Sheryl Sandberg, parola di CEO

'E'' il braccio destro di Zuckerberg, creatore di FB: ha scritto un libro per dire alle donne "resistere, non arrendersi in partenza". Di [Marika Borrelli]'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 12 marzo 2013
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Ho letto il lunghissimo reportage che il Time ha dedicato a Sheryl Sandberg, il braccio destro di Mark Zuckerberg, il lentigginoso fondatore di Facebook.
Sandberg ha appena pubblicato un libro negli States sulle donne che lavorano e che desiderano contare. Niente di nuovo sotto il sole: stipendi inferiori, poche donne nei piani alti delle società e della politica, conflitto perenne tra carriera e famiglia e – anche quando non si è CEO – lacerazioni continue tra organizzazione famigliare e lavoro.


Negli States, come in tantissime realtà occidentali, i problemi sono sempre i soliti, sebbene con gradazioni differenti: mancanza di servizi alle famiglie, mancanza di asili-nido, poco congedo parentale per i padri, poca volontà dei padri di usufruire di congedi parentali. (Penisole felici come la Norvegia sono troppo isole e troppo felici: sono più la trama di una favola che un esempio facile da imitare.)


Sheryl Sandberg non ha una ricetta infallibile, ma solo un consiglio: resistere, non arrendersi in partenza. Le negoziazioni con la propria vita e con la società attuale si fanno giorno dopo giorno, un passo dopo l''altro a testa bassa contro il vento (''lean in'' – che è il titolo del suo libro – si usa nell''espressione ''camminare contro vento'').


Sheryl cita un esperimento della Columbia Business School/New York University, in cui venne presentato il profilo di un imprenditore. Per metà dei report consegnati ai partecipanti l''imprenditore era una donna, per l''altra metà era un uomo. Gli aggettivi ed i verbi per descriverli, tuttavia, erano identici. Il risultato fu che l''imprenditrice venne ritenuta dai partecipanti all''esperimento più aggressiva dell''imprenditore. Un uomo di successo piace a tutti, una donna di successo non piace molto. Ciò significa che la parità non è accettata innanzitutto psicologicamente, a seguire culturalmente ed antropologicamente.


Questo – ma non è l''argomento del libro di Sandberg – spiega alcuni problemi sui luoghi di lavoro, compresa una malintesa percezione del comando: le donne non gradiscono essere comandate dalle donne, proprio perchè le modalità femminili di relazione e lavoro sono istintualmente orizzontali ed empatiche e non decisamente iussive. Una donna che comanda come un uomo diventa immediatamente antipatica e/o invisa.


Tornando al libro, secondo Sheryl, l''unica maniera di cambiare le cose è allargare la partecipazione delle donne al mondo del lavoro e nelle strutture di decisione. Il modello auspicabile – va senza dire – è tendere al 50-50, cioè parità pressoché assoluta tra donne e uomini al lavoro e nelle famiglie e a ciò si può arrivare con il tempo e con l''esempio. L''esempio di Sheryl Sandberg non è quello di una malmostosa e ''comandosa'' dirigente che sacrifica se stessa e la sua famiglia, bensì di una donna che sceglie attimo per attimo, imparando a delegare compiti, a condividere informazioni, a creare una rete di fiducia che va in regime di sussidiarietà in modo naturale, a casa ed al lavoro, coinvolgendo colleghi e mariti.


Le tesi di Sandberg non si applicano, ovviamente, solo alle dirigenti, alle donne al top, ma sono infinitamente più necessarie per ogni donna, a qualunque livello si trovino nel mercato del lavoro. La chiave del cambiamento è allargare le modalità orizzontali per modificare le attuali modalità verticistiche e maschili del comando e dell''organizzazione, sociale, politica, occupazionale, culturale (c''è uno studio in cui sono analizzate le strutture grammaticali in letteratura riferite alle donne. Ne ha scritto altrove, sempre il Time).


Ovviamente, tutto ciò è possibile solo quando i governi e le istituzioni ammetteranno la necessità di avere un mondo organizzato meglio, aiutando le famiglie (la cui organizzazione è caricata sulle donne) con servizi, sostegni e scuole.


Più in generale, è in atto negli States una sorta di femminismo terza ondata, basato sull''analisi dei risultati di donne di successo, in politica come nell''imprenditoria. Leggo di movimenti ed associazioni che intensificano la loro presenza e le loro iniziative (anche One Billion Rising fa parte di questa ondata, come pure MissRepresentation), portando testimonial quali Arianna Huffington, Hillary Clinton, Michelle Obama, la stessa Sheryl Sandberg, o il nuovo CEO Yahoo Marissa Mayer, per aiutare il cambio culturale necessario all''abbattimento di ogni soffitto di cristallo e di ogni pregiudizio sessista, nella società, nella cultura e soprattutto mondo del lavoro, veicolo principale di economia e innovazione.


Noi in Italia consideriamo la parola ''femminista'' una bestemmia, una condanna ed un''offesa ed abbiamo la disoccupazione femminile più alta d''Europa.
Let''s lean in (resistiamo nella tormenta italiana).






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