e aiuto reciproco, pur essendo molto perfezioniste nel nostro lavoro”.


A dicembre dello stesso anno di costituzione le artiste hanno tenuto il primo concerto nel teatro comunale di Casale Monferrato (Al). Anche se quasi tutte le musiciste sono di Milano e dintorni solitamente suonano in Piemonte, poiché lì hanno i principali sponsor. Già gli sponsor, il vero problema, sia che si voglia intraprendere nuovi progetti sia che si cerchi semplicemente di far sopravvivere quelli esistenti. Il poter esprimere il proprio talento per una donna è soggetto non solo a discriminazione, ma anche al generalizzato (e parificante) problema del reperimento o meno di committenti. Condizione che spesso tronca le gambe anche ai talenti più meritevoli, donne o uomini che siano. Anche perché le musiciste e i musicisti in Italia non hanno diritto all''assegno di disoccupazione e, come se non bastasse, con la nuova riforma del lavoro tra un contratto e l''altro devono passare 60 giorni. Un bel problema per chi vive di ingaggi da pochi giorni al mese. Dal 1 gennaio 2012, inoltre, l''articolo 3 della legge del 2010, vieta a tutti i dipendenti delle 14 Fondazioni lirico sinfoniche, le prestazioni anche gratuite al di fuori dell''istituzione musicale di appartenenza, in assenza del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro della categoria. E così chi ha la fortuna di avere un lavoro stabile deve rinunciare a nuove iniziative, anche a quelle intraprese per puro diletto. Nonostante le difficoltà, le artiste dell’Orchestra Femminile Italiana hanno messo a punto un progetto dedicato alle donne e al loro talento e che prenderà vita appena qualche committente darà loro la possibilità di esprimerlo.


In un’altra parte d’Italia, un’altra associazione femminile si batte per la stessa causa di uguaglianza. Nella speranza che qualcosa cambi nel panorama delle arti dello spettacolo, almeno contro la discriminazione che tiene lontane le donne dall’accesso alle istituzioni culturali, accademiche e universitarie e penalizza i talenti e le doti femminili. La Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica di Fiuggi (Fr) ha promosso da pochi giorni una petizione rivolta a tutti i governi della Ue per far assumere la risoluzione del Parlamento Europeo del 10 marzo 2009 affinché le donne abbiano uguale accesso e pari opportunità nelle arti dello spettacolo. (Qui il link per firmare:
http://www.gopetition.com/petitions/wimust-%E2%80%93-access-and-equal-opportunities-for-women-in.html)


Due iniziative che ci auguriamo abbiano il successo che meritano. Perché anche l’arte, come tanta parte della cultura italiana, non sia privata del talento delle donne.

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