Vanessa e gli altri figli della nazione

La legge per sostenere gli orfani dei femminicidi è stata approvata all’unanimità a Montecitorio. Fondamentale il sostegno dei media. Parla l''avvocata che ha redatto il testo

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 17 marzo 2017

“Assume grande significato l’approvazione alla Camera dei deputati, all’unanimità, del provvedimento che assicura un futuro di dignità e speranza ai figli delle donne uccise dai propri compagni o ex compagni. È un’emergenza sociale tragica e inquietante. Mi auguro che si possa giungere rapidamente a un’approvazione definitiva di questa legge”. Con queste parole, pronunciate l’8 marzo, nella giornata della Festa della donna, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella esorta il Senato a discutere celermente il testo in favore degli orfani per crimini domestici, liquidato da Montecitorio una settimana prima, perché, aggiunge “ Per quei bambini e ragazzi, che vedono attraversata e sconvolta la propria vita dalla doppia penosissima condizione di avere la madre uccisa e il padre in prigione, vi è l’urgenza di moltiplicare le attenzioni e le cure da parte della società e delle Istituzioni”.


Il cuore di questa proposta di legge batte in Sardegna e ruota intorno alla tragedia che ha sconvolto la vita di Vanessa Mele che aveva appena 6 anni quando, il 3 dicembre del 1998, perse sua mamma uccisa dal marito, il padre di Vanessa, con un colpo di pistola, nella loro casa a Nuoro, mentre la bambina giocava nella stanza accanto. Oggi a 25 anni la coraggiosa giovane di Mamoiada, diventata criminologa, rappresenta il simbolo di lunghe battaglie e dure lotte intraprese negli anni per restituire i diritti negati a quella schiera di figli finora invisibili per lo Stato italiano, gli orfani dei femminicidi, tutelati e protetti negli altri Paesi civili, tanto da essere adottati come figli della nazione.


Al suo fianco Vanessa ha avuto la combattiva avvocata Anna Maria Busia, che non solo l’ha guidata nei percorsi giudiziari, ma le è stata vicina con grande affetto e comprensione nei momenti più difficili: tra di noi è nato un bel rapporto umano. La penalista, consigliera regionale, da anni difende le donne vittime di violenza, ha redatto il testo della proposta di legge in procinto di approdare a Palazzo Madama: ”È una norma di grande civiltà, che prevede un sistema ben articolato di tutele e aiuti per i ragazzi che, dopo aver perso la madre perdono anche il padre/assassino. Oggi sono oltre 1620 gli orfani dei femminicidi, ma il numero cresce quasi quotidianamente e la politica deve occuparsi di loro. Siamo tutti fiduciosi che alla normativa sia riservata una corsia preferenziale per l’esame al Senato, e confidiamo nel Presidente, Pietro Grasso che è uomo di legge”.


L’approvazione all’unanimità da parte dei deputati che hanno salvaguardato il testo originario lasciando intatta l’impalcatura e trovando un equilibrio politico sugli emendamenti presentati in Aula, un grande passo avanti : ”Ciò che speravo nei miei sogni più azzardati è accaduto, ci sono stati interventi mirabili, da parte di alcuni partiti, addirittura inaspettati. La legge darà presto i suoi frutti, funge da vero deterrente, perché spesso si uccide per questioni economiche. Tra le novità più significative e attese infatti figura l’indegnità a succedere per evitare che il genitore colpevole possa concorrere all’eredità della vittima a danno dei figli. Proprio per superare questa aberrazione Vanessa Mele aveva ingaggiato una battaglia durissima, e con il sostegno dei media che le avevano garantito spazi e visibilità, era riuscita nel 2010 a bloccare il versamento dell’indennità di reversibilità al padre, ottenuta non appena era uscito dal carcere dopo aver scontato 9 anni: la legge gli consentiva di percepire l’ indennità sottraendola alla figlia.


“Non solo, è previsto anche il sequestro conservativo dei beni dell’indagato in modo che tale patrimonio non sia dilapidato da spese processuali a difesa dell’omicida e che siano così tutelati i beni per gli orfani che riceveranno anche a titolo di provvisionale il 50 per cento del danno ipotizzato che sarà liquidato in sede civile. Ancora, patrocinio gratuito per gli orfani e borse di studio, mentre la norma che prevede il cambio gratuito del cognome non è passata, ma voglio ricordare l’esperienza di Vanessa che al compimento dei 18 anni si presentò all’anagrafe, per rinunciare al cognome del padre Cardia ed ottenere il riconoscimento di quello della mamma Mele, procedura conclusa senza difficoltà”.


La legge introduce anche una rivoluzione negli schemi legati a discriminazioni culturali: l’omicidio del coniuge, del compagno convivente o del partner civile viene equiparato a quello dei genitori e dei figli, riconoscendo l’aggravante del vincolo familiare. Inoltre vengono inasprite le pene fino a prevedere l’ergastolo.


“Quando la legge sarà operativa - continua l’avvocata Busia - potremo affermare di aver iniziato a considerare il punto di vista delle vittime, perché il sistema penale si concentra sugli autori, bisogna cambiare prospettiva guardando al reato dalla parte di chi lo subisce. Solo modificando l’impostazione del codice penale e civile si possono garantire le tutele sia alle donne che denunciano sia, nei casi più gravi, agli orfani. Sulla base di questo ordinamento forze dell’ordine e magistrati non possono fare tanto… “.


Ma altre battaglie si affiancano al cammino per introdurre nuove norme a tutela dei soggetti più deboli della violenza: Anna Maria Busia da consigliera regionale (Centro Democratico) è in prima fila per promuovere il riconoscimento e l’uso del linguaggio di genere e porre uno stop alle espressioni sessiste. Lo scorso ottobre con la legge di Semplificazione l’assemblea legislativa sarda ha approvato un articolo, proposto dalla Busia, e sostenuto trasversalmente dalle altre tre consigliere: “Per adottare un linguaggio rispettoso dell’identità di genere nella comunicazione istituzionale. Le parole sono significato, simbolo, idea, visione, troppe discriminazioni passano da un uso scorretto del linguaggio, e chi mostra una ferrea ostinazione verso il cambiamento per me è un soggetto patologicamente interessante”.