Premio Alpi (Unicredit): depennata giornalista turca, "non può ritirarlo"

La giornalista perseguitata Zeynep Kuray prende il premio per la libertà di stampa solo se può apparire sul palco. Se il suo governo la blocca in patria, niente da fare.

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 10 luglio 2013
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La giornalista perseguitata prende il premio per la libertà di stampa solo se può apparire sul palco. Se non può partecipare, perché il suo governo la blocca in patria, niente da fare. "Ragioni di visibilità", spiega la giuria (sponsorizzata). Succede al Premio di giornalismo Ilaria Alpi, uno dei più prestigiosi in Italia. La vicenda è stata rivelata su Facebook da Marco Cesario, autore di un libro sulla repressione dei giornalisti in Turchia, "Sansur".



Il 4 luglio Cesario ha ricevuto una email dal Premio Ilaria Alpi: "Dopo alcune indagini, la giuria Unicredit (che assegna ogni anno un premio a una donna giornalista, n.d.r.) ha scelto di premiare Zeynep Kuray, la cui storia abbiamo approfondito grazie al suo "Sansur"... Per questa ragione sono a chiederle un contatto, per poterla invitare all''evento del Premio che si terrà a Riccione il prossimo Settembre".



Kuray, 35 anni, scrive per il quotidiano socialista di Istanbul ''Virgun''. E'' stata arrestata nel dicembre del 2011 per le sue corrispondenze in cui raccontava delle sanguinose repressioni dell''esercito turco contro i curdi. E'' stata rilasciata nel marzo del 2013 e non può lasciare il paese.



Quando Cesario l''ha chiamata per dirle del premio, lei gli ha chiesto "puoi ritirarlo tu per me?". Ma la giuria Unicredit (diversa da quella che assegna il premio principale) ha detto no. Quest''anno sarà premiato qualcun altro.



La giuria, ha scritto la segreteria del Premio Alpi a Cesario, "ritiene che sia importante le presenza della giornalista, soprattutto per una ragione di visibilità della stessa. Il rischio di premiare qualcuno di assente, come è già accaduto, è quello che l''esperienza del giornalista e le motivazioni della premiazione perdano dell''importanza e dell''attenzione che invece meritano".



"In realtà è il contrario - scrive indignato Cesario -. Il fatto che non possa ritirare personalmente il premio (perché ancora in uno stato di semi-arresto) dimostra la forza della sua battaglia per la libertà di parola".

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