Albanese, le donne e i soliti cliché

'Anche nell''ultimo, attesissimo film "Tutto tutto, niente niente" del bravo attore, si riproducono gli stereotipi di sempre. Con il rischio di perpetuarli. Di [Adriana Terzo]'

globalist syndication

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Redazione 11 dicembre 2012
'Ci si prepara al Natale e per il cinema l''occasione è talmente ghiotta che neanche un fuoriclasse come Antonio Albanese ci ha voluto rinunciare. E così, a quasi due anni dall''uscita di [i]Qualunquemente[/i] ed ancora per la regia di Giulio Manfredonia, arriva l''attesissimo [b][i]Tutto tutto, niente niente[/i][/b] che prova a raccontarci “l''osceno che ci circonda”. Vale a dire i cambiamenti del nostro Paese attraverso le mutazioni antropologiche di alcuni personaggi, modello ed espressione di questa realtà, e ormai armamentario dell''ultra ventennale carriera del grande attore brianzolo di origini siciliane. Torna il rozzo politicante Cetto La Qualunque, dunque, e lo spinellaro hippy Frengo Stoppato mentre la [i]new entry[/i] è affidata allo scafista veneto Rodolfo Favaretto che commercia in migranti e sogna la Secessione con annessione all''Austria.



Stavolta, però, a differenza di [i]Qualunquemente[/i] che altro non era che la gag televisiva di Cetto La Qualunque sbrodolata per il grande schermo, l''attore sembra aver voluto puntare molto più in alto. [b]Un''ambizione in parte realizzata[/b] grazie ad una maggiore unità di racconto e nonostante una trama esagerata e situazioni al limite del grottesco. Il tutto condito da una tale esplosione di scenografie, costumi e location che faranno di sicuro fruttare lustro e quattrini alla nuova pellicola, in uscita il 13 dicembre.



Peccato che il film riproduce - purtroppo - alcuni degli stereotipi più abusati da una certa filmografia quando deve rappresentare una donna. E lo standard è sempre lo stesso sia che si tratti dell''ultimo lavoro di un grandissimo artista come Antonio Albanese (autore del soggetto e della sceneggiatura) o del classico cinepanettone natalizio: [b]una donna-merce, oggetto sessuale, corpo da macelleria.[/b] Una donna, come al solito, meglio definita - testuale dal film, in una scena con Cetto – [i]troiona[/i]. E se per descrivere un certo mondo della politica il ricorso alle [i]escort[/i] sembra quasi inevitabile (Berlusconi [i]docet[/i]), appare meno congruo giocare ed insistere con il medesimo luogo comune anche nel caso della moglie del razzista Olfo, rigorosamente abbigliata con indumenti sud tirolesi o qualcosa del genere la quale, sola e stufa di guardare la tv, (finalmente) si porta a letto tre fustacci di colore, ovvero i migranti clandestini con cui il marito traffica - dice lui - per affrontare la crisi. O con quello della mamma e della sorella di Frengo, tutte chiesa e acquasantiere. Come a confermare un doppio, ulteriore cliché: le donne? Tutte sante o puttane, meno mia madre e mia sorella.



Alla presentazione del suo lavoro, una conferenza stampa allestita al Nuovo Sacher con il folto cast – tra cui Fabrizio Bentivoglio e Lunetta Savino - e gremita di giornaliste e giornalisti, abbiamo posto la domanda ad Antonio Albanese. Alla quale l''attore ha così risposto: ”Sono molto legato a questi temi ed è proprio per il grande rispetto che ho per le donne che io denuncio tutto questo. I tre sono personaggi negativi, ridicoli, non sono dei gladiatori. Per me, anzi sono l’opposto. Io la penso come lei, assolutamente, ma forse di più. Proprio per questo mi sono impegnato a rappresentare queste mostruosità. E l’idea di un uomo capace di queste azioni purtroppo esiste. Forse io sono aggressivo, lo so, ma è un mio modo di denunciare questi comportamenti che trovo inauditi. Le assicuro che [b]io non amo Cetto[/b], Cetto è una rappresentazione completamente diversa da me, completamente negativa come lo sono Frengo, e Favaretto che rappresenta una fauna che io odio totalmente. Per me è sottinteso che l’idea che una donna non possa attraversare una piazza perché viene anche solo derisa, è una cosa che mi fa impazzire, mi manda in tilt”.



Il punto però è che, secondo noi, [b]riproducendo senza contrapposizioni sempre lo stesso stereotipo, si rischia di perpetuarlo[/b]. Che è ciò che è successo e succede alla nostra Cultura. Vi risulta che in una qualunque commedia non si faccia ricorso sempre, ineluttabilmente, alle strafigone sculettanti senza testa né pensieri? A noi pare che da quel modello lì, in Italia, non si esce. Ed è un peccato perché anche stavolta, una delle migliori teste pensanti della nostra cultura – l''artista/operaio, regista di tre film con una regia pure alla Scala, autore di decine di testi teatrali, scrittore di sei libri – si è persa un''occasione. Un''attenzione di genere che, forse, avrebbe anche giovato al suo film.



Ci duole, infine, riportare per dovere di cronaca che Lunetta Savino - nel film madre di Frengo ossessionata dal miraggio di far diventare suo figlio beato - alla nostra richiesta e alla risposta di Albanese, non ha battuto ciglio. Rispondendo, più tardi, amabilmente, ad una domanda sul suo personaggio ed a quanto sia stato piacevole lavorare con Albanese. Lunetta è tra le fondatrici di [b]Snoq[/b], [i]Se non ora quando,[/i] insieme alle sorelle Comencini. Ci dispiace che sia andata così. '