'La violenza dell''informazione'

Brucia la storia delle minorenni romane: a caccia di scoop pruriginosi, si sono inseguite loro anziché gli aguzzini, chi le vendeva e chi le comprava. Di [Silvia Garambois]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 23 novembre 2013

Nelle città, ora, si vedono i manifesti contro la violenza alle donne. Si è mosso il Parlamento, varando la legge a difesa delle donne vittime dei loro uomini, si sta muovendo la task force governativa. Convegni, spettacoli, rassegne, incontri, articoli di giornale, ovunque: un risveglio delle coscienze che culmina il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza alle donne.



La cronaca continua a dar conto di uno stillicidio di violenza e di morte, ma l’attenzione dei giornali e della tv ai femminicidi è cosa nuova: non si nasconde più la realtà – o, almeno: quasi sempre – dietro lo schermo deformante della “passione”, del “troppo amore”, del raptus. Quando si picchia (o si uccide) una donna, non c’è amore. E’ una cultura che sta cambiando…



Sarà per questo, anche per questo, che la storia delle due bambine romane comprate e vendute, violate, usate e abusate da farabutti e pedofili richiamati da mezza Italia, sconcerta anche di più: solo il Garante della Privacy si è mosso per loro, richiamando tutti a non scavare nella storia di quelle due minorenni, a non divulgare notizie sempre più pruriginose sulla loro tristissima ventura. Loro, le vittime. Due bambine che stanno entrando nell’adolescenza, l’età difficile e ribelle dei primi rossetti e delle vecchie bambole. Di quale vicenda stiamo parlando? Ne sono pieni i giornali: le hanno battezzate “le baby-prostitute dei Parioli”.



Quel richiamo alla “professione più antica del mondo” ha scatenato una caccia allo scoop che ha sovrastato ogni tutela delle minori (questa sì protetta da leggi e norme deontologiche): si sono inseguite le “bambine fatali” anziché i loro aguzzini, chi le vendeva ma anche – di più – chi le comprava. Violenza, questa: non altro. Violenza su donne che non erano ancora donne, a cui sono stati rubati i turbamenti e le emozioni dell’adolescenza: quelli che fanno crescere, formano il carattere, preparano alle scelte dell’età adulta.



Non bastano belle parole un giorno o un mese all’anno per combattere la violenza contro le donne. E l’informazione, senz’altro, ha una responsabilità in più.