Due volte vittime, prima lo stupro poi la violenza del giornalismo senza scrupoli

Esposto agli Ordini di Milano e Roma dalle Commissioni pari opportunità della Fnsi, dell'Ordine dei giornalisti e dell'Usigrai e l'associazione Giulia contro il quotidiano Libero

Polizia di stato di Rimini

Polizia di stato di Rimini

Redazione 9 settembre 2017

Due volte vittime. Per avere subito violenza sessuale di gruppo e per dover subire in seguito anche quella di un giornalismo senza scrupoli che pubblica la trascrizione dei verbali con i dettagli più raccapriccianti dello stupro. E’ quello che ha fatto il quotidiano Libero con un articolo a sei colonne sugli stupri di Rimini a una turista polacca e a una transessuale peruviana dal titolo “Violenze disumane e doppia penetrazione”.
Non si può invocare il diritto di cronaca di fronte a una palese violazione della deontologia professionale che con il Testo Unico dei doveri dei giornalisti impone loro, a tutela della dignità della persona, di non “soffermarsi sui dettagli della violenza”.


Un giornalismo che decide di divulgare, nel dettaglio, tutti i particolari, anche i più intimi, della brutale aggressione, vuole ammiccare alla curiosità morbosa dei lettori e far leva sul sensazionalismo, incurante del diritto delle vittime alla privacy e del rispetto dovuto alle vittime. Che si trovano a subire un ulteriore atto di abuso nella loro sfera intima.
L’indignazione che l’articolo ha suscitato, registrata anche dai social media, mostra che la misura è colma. Che la società è stanca di dover combattere anche con un giornalismo che nel linguaggio non rispetta le donne. Di fronte al bollettino quotidiano di donne uccise, picchiate, aggredite è necessario un giornalismo responsabile, corretto e rispettoso, anche nel linguaggio che usa, della dignità delle donne. Che non faccia sensazionalismo e sciacallaggio. Articoli come quello di Libero non sono più ammissibili.


Le Commissioni pari opportunità della Fnsi, dell’Ordine e dell’Usigrai e l’Associazione GiULiA Giornaliste hanno presentato un esposto agli Ordini della Lombardia e del Lazio, per le rispettive competenze, chiedendo di accertare le violazioni deontologiche dell’articolo in questione con l’apertura di un procedimento disciplinare.