Alcune cose non si possono coprire

La prima campagna contro la violenza maschile sulle donne
in Arabia Saudita

Stop violenza

Stop violenza

Redazione 2 maggio 2013
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Un volto femminile quasi interamente coperto dal niqab che lascia libero solo gli occhi, di cui uno tumefatto: è l''immagine scelta per la campagna contro la violenza sulle donne in Arabia Saudita, la prima mai lanciata nel regno wahabita. "Certe cose non si possono coprire", si legge sui manifesti contro le violenze familiari, finanziati dalla fondazione del re Khalid. A provocare l''inversione di rotta, in un Paese dove le donne sono soggette a forti limitazioni della libertà è stata l''atroce fine della piccola Lama al-Ghamdi, la bambina di 5 anni morta nel 2012 dopo essere stata violentata, torturata e picchiata dal padre, Fayhan al-Ghamdi, un noto telepredicatore.


L''episodio ha suscitato la reazione indignata dell''opinione pubblica e l''uomo, dopo quattro mesi in detenzione preventiva, è stato nuovamente incarcerato "per lungo tempo" per ordine della corte reale.


È previsto un apposito programma di protezione legale che incoraggia i sauditi a denunciare i casi di violenza che avvengono in tutto il Regno, da Madinah, a Najran, passando per Mecca e Riyadh. La “Charitable Foundation King Khalid” si propone di realizzare un sistema che riduca la violenza e l’iniziativa sottolinea come “il fenomeno delle donne maltrattate in Arabia Saudita è molto maggiore di quanto appaia”. La campagna rappresenta un grande progresso per un Paese dove la polizia religiosa solo recentemente ha revocato il divieto per le donne di guidare moto e biciclette.


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