Iraq: non è un paese per giornaliste

GIULIA rilancia il drammatico appello di una giornalista irachena vittima delle violenze settarie che divampano nel paese.

globalist syndication

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Redazione 4 agosto 2014
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Baghdad,(Aki) - "Vivo in Iraq da quando sono nata, ma ora ho difficoltà a vivere in questo Paese a causa delle minacce di morte che stiamo subendo io e la mia famiglia per motivi religiosi e settari".

È la drammatica denuncia di una giornalista irachena residente a Baghdad, Z.N., che non vuole rendere pubbliche le sue generalità per timore di ritorsioni. Z.N. ha partecipato con altri connazionali a un corso di formazione a Roma promosso dal ministero degli Affari Esteri e organizzato dal gruppo Adnkronos. Ora ha scritto alla Adnkronos nel tentativo di trovare una via d''uscita a una situazione che mette a rischio la sua vita e quella dei suoi cari.



A Baghdad, spiega la giornalista Z.N., il conflitto tra sunniti e sciiti ha reso il clima "sempre più pericoloso". "Una settimana fa - racconta - mio marito ha ricevuto una telefonata: o prendi i tuoi figli e te ne vai, ma senza tua moglie, o morirai", ha rivelato la giornalista nella lettera ad Aki-Adnkronos International. "La ragione di questa minaccia - spiega - è che io sono sciita e lui sunnita, anche se tutti e due abbiamo idee liberali e siamo contrari alle divisioni settarie".



La giornalista racconta che lei e suo marito si sentono in trappola: "non possiamo sporgere denuncia alla polizia locale poiché i membri stessi della polizia nelle aree sciite fanno parte della cosiddetta ''Asaib Ahl al-Haq'', ovvero la ''Lega dei Giusti'', che è una milizia sciita paramilitare accusata di compiere attacchi indiscriminati contro i sunniti soprattutto nei pressi di Baghdad sia in quartieri a maggioranza sciita che con popolazione mista".


"Per allontanarci da questi problemi io, mio marito e i nostri due bambini, un maschietto di 4 anni ed una bimba di solo 2, abbiamo iniziato a spostarci da una zona all''altra nel tentativo di lasciarci alle spalle questo settarismo", spiega la giornalista, che aggiunge: "dovunque andiamo, gli stessi problemi si ripresentano come se ci dessero la caccia".



Nella lettera appello all''Aki, la giornalista rivela che la sua situazione non è isolata e che a Baghdad sono da tempo in corso aggressioni e omicidi per motivi settari. "Ieri l''altro - racconta - la polizia ha trovato i cadaveri di due donne sciite a Sadr City, una zona molto vicina alla nostra, a maggioranza sciita. Sono state uccise poiché erano sposate con dei sunniti. In un''area centrale di Baghdad, Bab al-Sharqi, tre giovani che vivevano in un quartiere a maggioranza sunnita sono stati rapiti e uccisi. I loro cadaveri sono stati trovati in una zona sciita e sui loro corpi era stato lasciato un biglietto con scritto ''sunniti''".

Secondo la giornalista "non c''è un luogo sicuro dove possiamo andare". Z.N. aggiunge: che "non voglio che i miei figli o mio marito vengano rapiti, o trovare i loro corpi senza vita in mezzo alla strada. E non posso nemmeno uscire dall''Iraq illegalmente e la ragione principale è la sicurezza dei miei figli.



Oggi io e mio marito non sappiamo come affrontare questo problema". "Ho pensato a un modo di salvare la mia famiglia - conclude il drammatico appello - e la mia unica soluzione è l''Italia, dove ho vissuto tra il 2007 e il 2008 e dove ho fatto un training per l''Adnkronos International. Lì ho potuto conoscere persone profondamente umane e con una grande coscienza, che mi hanno fatto sentire come in famiglia, e questo è ciò di cui la mia famiglia ha bisogno".


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