Una casa per tutte le donne di Milano

'In via Marsala, a ridosso di corso Garibaldi, una bella scuola umbertina ospiterà le 60 associazioni (tra queste Giulia Lombardia) che l''hanno fortemente voluta. Di [Marina Cosi]'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 20 giugno 2013
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Eravamo in sessanta associazioni di donne - 59 più GiuliaLombardia - ad
aver sottoscritto la richiesta al Comune di Milano di una sede unica,
pubblica e gratuita, per le donne di tutte le reti, di tutte le età, di
tutti gli orientamenti sessuali, abitanti a Milano, in cui fare politica
di genere, in cui avere un''unità di luogo che consentisse un''unità di
azione.


Ed ora l''assegnazione è arrivata e finalmente la bella scuola
umbertina a ridosso di corso Garibaldi (in via Marsala 8), dopo i lavori di
ristrutturazione, ospiterà sale, palestra, uffici della Casa delle Donne
di Milano.


La città ha una forte e antica tradizione di associazionismo
femminile, che risale addirittura al Settecento, e una vivace realtà di
movimenti femministi. Ma ciascuna con la propria sede.


La storia: ad uno
dei Tavoli di confronto aperti dal governo Pisapia si era costruita la
richiesta d''una sede collettiva ed in seguito veniva costituita, con non
poche e immaginabili discussioni, un''associazione ad hoc, in nome del
fatto che il Comune può assegnare in uso beni pubblici soltanto a realtà
aventi una qualche forma giuridica.
Ed ora finalmente la Casa c''è.


Molte le donne dell''istituzione che hanno contribuito a rendere possibile
l''assegnazione (anche perchè a loro volta organiche al movimento delle
donne). Lascio anche per questo il racconto ad una di esse, Anita Sonego,
che è la presidente della Commissione pari opportunità del Comune di Milano
(oltre che vicepresidente della Commissione cultura e capogruppo in
Consiglio comunale di Sinistra per Pisapia):





"[i]Oggi l’Amministrazione Comunale di Milano ha annunciato che l’apposita commissione ha attribuito ampi spazi di una ex scuola di via Marsala per la nascitura “Casa delle Donne”.

È un vero “evento” per Milano: l’unica grande città italiana a non avere sul suo territorio una “Casa delle Donne”.

Chi ha visitato le grandi capitali europee ha potuto, con un misto di stupore ed invidia, imbattersi in interi stabili “istituzionali” creati per accogliere biblioteche, ristoranti, luoghi di incontro, bar, sala di proiezione, bagni turchi…. per le donne.


Milano, governata da troppi anni dal centrodestra dove, peraltro, vivono luoghi storici delle numerosissime associazioni femministe (Libreria delle Donne, Università delle Donne, Cicip & Ciciap, Unione Femminile Nazionale, L’alveare…) non ha mai avuto una “casa comune”, un luogo di donne che segnasse, anche “istituzionalmente” lo spazio pubblico.


La Casa delle Donne è stata uno degli obiettivi del mio programma elettorale ma, evidentemente, era un desiderio di moltissime cittadine.

Lo dimostra il fatto che tra i “Tavoli” sorti a latere della Commissione Pari Opportunità, quello che aveva come obiettivo di porre l’esigenza di “spazi” per le donne, è stato subito oltre che frequentatissimo anche molto attivo.
Una quarantina di donne si sono incontrate nelle stanze del “palazzo” in un’infinità di volte.


Partendo innanzitutto dai propri desideri, hanno studiato gli statuti e le caratteristiche fisiche ed organizzative di decine e decine di “Case delle Donne” in Italia e all’estero. Hanno, attraverso dibattiti (anche vivaci) iniziato a mettere per iscritto le caratteristiche indispensabili per una “Casa” che corrispondesse non solo ai desideri di ciascuna, ma soprattutto alle esigenze delle diverse donne che abitano la nostra città.


Quando, per partecipare al bandi indetto dal Comune di Milano, hanno dovuto costituirsi in associazione, in poco tempo sono riuscite a “raccogliere” più di 350 entusiastiche iscrizioni tra le quali oltre 60 associazioni.
Ora che il Comune ha affidato proprio all’Associazione “Casa delle Donne”, il compito di sviluppare ed attuare il progetto presentato, possiamo dire che questa amministrazione (soprattutto grazie alle sue assessore, in particolare Lucia Castellano e Daniela Benelli) ha fatto un passo avanti verso quella “città delle donne” di cui parlava il programma di Pisapia.


La felicità è grande! Non è vero che nulla si muove! Ora ci aspetta un lavoro enorme per organizzare, arredare, far funzionare gli spazi che tra poco saranno abitati da corpi, linguaggi, immagini, pensieri di donne (e non solo).
Spesso, soprattutto in tempi come questi, è facile essere prese dallo scoramento e dal disinganno.


Oggi però, questo “evento” dimostra che “Cambiare si può” ma si può solo al prezzo di una costante fiducia in se stesse e nei propri desideri.
Le donne di Milano hanno dimostrato con questo “successo” che solo una reale partecipazione attiva può smuovere le montagne…

Da oggi Milano è segnata da un luogo che indica, se ce ne fosse ancora bisogno, che le donne, la loro sapienza, le loro relazioni, le loro differenze, i loro progetti sono la ricchezza di questa città.



Anita Sonego

Milano, 17 giugno 2013
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