#maipiùclandestine: in difesa della 194

'Dal primo marzo parte la campagna, perché la legge sull''interruzione di gravidanza è a rischio: "Ma non ci fu regalata, arrivò dopo anni di lotte". Di [Serena Fiorletta]'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 13 febbraio 2014
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Sono donne, prima di tutto, coloro che hanno dato vita in questi giorni alla Campagna Maipiuclandestine.


Provengono da collettivi, associazioni, laboratori e si sono riunite in difesa della legge 194, “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, meglio conosciuta come legge per l''interruzione volontaria di gravidanza.


“Quella legge non fu regalata, ma arrivò dopo anni di lotte delle donne venute prima di noi, che sapevano cosa volesse dire abortire nella clandestinità con il rischio concreto di morire. Il risultato politico di quelle lotte è stato ottenere che l’autodeterminazione fosse il punto di forza della 194 e non una concessione; nella legge è previsto che una donna dica: io decido”.


Ma oggi questa legge è a rischio, lo è nel difficile percorso che una donna deve affrontare per riuscire ad abortire, per riuscire a decidere se, quando e come avere dei figli. “Questa legge è ancora in piedi, ma ha dovuto superare il tentativo di abrogazione attraverso due referendum, e i suoi principi vengono ciclicamente messi in discussione. E’ accaduto in Parlamento nella vicenda sulla procreazione medicalmente assistita, accade ogni giorno negli ospedali italiani in cui obiettano anche i portantini, accade nei consultori con i dissuasori, accade con l’ostruzionismo alla pillola RU486”. E'' di questi giorni invece la notizia che la cosiddetta pillola del giorno dopo non è più considerata abortiva ma contraccezione di emergenza, il che vuol dire che, in teoria, non potrà più essere negata da medici e farmacisti, in nome dell''obiezione di coscienza.


Quest''ultima resta però la motivazione per cui sta diventando impossibile abortire per molte donne, con il rischio che se la maggior parte dei medici si dichiara obiettore le donne non potranno decidere della loro salute sessuale e riproduttiva. L''inapplicabilità di questa legge porterà le donne, come in passato, ad andare all''estero per interrompere la gravidanza, o quando le risorse economiche non lo consentono nell''orrorre degli aborti clandestini, con tutto ciò che ne consegue.


“Il nostro obiettivo principale è incontrare le donne, verificare quanto siamo capaci di stabilire un contatto fuori dai luoghi già dati, dalle relazioni consolidate.Per fare tutto questo ci siamo date un tempo, un anno. Pensiamo a una vera e propria Campagna e l’abbiamo chiamata: maipiùclandestine come l’appello con cui ci rivolgiamo alle donne. Un appello che è una chiamata generale a portare avanti azioni e iniziative sui territori: nei consultori di quartiere, negli ospedali, nei centri di accoglienza, nelle piazze, nelle nostre case”.


La prima azione pubblica, di lancio della Campagna, avverrà sabato 1°marzo e ancora non è resa pubblica la forma che avrà l''iniziativa.

Intanto nel Lazio, è già stato lanciato un appello pubblico da firmare al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, perché eserciti il compito che la legge gli assegna: garantire la corretta attuazione della 194 nel territorio regionale.

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