#IFJAW campagna internazionale contro la violenza sulle giornaliste

Una campagna contro la violenza ed un appello per l’accesso femminile alla leadership nei sindacati e nei media per giocare "un ruolo pieno e attivo nella società”.

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 7 marzo 2015

In occasione dell’8 marzo, la Federazione Internazionale dei giornalisti (IFJ), con il suo Gender Council, lancia un appello per l’accesso femminile alla leadership nei sindacati e nei media, “affinchè possano giocare davvero un ruolo pieno e attivo nella società”. E come ogni anno, l’IFJ reitera la necessità di combattere la violenza contro le giornaliste, assicurando loro un ambiente di lavoro sicuro nei mezzi di informazione.


Secondo gli ultimi dati, scrive IFJ, si assiste a un processo di “femminilizzazione” del giornalismo. Il numero delle donne nelle università di giornalismo e nei media supera quello degli uomini. Ma questa maggioranza non viene rispecchiata ai livelli dirigenziali sia dei media che dei sindacati: “E’ questo il motivo per cui l’IFJ vuole prendere tutte le misure necessarie per assicurare l’equilibrio tra lavoro e vita familiare”.


Nel 2013, l’IFJ ha lanciato la campagna “Stop Violence against Women Journalists” (#IFJVAW), centrata sulle violenze fisiche connesse all’attività professionale (giornaliste uccise, minacciate, attaccate, molestate). La campagna riguardava anche la violenza sui luoghi di lavoro (molestie morali e sessuali, bullismo, ineguaglianza salariale) e la cosiddetta violenza “silenziosa”, che consiste nel tenere le donne lontane dalle posizioni dirigenti solo sulla base del loro genere.


L’anno scorso, l’IFJ ha contato 12 giornaliste attaccate e uccise, o che hanno perso la vita in altri modi durante lo svolgimento del loro lavoro. Due giornaliste uccise in Afghanistan e nella Repubblica Centrafricana, una in Colombia, Egitto, Iraq, Libia, Paraguay e Filippine, tutte per attacchi mirati o in sparatorie. A loro si aggiungono due giornaliste morte in Bangladesh e Turchia a causa di incidenti connessi al loro lavoro.


“Sappiamo dalle ricerche sulla violenza contro le donne”, dice Mindy Ran, copresidente del Gender Council, “che spesso la violenza e la morte di donne resta sconosciuto. Ricerche in arrivo ci aiuteranno a fornire una fotografia più veritiera”.


In una lettera, in occasione dell’8 marzo, Ran sollecita i sindacati a sostenere la proposta di una Convenzione contro la violenza di genere nei luoghi di lavoro, che sarà discussa dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). “Se si vuole fare veramente la differenza oggi, bisogna agire subito, aumentare la consapevolezza, incoraggiare più donne a unirsi e partecipare pienamente. Avviare un processo per creare cambiamenti duraturi”, incalza Ran.


Secondo UN WOMEN, nessun paese ha ancora raggiunto l’uguaglianza di genere in tutti i campi pubblici e privati, e persistono ineguaglianze significative tra uomini e donne.
“La situazione globale ha registrato significativi cambiamenti negli ultimi 10 anni e ci sono sempre più donne tra gli attivisti”, dice Beth Costa, Segretaria generale IFJ. “Tuttavia c’è ancora molto da fare. Vogliamo che le colleghe siano pienamente incluse nelle dirigenze dei sindacati e chiediamo ai leader di impegnarsi maggiormente sulla Piattaforma di Azione della Conferenza di Pechino del 1995”.
“Le donne sono ancora tenute a distanza dai movimenti organizzati, ancora non riescono a raggiungere le posizioni dirigenti e le organizzazioni non sono equamente rappresentative di uomini e donne. Non ci riferiamo al rispetto delle donne sulla carta ma a una loro reale inclusione nella discussione di temi fondamentali e nei processi decisionali. Questa è una questione di vero rispetto, riconoscimento reale di parità, con le nostre differenze”, continua Costa.


L’IFJ – conclude il comunicato – chiede a giornalisti, sindacati e sostenitori a esprimere la loro preoccupazione sulla violenza contro le giornaliste e la richiesta della fine dell’impunità di questi crimini, pubblicando post con l’hastag #IFJAW.