'Canada, l''autostrada del dolore (delle donne)'

La violenza che colpisce le native canadesi è da anni tristemente nota: le vittime vivono nella northern British Columbia, aree attraversate dall’autostrada 16 e 97.

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 15 febbraio 2013

La violenza che colpisce le donne native canadesi è un caso da anni tristemente noto, e purtroppo irrisolto. Da troppo tempo la Royal Canadian Mounted Police (RCMP) non riesce a proteggerle. Anche perché ne sottovaluta le segnalazioni, o si macchia essa stessa di abusi di varia natura. Lo denuncia il recentissimo rapporto 2013 di Human Right Watch “Those who take us away”, riportando l’attenzione sullo sterminio senza fine delle abitanti della northern British Columbia che vivono nelle aree attraversate dall’autostrada 16 e 97, meglio note come “autostrade del dolore”. In queste zone le donne, principalmente native, si trovano strette “tra la minaccia della violenza domestica ed occasionale da un lato, e gli abusi dagli agenti della polizia canadese dall’altro”, condizioni che le precipitano in un “costante stato di insicurezza. Dove possono mai chiedere aiuto se la polizia è nota tanto per la propria inerzia, quanto, in alcuni casi, per i propri soprusi?”



Sin dagli anni sessanta si contano a centinaia le donne e le giovani donne vittime di femminicidio o scomparse in quella zona: per la maggior parte donne native, i cui casi, per la maggior parte, sono tuttora irrisolti. “Il Governo canadese dovrebbe istituire una commissione d’inchiesta” sui numerosissimi casi di femminicidio e di scomparsa sinora verificatisi, dichiara HRW, valutando anche quale incidenza abbiano avuto i comportamenti indifferenti e/o gli abusi delle forze di polizia locali sulla sovraesposizione delle donne al dilagante fenomeno della violenza. Le vittime di violenza domestica hanno infatti più volte dichiarato di essere state colpevolizzate dalla polizia quando cercavano si sporgere denuncia, o di essere state a propria volta accusate per essersi difese. Sono giunte anche segnalazioni di donne che dalla polizia sono state malmenate, stordite con scariche elettriche dei teaser, aggredite o stuprate.



Su questi abusi lo scorso settembre HRW ha inviato una relazione informativa alla sede centrale della RCMP, senza includere il dettaglio dei singoli casi, per proteggere le donne che avevano testimoniato, preoccupate di poter essere rese riconoscibili agli occhi dei propri aggressori. L’assemblea legislativa della British Columbia, inoltre, ha di recente istituito un organismo investigativo civile indipendente (IIO) cui affidare le “indagini penali sui casi di morte o lesioni gravi che vedono coinvolte forze di polizia” ma HRW ritiene che la definizione di “lesioni gravi” tenderebbe a far escludere automaticamente tutti i casi in cui le forze di polizia siano state chiamate in causa per stupro o per altre forme di violenza sessuale, veicolando fortemente il messaggio che “gli abusi contro le donne e le ragazze non sono una questione importante”.



L’assenza di un meccanismo investigativo indipendente ed affidabile per accertare la veridicità delle accuse mosse alle forze di polizia non rende giustizia a nessuna delle parti coinvolte, afferma HRW , “né agli agenti coscienziosi, né alle comunità che meritano di poter avere fiducia nelle proprie forze dell’ordine. Né, in special modo, alle donne ed alle ragazze native, la cui sicurezza è in gioco.”



A seguito delle ripetute critiche ricevute dalle Nazioni Unite negli ultimi anni il Canada ha intrapreso alcuni passi, rivelatisi peraltro nei fatti insufficienti ed inefficaci. “Gli occhi del mondo sono puntati sul Canada per vedere quante altre vittime ancora dovranno cadere prima che il Governo decida di affrontare la questione in maniera esaustiva e coordinata”.
[i](Traduzione di Eva Panitteri)[/i]