Sherilliade: Time pro e Newsweek contro

La carriera delle donne impedita nella mobilità: quando si tratta di trasferirsi per lavoro, si segue la carriera del marito e non quella della moglie. Di [Marika Borrelli]

Il tribunale di Bari

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Redazione 8 aprile 2013
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Ci ho preso gusto a parlare di Sheryl Sandberg. Anche perché ho notato che i due maggiori magazine statunitensi (Time e Newsweek) si sono schierati. Il Time pro e Newsweek contro Sheryl. Oddio, non è proprio che NW le abbia dichiarato guerra, ma di sicuro sta lanciando bordate con costanza per dimostrare che non si può fare come Sheryl, che non siamo come Sheryl, che Sheryl è solo sfacciatamente fortunata oltre che brava.


Abbiamo già parlato di Anne-Marie Slaughter che da Washington D.C. è ritornata definitivamente a Princeton per seguire il figlio adolescente che le stava dando problemi ed il marito non bastava a fare da madre&padre nei giorni feriali. Questa volta spenderò un paragrafo per segnalare la storia di Mary Louise Kelly, inviata della NPR (National Public Radio) per il Pentagono.


Su The Daily Beast (Gruppo Newsweek) Kelly narra di quando si trovò a Baghdad in teatro di guerra e ricevette una telefonata dalla baby-sitter di suo figlio, informandola che il bambino stava male e che urgeva la sua presenza a casa, a Washington. Mary Louise dice testualmente che fu il giorno in cui “è andata a sbattere contro un muro”. Nessuna alternativa, nessuna giustificazione, nessuna scelta: si torna a casa e si lascia il lavoro di corrispondente di guerra. Punto.


Kelly sciorina tutto un rosario di sensi di colpa e di circostanze per le quali una “madre è il fondamento di ogni cosa, la soluzione ad ogni problema” e ammette anche – catarticamente – che ella non desidera più “farsi avanti” (''lean in'', dice per l''esattezza, utilizzando l''esortazione ed il titolo del libro di Sandberg).


C''è poco da ragionarci su. Mary Louise, una ragazzona bionda alla Doris Day, non ha avuto scelta e conclude che non c''è soddisfazione professionale che tenga quando il figlio dichiara di avere la miglior mamma del mondo.

Kelly, come Slaughter, tornano a casa. E qui è il punto: lavorano lontano da casa, dalla famiglia, cioè. La differenza principale con Sheryl è che quest''ultima vive nel luogo dove lavora ed ha organizzato gli orari di lavoro per incontrare le esigenze della famiglia.


Al di là dei casi specifici di donne come Kelly, Slaughter e Sandberg, uno dei tanti problemi che ostacolano la carriera delle donne è che sono impedite nella mobilità. In altre parole, quando si tratta di trasferirsi per lavoro, di solito si segue la carriera del marito e non quella della moglie. C''è ancora il pregiudizio che sia il marito il vero e principale breadwinner di una famiglia e la città (area) in cui lavora diventa quasi sempre anche il luogo di residenza della famiglia.


C''è una ragazza della mia città, moglie e madre, la quale, stanca di precariati vari (suoi e del marito), ha trovato un eccellente lavoro in Svizzera. È partita da sola, perché il marito non l''ha voluta seguire: ha scelto di rimanere qui con i figli e vivere di rimesse. Eppure, lui avrebbe avuto molto probabilmente più chance di trovare un lavoro nel Canton Ticino che in questa minuscola provincia meridionale stretta tra i monti come in Svizzera, ma senza le opportunità elvetiche. Come potete notare, non è necessario essere Anne-Marie Slaughter (attualmente docente, giornalista e scrittrice e scusate se è poco) per soffrire. Slaughter è tornata a casa dalla sua famiglia, le è rimasto un lavoro prestigioso e può raccontarne al mondo.

La mia conoscente, invece, se n''è andata per sopravvivere e far campare almeno decentemente la sua famiglia e sono io che racconto di lei, perchè vuole rimanere anonima.
Infine, un piccolo excursus ancora per tutti coloro che attaccano Sandberg, accusandola di essere ''femminista''. Ebbene? Non è mica un reato. E quand''anche Sandberg usasse il femminismo per vendere libri (è la tesi di Maureen Dowd, sul NYT), non possiamo fermarci a riflettere che le migliori portavoce delle cause femministe sono proprio le persone di successo come Sandberg? Nell''opinione pubblica è invalsa l''idea che a protestare per le cause femministe debbano essere donne arrabbiate, in difficoltà e magari in Paesi con grossi problemi di misoginia. In Paesi ricchi ed occidentali (noi dovremmo appartenere a questa categoria), la protesta femminile non avrebbe senso, perché ci sono leggi per il suffragio universale, l''emancipazione, la parità e le pari opportunità, quantunque non esistano dovunque leggi per la condivisione domestica, per la conciliazione dei tempi, nè siano stati attuati programmi e risorse governative per i servizi sociali e di supporto alle famiglie.


Non è perchè si ha tutto facile che si smette di usare fortuna, tempo, volontà e autorevolezza al fine di aiutare gli altri. Sheryl Sandberg dice una cosa semplice: il mondo sarebbe un posto migliore se ci fossero più donne a decidere nella società ed in politica e più uomini a condividere la cura delle famiglie. Lo dico anch’io, che non mi chiamo Sheryl e più che tormentarmi sulle mie eventuali scelte di retroguardia (Mary-Louise e Anne-Marie), glorificando consolatoriamente il concetto che una madre è il default di ogni cosa (parole di Kelly), preferisco continuare ad incitare le mie amiche e a provare cambiare lo status quo, rimanendo madre, lavoratrice, cittadina e scrivendo da Giulia per Giulia.


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