Il ministro è incinta!

'Come orientarci nella babele di iniziative personali sull''uso di un taliano non sessista? Vademecum per non discriminare (ancora) le donne. Di [Adriana Terzo] '

globalist syndication

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Redazione 12 gennaio 2013
'Su Repubblica di qualche giorno fa, in prima pagina, campeggiava a sette colonne un occhiello che rimarrà nella storia. Almeno in quella del linguaggio di genere: “Scontro sulla Lombardia. Le magistrate di Milano: offese dal Cavaliere”. Attenzione: [i]le magistrate[/i]. Il riferimento era all''ennesimo sproloquio dell''ex presidente del Consiglio che, ospite da Lilli Gruber, aveva apostrofato le tre giudici Gloria Servetti, Nadia Dell’Arciprete e Anna Cattaneo del tribunale civile di Milano come “tre giudichesse femministe e comuniste” colpevoli, a suo dire, di aver accordato alla ex moglie Veronica Lario, tre milioni di euro al mese di alimenti. Ora, a prescindere dalla volgarità e dall''ennesimo vergognoso attacco di B. nei confronti di tre serie professioniste, ci sembra quasi rivoluzionaria la scelta del quotidiano diretto da Ezio Mauro. Per la prima volta, uno dei più popolari e diffusi giornali italiani si lancia nella [i]durissima[/i] battaglia per l''affermazione della lingua italiana sapendo, come ricorda la scrittrice afroamericana Bell Hooks, che il [b]linguaggio è [i]anche un luogo di lotta[/i][/b].



Ironia a parte, la cosa che ci ha colpito di più è che il racconto della vicenda, ovunque sui vari media – tv, radio, web, giornali – è stato un tripudio di storture e aberrazioni linguistiche. Tutto, pur di non usare la magica parolina [i]magistrata[/i]. La [i]giudice[/i]. La [i]pm[/i]. Ricalcando, a pochi giorni di distanza, la stessa caparbia dabbenaggine nei confronti di Rita Levi Montalcini, la popolarissima scienziata che ci ha dolorosamente lasciato lo scorso 30 dicembre. Inutile chiedersi perché il sito del GR scrive [i]senatrice[/i] e lo speacker dello stesso GR, pochi minuti dopo, dice [i]senatore[/i]. Perché suona male? Perché non si conosce abbastanza la nostra lingua? Perché non abbiamo ancora l''abitudine a declinare le cariche al femminile? Perché sennò chissà cosa si mettono in testa le donne? Per la cronaca, sulla lapide di Montalcini è stato composto: [b]Professoressa Rita Levi Montalcini – premio Nobel 1986 – senatrice a vita[/b]. Evviva.



A questo punto appare evidente la necessità di trovare una concordanza. Sul nostro sito di Giulia, per esempio, ma anche tra noi operatrici ed operatori della comunicazione. Soprattutto, tra noi giornaliste e giornalisti. E se provassimo a buttare giù [b]un breve vademecum[/b] che ci aiuti ad orientarci così come ci chiedono tante colleghe? Non una carta, di difficile applicazione e per questo poco utile, ma semplici consigli a ricordare le antesignane e sempre attualissime [i]Raccomandazioni[/i] che Alma Sabatini già suggeriva 25 anni anni fa. Naturalmente utile per chi, come noi, è d''accordo con il presupposto che la lingua e il linguaggio costituiscono - insieme ad altri - un fondamentale strumento lungo la strada della reale parità dei sessi. Anche perché diciamolo: continuare a leggere frasi come [i]il ministro è incinta [/i]oltreché a far ridere, non rende davvero giustizia dei milioni di donne che nel mondo si sono faticosamente guadagnate un posto in prima fila. Senza scorciatoie.



[b]Vademecum per l''uso di un italiano corretto (con attenzione di genere)[/b]



1. Usare il femminile dei titoli professionali in riferimento alle donne (magistrata, sindaca, avvocata)

2. Evitare l''articolo davanti ai cognomi femminili (Montalcini e Camusso)

3. Inserire l''articolo nei sostantivi epicéni (la giudice, la presidente, la parlamentare)

4. Includere il femminile nelle sigle istituzionali (l''Ordine delle giornaliste e dei giornalisti, l''Ordine delle avvocate e degli avvocati)

5. Evitare l’uso del solo maschile includendo il femminile, almeno una volta, nella stesura di un articolo, di un documento o di un reportage (le immigrate e gli immigrati, le operaie e gli operai, le colleghe e i colleghi)

6. Evitare l''uso unilaterale dei sostantivi maschili [i]collettivi[/i], ad esempio preferire espressioni come “I diritti della persona” piuttosto che “I diritti dell’uomo”

7. Sostituire la parola “[i]Membro[/i] dell''organizzazione...” con “[i]Componente[/i], aderente, affiliata, associata all''organizzazione..."

8. Evitare, parlando di eventi legati alle donne, dettagli/gossip sul tipo di abbigliamento e stereotipi legati al genere. Esempio: la cancelliera tedesca Angela Merkel, arrivata martedì ad Atene, [i]indossa la stessa giacca verde chiaro[/i] che indossava la sera del 22 giugno (dal corriere.it)

9. Suggerire, ogniqualvolta sia possibile - anche nelle decine di mail che riceviamo tutti i giorni - l''uso di una lingua non sessista ma femminilizzata come indicato in questo breve vademecum ispirato alle [i][b]Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana [/b][/i]di Alma Sabatini.

10. [b]Tenere sempre alta l''attenzione sulla questione[/b] ricordando che la lingua esprime il nostro pensiero rispetto alla realtà, e che veicola e rafforza gli stereotipi ponendo la donna, molto spesso sui media, in una posizione di non parità rispetto all''uomo. La stessa attenzione è necessaria anche quando parliamo e ascoltiamo nonostante questo comporti qualche fatica in più, sia in termini di energia che di tempo.



[i]Vogliamo suggerire qui, anche se in modo schematico, alcune riflessioni utili per chi scrive su casi di [b]Femminicidio[/b].[/i]



1. Identificare la violenza maschile sulle donne secondo le indicazioni contenute nella [b]Convenzione No More![/b] cui anche GiULiA ha aderito, seguendone attentamente le raccomandazioni.

2. Utilizzare un linguaggio libero da [b]pregiudizi e stereotipi[/b] per una informazione corretta e non scandalistica. Evitare, quindi, di riportare le esternazioni del femminicida - colui che stupra o uccide una donna in quanto tale - con frasi che ne attenuino e ne giustifichino le responsabilità (“L''ho uccisa perché l''amavo troppo”). Oppure riferendo sulla violenza sessuale e domestica come frutto di “amore passionale” o di “follia d''amore”. O ancora, come "raptus omicida".

3. [b]Rispettare la dignità e la privacy [/b]sia della sopravvissuta ad uno stupro che della donna uccisa mettendo sempre al centro il suo punto di vista, evitando di colpevolizzarla attraverso dettagli legati al suo abbigliamento, al suo atteggiamento, ai suoi orari e alle sue abitudini. (“Se l''è cercata”)

4. [b]Contestualizzare lo stupro o il femminicidio[/b] all''interno di un fenomeno sociale e politico e non assimilati ad una isolata e normale relazione sessuale fornendo, se possibile, dati statistici e informazioni fornite dai centri anti-violenza e dalle organizzazioni di donne che si occupano di questi temi, sia territoriali che nazionali.

5. Tenere sempre bene a mente [b]l''articolo 9 del codice deontologico[/b] della/del Giornalista: [i]Tutela del diritto alla non discriminazione[/i]. Nell’esercitare il diritto-dovere di cronaca, la giornalista o il giornalista è tenuta/o a rispettare il diritto della persona alla non discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, sesso, condizioni personali, fisiche o mentali.
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