Un po’ d’Ordine, signore!

Poche le colleghe presenti nei consigli dell’ordine dei giornalisti. Le elezioni del 19 maggio saranno una opportunità per cambiare le cose [Mara Cinquepalmi]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 12 maggio 2013

Quante sono le giornaliste presenti nel consiglio dell’ordine dei giornalisti? Poche, come vedremo. E in quali regioni c’è una maggiore rappresentanza di genere? Domenica 19 e lunedì 20 maggio (l’eventuale ballottaggio è previsto il 26 e 27 maggio) gli oltre centomila giornalisti italiani – circa 28.000 i professionisti e quasi 73.000 i pubblicisti stando ai dati fino al 2011 disponibili sul sito dell’Ordine – sono chiamati alle urne per il rinnovo dei consigli regionali e di quello nazionale. E sarà una occasione per vedere se è possibile cambiare un po’ le cose e dare maggiore equilibrio alla rappresentanza femminile.



La legge 69 del 1963, quella che in Italia ha istituito l’Ordine dei giornalisti e che disciplina l’ordinamento della professione, chiama al voto ogni tre anni gli iscritti per eleggere i propri rappresentanti nell’organo di autogoverno della categoria. A pochi giorni dal voto, però, ho provato a dare una lettura di genere delle attuali composizioni dei venti consigli regionali e di quello nazionale costruendo due dataset con le informazioni disponibili sul sito dell’Ordine dei giornalisti e sui siti di ciascun ordine regionale.



Quante sono le giornaliste che nell’ultimo triennio, le elezioni si tengono ogni tre anni, sono state consigliere regionali e nazionali? Quante ricoprono le massime cariche nell’Ordine? In quali regioni c’è stata una maggiore rappresentanza di genere?



Su venti Consigli regionali soltanto due sono guidati da un presidente donna (Letizia Gonzales per la Lombardia e Paola Laforgia per la Puglia), come è evidente anche dalla mappa qui sopra. Un po’ più alta la presenza, invece, di donne che ricoprono la carica di vice presidente: 5 su 20 (Carla Chiappini in Emilia-Romagna, Maria Stella Malafronte in Friuli Venezia Giulia, Teresa Di Fresco in Sicilia, Simona Maggi in Umbria, Maria Fiorenza Coppari in Veneto).



Il dato più negativo riguarda il segretario: su venti soltanto uno è donna (Silvia Tagliaferri in Valle d’Aosta); quello più positivo riguarda il tesoriere: su venti sono 7 le donne a ricoprire questa carica (Donata Bonometti in Liguria, Laura Mulassano in Lombardia, Emmanuela Banfo in Piemonte, Marzia Piga in Sardegna, Ulrike Huber in Trentino Alto Adige, Serena Scorzoni in Umbria, Fulvia Ferrero in Valle d’Aosta).



Qual è, invece, la situazione sul fronte della composizione dei Consigli regionali? Il dato va scorporato in professionisti e pubblicisti perché i Consigli, come previsto dalla legge, sono composti da 6 professionisti e 3 pubblicisti.



La maglia nera per l’assenza di consigliere professioniste spetta a Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Sardegna e Sicilia, dove su 3 consiglieri professionisti (4 per la Sicilia) nessuno è donna. Così come per i pubblicisti nei Consigli regionali di Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Puglia, Sardegna (su 2 consiglieri pubblicisti eletti nessuno è donna), Marche, Molise, e Sicilia (la proporzione è 0 su 1) non sono state elette donne.



La situazione non è migliore sul fronte dei revisori dei conti. Ogni Ordine ha un Collegio dei revisori dei conti costituito da tre componenti, due professionisti ed un pubblicista. Tra i revisori professionisti non ci sono donne in 15 collegi regionali su 20 (Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto). Soltanto in Puglia i revisori professionisti sono tutte giornaliste. Altrettanto negativo il dato relativo ai revisori pubblicisti: in 16 consigli regionali su 20 non sono state elette donne, ma nei quattro rimanenti il rappresentante dei pubblicisti è donna (Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto).



Delle questioni disciplinari dei giornalisti se ne occupano ora i Consigli di disciplina, sia regionali che nazionale, istituiti con il DPR 137 del 2012, quello che ha riformato gli ordinamenti professionali e, quindi, anche l’Ordine dei giornalisti. Al momento ne sono stati istituiti 5 su 20 (Abruzzo, Campania, Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia) e di questi soltanto quello pugliese su 9 consiglieri conta ben 5 donne, segnalandosi così come il consiglio di disciplina con il maggior numero di giornaliste presenti.



Un capitolo a parte merita il Consiglio nazionale, regolato da un meccanismo di elezione abbastanza complicato perché la rappresentanza regionale varia a seconda del numero degli iscritti. Il Consiglio nazionale è composto di due professionisti e un pubblicista per ogni Ordine regionale o interregionale. Gli Ordini, che hanno più di 500 professionisti iscritti eleggono un altro consigliere nazionale appartenente alla medesima categoria ogni 500 professionisti eccedenti tale numero o frazione di 500 superiore alla metà. Così, gli Ordini che hanno più di 1.000 pubblicisti iscritti eleggono un altro consigliere nazionale appartenente alla medesima categoria ogni 1.000 pubblicisti eccedenti tale numero o frazione di 1.000 superiore a metà.



Nel triennio 2010-2013 il Consiglio nazionale conta una presenza femminile piuttosto bassa. Purtroppo non è possibile dare la regione di provenienza dei componenti del Consiglio nazionale perché non è disponibile sul sito dell’Ordine e sono riuscita a ricostruirla parzialmente perché soltanto 12 Ordini regionali su 20 indicano sui siti i colleghi eletti al nazionale.



Il vertice del Consiglio nazionale ed il collegio dei revisori dei conti non registrano presenze femminili. Ci sono soltanto due donne su 5 componenti del Comitato esecutivo. In tutto il Consiglio nazionale siedono 12 professioniste (1 fa parte anche del Comitato esecutivo) su 69 e 6 pubbliciste su 68. Del Consiglio di disciplina nazionale fanno parte 3 donne su 11 componenti.



Quante donne entreranno nei consigli con le prossime elezioni, e quante saranno elette in ruoli come quello di presidente regionale? Sicuramente le elezioni alle porte rappresentano una opportunità, rimane da vedere se sarà l’occasione per registrare una inversione di tendenza rispetto al triennio appena concluso.



Dal 2011 Giulia, la rete nazionale delle giornaliste unite, libere e autonome, è impegnata, tra le altre cose, nell’ottenere l’equa rappresentanza delle donne nelle istituzioni e l’equa rappresentanza delle giornaliste in tutti gli organismi di categoria (sindacato, Ordine, Inpgi, Casagit, Fondo complementare).



Ora non ci resta che aspettare e aggiornare i dataset non appena saranno disponibili le composizioni dei nuovi consigli per poi fare un confronto tra le ultime due consiliature e vedere cosa è cambiato, speriamo in meglio per noi giornaliste, negli ultimi tre anni.