Iran, la battaglia delle donne

'Polemica: l''informazione dei media sulla realtà iraniana è condizionata, e quanto, dall''attuale regime? I pericoli a cui vanno incontro i dissidenti. Di [Loredana Biffo]'

Stop violenza

Stop violenza

Redazione 11 aprile 2013
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Quella che il regime teocratico iraniano sta combattendo, è una vera e propria guerra, anche se diversa da quelle a cui la storia ci ha tristemente abituati. Infatti quella degli Ayatollah, è una guerra di Servizi segreti, intercettazioni, controllo sull''informazione, comunicazione editoriale, polizia segreta, il VAVAK, che si trova in edifici che un tempo erano degli shah, VAVAK, o se meglio vogliamo precisare, SAVAMA, noto nella denominazione della Repubblica islamica, è la terribile polizia segreta iraniana.


Il regime, attraverso una sistematica campagna di denigrazione e boicottaggio nei confronti dei Mojaheddin del Popolo iraniani, mescola le carte e volutamente confonde le fonti informative, attraverso la scarsa capacità di informare, da parte dei media internazionali. E qui mi riferisco in particolare all''Italia, dove è apparso su Repubblica del 26/03/2013 un articolo della giornalista Vanna Vannuccini, dove sono elencate una serie sconcertante di considerazioni non rispecchianti la realtà e fuorvianti: [i]“I Mojahedin iraniani sono odiati dalla popolazione irachena -cominciarono le prime defezioni quando dopo la prima guerra del Golfo Saddam coinvolse il Mek nel massacro di curdi e sciiti. L''ideologia iniziale del movimento, un mix di marxismo e islamismo, degenerò in culto della personalità per i due leader Massud e Mariam Rajavi, e l''organizzazione diventò più simile a una setta: lavaggio del cervello, separazione rigorosa di uomini e donne, voto di castità, obbligo di riferire in pubblico i propri turbamenti sessuali. Chi dissentiva, o chiedeva di andarsene, venica bollato come agente del nemico. Il futuro degli oltre tremila mujaheddin è uno dei problemi irrisolti lasciati dagli americani in Iraq. Il governo Maliki vorrebbe liberarsene”[/i].


E'' evidente che una falsità di tale portata, è il frutto delle manovre del regime clericale iraniano, che riesce a sabotare l''informazione a livello internazionale.


Stupisce però, che vi siano giornalisti così disinformati, infatti con un minimo di osservazione della politica internazionale, non è difficile reperire informazioni “reali” sulla lunga lotta che da anni i Mojaheddin del Popolo combattono contro il regime sanguinario e oscurantista. Altro che setta, il loro scopo è liberare l''Iran da una dittatura che oltre a violare tutti i diritti umani, ha impoverito il paese. Si tratta di un movimento liberal democratico guidato da una donna, con un'' alta percentuale di donne al suo interno, che pagano un prezzo altissimo la loro battaglia per la liberazione dell''Iran e l''instaurarsi della democrazia, e la separazione giuridica fra Stato e confessioni religiose.


Anche gli Stati Uniti sono ormai consapevoli del pericolo che questo regime rappresenta, per la questione della bomba nucleare, le continue minacce allo Stato israeliano, l''esportazione del terrorismo attraverso i suoi servizi segreti.


Sarebbe invece utile che chi scrive in materia di Iran, si informasse a dovere, ricordiamo che anche l''America ha provveduto alla cancellazione del Mek dalla lista delle organizzazioni terroristiche, e non certo come sostiene la Vannuccini perchè i residenti di Camp Ashraf hanno accettato di essere trasferiti a Camp Liberty. In realtà questo trasferimento è stato voluto dal regime per poterli definitivamente annientare, e questo è dimostrato dalle condizioni disumane in cui versano a Camp Libety, dove subiscono attacchi e violenze di ogni genere. Sostenere il contrario, è assolutamente fuorviante e non corrispondente alla realtà.



Per quanto rigurada gli “infiltrati” di cui parla l''articolo, è bene chiarire che già nel 2009 il Pentagono aveva ordinato uno studio, da cui è nato un libro scritto da Yves Bonnet – ex direttore dei servizi extraterritoriali francesi (DST), che è stato poi bersaglio delle campagne diffamanti da parte del regime iraniano e ingaggiando contro di lui una lunga battaglia legale. Questo significa che il regime teocratico, è capace di qualsiasi cosa.
Nello studio di Yves Bonnet, si evidenzia che il rapporto presenta nomi di agenti del servizio di intelligence iraniano, e che una certa signora Anne Singleton, cittadina britannica, e il signor Masoud Khodabandeh, a causa un loro sito web dal nome “Iran Interlink” sono stati segnalati come attivisti a sostegno dei servizi segreti iraniani. Così come ci sono altri agenti iraniani in contatto con servizi segreti internazionali, senza che i governi se ne siano occupati granchè.


Bisognerebbe quindi preoccuparsi di più della controversa falsità e maschera di questo regime, essere più informati e consapevoli delle loro operazioni, e dinamiche degli agenti VAVAK, con tutti i pericoli che ne derivano. In modo particolare il pericolo costante che corrono i dissidenti, e i Mojaheddin (MEK), che sono ritenuti pericolosi dagli Ayatollah per la sopravvivenza della Repubblica islamica, che da loro si sente minacciata, e reagisce con la violenza e il depistamento dell''opinione pubblica internazionale, anche grazie alla cattiva informazione che si fa nei nostri paesi.


E'' bene ricordare che il MEK, con il suo movimento prioritariamente costituito da donne, la cui Presidente eletta è Mariam Rajavi, è l''unico vero e serio avversario del sanguinario regime iraniano (il più importante esportatore e finanziatore del terrorismo internazionale), che avanza richieste di garanzie dei diritti umani, è sostenuto dall''Onu e da Amnesty international; chiede inoltre la separazione tra Chiesa e Stato, lo smantellamento degli armamenti nucleari, e la nascita di una democrazia liberale in Iran. Sicuramente tutto ciò è auspicabile, non solo nell''interesse dell''Iran, ma di tutta la comunità internazionale.

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