Battiato insulta donne, prostitute e parlamento

Il neo assessore alla Cultura in Sicilia dice di essere stato frainteso. Il maschilismo che si difende e rifiuta di riconoscersi è sempre molto penoso. Di [Massimo Lizzi]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 27 marzo 2013
'Se esiste una categoria a rischio di subire violenza e delitti, quella è la categoria delle prostitute. Donne schiavizzate dalla forza e dal bisogno, colonizzate da un meschino immaginario maschile. Vanno aiutate, liberate, non insultate o usate come parametro di insulto. [b]Alimentare il disprezzo nei loro confronti è una pessima abitudine[/b], un comportamento criminale molto diffuso.



Un comportamento messo in pratica, ogni volta che un uomo vuole rimettere al suo posto una donna. Delegittimarla da qualsiasi ruolo non sia subordinato a quello dell''uomo. La puttana, secondo Paola Tablet (cit. Ricciocorno), è la donna che incorre nella disapprovazione sociale, quando non accetta il contratto socio-economico, quando lo viola, quando si ribella agli obblighi contrattuali previsti e determinati dal contesto sociale in cui vive. Paradossalmente, [b]le donne ricevono tale definizione, proprio quando smettono di essere tali, [/b]quando si emancipano. Antonella Loconsolo racconta di come questo genere di insulto sia di frequente proferito alle donne elette nei consigli di circoscrizione di Milano.



Oggi questa definizione è stata dedicata alle donne parlamentari della Repubblica da un famoso cantautore, attuale assessore alla cultura della Regione Sicilia, [b]Franco Battiato,[/b] durante un incontro istituzionale presso il parlamento europeo. Il quale così si è espresso: "Ci sono troie in giro in Parlamento che farebbero di tutto, dovrebbero aprire un casino".



Se ci sono troie in giro in parlamento, si potrà dire chi sono. [b]Se ci sono loro, ci saranno anche i puttanieri[/b] che le hanno volute e selezionate. Perché Battiato non punta il dito contro di essi?



[b]La sua spregevole affermazione sessista[/b], viene resa dai giornali come una "frase choc" e come "un durissimo affondo". Descrizioni che ne mettono in evidenza il tono, ma rimangono neutrali sul contenuto e sulla sua correttezza. La frase è postata sulle pagine di FB dei quotidiani, tra cui Repubblica, dando luogo ad una lunga scia di commenti, tanti di approvazione, talvolta vergognosi, insultanti anche nei confronti della presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha così replicato agli insulti dell''assessore cantautore.



"Stento a credere che un uomo di cultura come Franco Battiato, peraltro impegnato ora in un’esperienza di governo in una Regione importante come la Sicilia, possa aver pronunciato parole tanto volgari. Da Presidente della Camera dei Deputati e [b]da donna respingo nel modo più fermo l’insulto[/b] che da lui arriva alla dignità del Parlamento. Neanche il suo prestigio lo autorizza ad usare espressioni così indiscriminatamente offensive. La critica alle manchevolezze della politica e delle istituzioni può essere anche durissima, ma non deve mai superare il confine che la separa dall’oltraggio".




Battiato si difende dicendo che si riferiva al precedente parlamento ed anche agli uomini. Eppure si è espresso all''indicativo presente. Battiato dovrebbe sapere che esistono cose come il sessismo, il razzismo, l''antisemitismo, che hanno il loro lessico, le loro parole topiche. Non basta chiamare "sporchi negri" anche i bianchi o "tirchi rabbini" anche i cristiani, per non essere razzisti. [b]Se è il linguaggio ad essere maschilista[/b], un professionista della cultura e della comunicazione, un uomo delle istituzioni, non può ignorarlo e legittimare la misoginia serpeggiante in tanta parte della società italiana, che in queste ore affiora così bene nei messaggi con lui solidali, perché insultare in quel modo anche una sola donna significa bombardare a tappeto tutte le donne. Se si sbaglia, si può ammettere l''errore. Invece, leggiamo che Battiato dice di essere stato frainteso. Come un berlusconiano qualsiasi. Leggere il maschilismo che si difende e rifiuta di riconoscersi, è sempre molto penoso e avvilente.'