Minori: i numeri della violenza

I dati sui reati a sfondo sessuale agiti da minorenni hanno numeri che sorprendono: 995 maschi e 22 femmine, il 30% ha meno di 15 anni. Di [Cristina Obber]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 11 novembre 2013

I dati sui reati a sfondo sessuale agiti da minorenni sono composti da numeri che sorprendono.


Sorprendono perchè sentiamo parlare di un caso ogni tanto e non abbiamo idea di cosa sia la violenza sessuale nel nostro paese.


Sorprendono e fanno male.



Eccoli:


In Italia, i soggetti in carico agli Uffici di Servizio Sociale per i minori (penitenziari, comunità, Centri di Prima accoglienza) per reati a sfondo sessuale, alla data del 31/12/2012, erano 1.017, di cui 211 stranieri e 806 italiani.



Tra loro 995 sono maschi e 22 sono femmine (sono compresi Detenzione di materiale pornografico e Pornografia minorile).



Di questi 1017 soggetti 579 sono colpevoli di violenza sessuale e 328 di violenza sessuale di gruppo.

Di questi 1.017 ben 252 sono stati presi in carico per la prima volta nell’anno 2012.


Sono coinvolte le province di tutta Italia.



Di questi 1.017:


il 42% ha un’età tra i 16 e i 17 anni


il 30% ha un’età tra i 14 e i 15 anni


il 28% ha un’età tra i 18 e i 21 anni.


(L’età dei minori per la legge arriva fino ai 21 anni. Preciso che i dati sono ancora suscettibili di qualche variazione).



Sono numeri che ci fanno rabbrividire e che ci dicono che dobbiamo smetterla di pensare che la violenza sessuale riguardi altri mondi e altre culture. Riguarda gli adolescenti italiani.



Se ricordiamo che il 90% circa delle violenze sessuali non viene denunciato ecco che numeri che ci sembrano altissimi diventano altimissimissimi, e abbiamo la sensazione di andare in Tilt!


Che fare? Innanzitutto informare, rendere noto. Parlarne, tra adulti, tra giovani, tra adulti e giovani.


A casa, al bar, a scuola.


Quando mi chiama una scuola per invitarmi ad un dibattito spesso sono costretta a dire che non riesco ad andare, ma dico anche che non c’è bisogno di chiamare qualcuno da lontano per cominciare ad affrontare un problema così urgente.



In molte città ci sono centri antiviolenza che i cittadini nemmeno conoscono perchè finchè la violenza non ti riguarda pensi che non esista (dovrebbero esserci poster nelle scuole, negli ospedali, negli uffici pubblici, sui muri delle città).

Ci lavorano da anni persone preparate, competenti, che conoscono i modi e le parole per affrontare questo argomento.



Quello che io consiglio sempre è:


-contattare il centro antiviolenza più vicino e cercare di organzzare incontri a km zero (o quasi) che hanno il vantaggio di creare un legame con persone a cui rivolgersi più facilmente in caso di necessità (a me capita a volte di mettere in contatto una ragazza con un centro a lei vicino, anche per problemi di violenza psicologica, non solo fisica).



-inserire nella biblioteca della scuola dei libri -ce ne sono tanti basta cercare in rete- utili come strumenti di discussione in classe.


Per le scuole superiori ne consiglio in particolare due, agevoli, concentrati in poche pagine:

Non lo faccio più, ed. Unicopli – scritto dalla sottoscritta Cristina Obber,

L’ho uccisa perchè l’amavo Falso!, ed. Laterza – scritto da Loredana Lipperini e Michela Murgia


Il primo si concentra maggiormente sullo stupro, portando testimonianze di vittime e autori, il secondo sul femminicidio e le parole per parlarne, con analisi del linguaggio dei media e delle arti nella nostra cultura.

Vorrei vedere questi due libricini (22 euro in due) nelle biblioteche di tutte le scuole superiori, tra le mani di chi insegna e di chi studia.



A questi si aggiunge un fumetto, Io sò Carmela, ed. BeccoGiallo – di Alessia Di Giovanni e Monica Barengo, basato sul diario di Carmela Cirella, stuprata a 12 da più uomini e gettatasi a 13 dal settimo piano di un palazzo.


-Proiettare dei video che si soffermano su temi diversi, dagli abusi in famiglia alla rappresentazione mediatica femminile che ci arriva da tv e cartelloni pubblicitari.


Proporre questo in una scuola è già fare molto e se ci saranno in seguito occasioni di dibattiti più articolati il livello di consapevolezza e di partecipazione attiva sarà molto più alto, l’ho sperimentato personalmente.



Di fronte ai numeri con cui ho aperto questo post, una studentessa in un istituto tecnico ha alzato la mano e mi ha chiesto risentita:

“Ma perche nessuno ci dice queste cifre?” “Perchè a casa non ci dicono niente?”
“Perchè forse non le sanno nemmeno i vostri genitori”, ho risposto.


Ciò che non vedo non esiste.


Ma Lenny Bruce, cabarettista americano degli anni cinquanta, diceva: “La verità è ciò che è, non ciò che dovrebbe essere”.



I numeri sul femminicidio e sulle violenze sessuali ci mostrano un’ Italia che non ci piace.


Ma l’Italia è questa, non ciò che ci piacerebbe che fosse. E con questo dobbiamo fare i conti.


Subito.