Lecce, stop centro antiviolenza. Senza ragioni

Il centro - 700 accessi in un anno - non grava sulle casse comunali. Il sindaco Perrone non ha neppure voluto ricevere la presidente Toto. Di [Roberta Grima]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 10 gennaio 2013
'

Il comune di Lecce, chiude il centro antiviolenza Renata Fonte. Dopo 14 anni di lotte contro abusi e maltrattamenti verso minori e donne, colmando una lacuna della politica sociale che spetta all’amministrazione leccese, quest’ultima decide di chiudere l’associazione, dove 13 addette prestano la loro opera come volontarie, per difendere i diritti umani e la dignità della persona.


La notizia e'' arrivata come un fulmine a ciel sereno, la stessa presidentessa del centro, Maria Luisa Toto è incredula, soprattutto perché non conosce la ragione di questa decisione da parte del governo cittadino, che si e'' limitato a recapitare una lettera, a firma della dirigente comunale Annamaria Perulli, che comunicava la decisione di chiudere il centro, senza aggiungere alcuna motivazione. Da escludere , secondo Toto, ragioni economiche, visto che l’associazione non grava sulle casse di Palazzo Carafa. Le persone che lavorano sono volontarie, inoltre il centro Renata Fonte non avrebbe stipulato alcun contratto con il comune, né le operatrici del centro sono dipendenti comunali.

L’unico costo per il governo leccese, sarebbe un rimborso spese di qualche centinaia di euro mensili.


Eppure il sindaco ha stabilito la chiusura, nonostante il centro antiviolenza vanti risultati eccellenti, con 700 accessi in un anno, da parte di donne vittime di aggressioni. Da Palazzo Carafa però, non arrivano risposte, nonostante la presidentessa riferisce di aver cercato e chiesto più volte un incontro con il sindaco Paolo Perrone.
Per ora il centro resta operativo, in gioco ci sono tante vite umane di donne picchiate, violentate, che non possono avere la porta chiusa in faccia?
Continueremo a lottare – ha detto Maria Luisa Toto, che con forza chiede una risposta da parte del sindaco che deve lui per primo, rispettare – dice la presidente – le donne, diversamente non merita di ricoprire il ruolo di primo cittadino. Perché – conclude - chi non rispetta le donne, non ha rispetto neanche per il mondo.

'