E gli studenti ci mettono la faccia

In rete è esplosa la campagna "Femminicidio: mettici la faccia", promossa dagli studenti veneti. La parola ai promotori, un ragazzo e una ragazza. Di [Cristina Obber]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 22 gennaio 2013

In rete è esplosa la campagna FEMMINCIDIO: METTICI LA FACCIA, promossa dagli studenti veneti (Rete Studenti Medi del Veneto, UDU Padova, UDU Venezia, UDU Verona). Ne ho parlato con Anna Azzalin e Alberto Irone, dell’esecutivo regionale.



[b]Quando e come è nata questa iniziativa?[/b]


Dieci giorni fa, durante un incontro dell’associazione Rete Studenti Medi Veneto; ci siamo resi conto che nelle scuole superiori si stava parlato di quanto accaduto in India, sia tra studenti che con alcuni prof., in vari momenti di dialogo. Ci siamo detti che era il momento di approfondire questo problema con i più giovani, e così è nata l’idea del cartello, la foto, la faccia, su Facebook perchè è il luogo di ritrovo principale.



[b]Avevate già affrontato il problema della violenza?[/b]


Solo in parte. E’ da molto che parliamo di questioni di genere, abbiamo aderito alle manifestazioni di Se non ora quando e altri eventi, collaboriamo a Padova con un centro di aiuto a donne violate. Ma questa è la prima campagna specifica.



[b]Che sta funzionando mi pare![/b]


Sì, la risposta è stata molto positiva, in pochi giorni siamo arrivati a più di 2000 adesioni.

E sono adesioni vere, non basta cliccare Mi piace. E’ realmente partecipativa.
Noi ci rivolgiamo ai più giovani ma la straordinarietà di questa campagna è che stanno aderendo non solo coetanei o conoscenti, ma in tantissimi adulti, donne e uomini. E molti ragazzi si fanno la foto con i nonni, ci sono dentro tutte le generazioni. Hanno aderito anche dei parlamentari.



[b]Trasversalmente?[/b]


Siamo un sindacato studentesco, schierato dalla parte dei diritti.
La forza di questa campagna è proprio la sua trasversalità.



[b]Poi chiedo loro, in tema di relazioni, in cosa sentono di assomigliare ai loro genitori, e in cosa no.[/b]


Per Alberto la loro generazione è più spontanea relativamente al tema dell’affettività e delle relazioni. Le discussioni tra coetanei sono naturali, aiutate anche dalla diffusione di nuove tecnologie, come telefonini, chat, social network, che permettono di esprimere i propri sentimenti in una modalità condivisa, facilitando dibattiti e approfondimenti sui quali un tempo era difficile trovare il coraggio di esporsi. Parla di “caduta dei filtri” come una cosa positiva nel momento in cui aiuta la discussione, e se accompagnata da informazione, crescita e ascolto può veramente aiutare nell’educazione all’affettività. Pensa che la sua generazione sia più abituata ad “ascoltare”, che ci sia “un rapporto più stretto tra ascolto e confidenza nella vita quotidiana”.



Anna dice ”Viviamo lo stesso tempo, figli di generazioni diverse“. Pensa che siano le forme e i modi per relazionarsi a cambiare, non i valori: “Mi piace pensare che i valori siano gli stessi, non cambino mai e siano il filo rosso che ci unisce“. Consapevolezza e rispetto son quelli che le piacciono di più, e crede che necessitino l’uno dell’altro per esistere. Concorda con Alberto che la caduta dei filtri sia molto positiva, ma osserva che può rivelarsi al tempo stesso pericolosa se usata impropriamente. Per questo sottolinea l’importanza della parola “consapevolezza“.



Che dire? Loro sono il presente, loro sono il futuro. Per fortuna!