Si può dire: una guida per scrivere al femminile

La presidente Boldrini interviene alla presentazione di "Donne, grammatica e media, una guida realizzata ad uso delle redazioni".

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Redazione 11 luglio 2014
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«In Francia, Germania, in tutti i paesi latini dove c''è il genere maschile e femminile si coniuga “la ministra”, “la giudice”, “la presidente”, ed è normale che sia così. Il lavoro fatto da GULiA è utile e importante e mi auguro che possa rilanciare nel dibattito pubblico un approfondimento”: così la presidente della Camera Laura Boldrini, ha portato il suo saluto alla presentazione della guida “Donne, grammatica e media – Suggerimenti per l''uso dell''italiano” , scritta dalla docente di linguistica Cecilia Robustelli e curata da Maria Teresa Manuelli che, nella sala Aldo Moro, per iniziativa di GiULiA, la Rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome.


“Non accettare di declinare al femminile – ha continuato Laura Boldrini – significa non accettare un dato di fatto: che i tempi cambiano, che certe posizioni possono essere per uomini e per donne. Non si va a togliere nulla al genere maschile, si fa arricchimento culturale e si rende giustizia alle persone che quel ruolo rivestono” «L''uso sessista della lingua – per l''economista Fiorella Kostoris – è un problema culturale. Per secoli le cariche sono state ricoperte da uomini, e ora che diventano appannaggio delle donne, ancora si definiscono al maschile. E questo diventa un caso di discriminazione”.

“Gli stereotipi non sono solo questione di grammatica ma di contenuti”, afferma Cecilia Robustelli, docente di linguistica italiana e autrice della Guida sul linguaggio realizzata da GiULiA. “Il linguaggio ha una funzione politica. Un linguaggio che non mette in evidenza la donna, non la fa vedere, è un linguaggio che la nasconde”.



“È una guida pensata soprattutto per giornaliste e giornalisti”, dice la presidente di GiULiA, Alessandra Mancuso, “affinché l''informazione riconosca, rifletta e rispetti le differenze, a partire da un uso corretto del linguaggio. E dia così un contributo al cambiamento per fare dell''Italia un paese per donne e per uomini”. “Donne Grammatica e Media”, che contiene proposte operative, utili a far superare dubbi e perplessità circa l''adozione del genere femminile per i nomi professionali e istituzionali «alti», ha ricevuto il patrocinio dell''Inpgi, Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, della Fnsi e degli Ordini regionali dei Giornalisti del Lazio e della Lombardia.



Roma, 11 luglio 2014

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