Rojda Felat, l'eroina curda che ha sconfitto l'Isis a Raqqa

Oggi, 17 ottobre 2017, l'Isis è stato sconfitto. Ma questa non è una vittoria come tante, questa è la rivincita delle donne libere sui maschi oppressori. Delle schiave che tornano a essere persone

Rojda Felat

Rojda Felat

Redazione 17 ottobre 2017Globalist.it

di Claudia Sarritzu


Con il suo braccio sinistro alzato indica la strada per la libertà. E' vietato perdere perché non ci sono rivincite, piani B, premi consolatori. Alle donne curde (forse alle donne tutte) è data una sola possibilità per dimostrare al mondo quanto valgono.


Rojda Felat lo sapeva bene, sin da quando le hanno detto che sarebbe stata proprio lei a guidare l'assalto finale a Raqqa, il principale feudo dello Stato Islamico in Siria. Un assalto che è stato lanciato all'inizio dell'estate dall'alleanza arabo-curda sostenuta dagli Stati Uniti subito dopo la liberazione di Tabqa.


Oggi le Forze siriane democratiche hanno annunciato di aver preso il controllo totale della città di Raqqa, liberandola dallo Stato Islamico. L'alleanza curdo araba - con una forte presenza delle Unità di Protezione femminile (Ypj) stava combattendo da giugno per la liberazione di Raqqa, con il sostegno della Coalizione militare internazionale a guida Usa.


Quella che vedete in foto è una donna, come tante combattenti curde, che in questi anni hanno lottato per la loro terra, ma soprattutto per i diritti civili (di tutti) e per quelli delle donne, schiacciati da una cultura oppressiva e ultimamente annientati dalla barbarie dei seguadi del Califfo.
Oggi, 17 ottobre 2017, l'Isis è stato sconfitto. Ma questa, lasciatemi scrivere, non è una vittoria come tante, questa è la rivincita delle donne libere sui maschi oppressori. Delle schiave che tornano a essere persone. 
E' questo giorno è stato possibile proprio grazie a lei: Rojda Felat una trentenne che ha lasciato i libri (almeno momentaneamente) per abbracciare la causa del suo popolo: prima che la guerra civile scoppiasse in Siria nel 2011 era una studentessa di lettere. Poi la guerra e, lo scorso anno, un attacco suicida dell'Isis durante una festa di matrimonio durante il quale Rojda ha perso 20 componenti della sua famiglia.
Lei è rimsta in piedi, fiera come una roccia a combattere per ogni centimetro che la separava dalla libertà (nonostante le bombe di Erdogan che l'ha definita una terrorista al pari di tutti i combattenti delle Unità di protezione popolare).
Tempo fa aveva spiegato con poche ma significative parole la sua scelta di imbracciare le armi: voglio difendere la mia gente e la mia esistenza come donna. Del resto le vittime principali di Isis sono state le donne, vendute e costrette alla schiavitù, quindi il messaggio che si vuole dare è che le donne non si sottometteranno, e nel buio in cui è avvolto il Medio Oriente, uno dei pochi spiragli di luce è la rivoluzione delle donne curde.
Del resto aveva già spiegato un'altra combattente delle Ypj, ossia le unità femminili, Heidiya Yousef: "Le donne curde stanno combattendo da vere e proprie eroine. E sapete perché? Abbiamo una grande forza di volontà. Ragazze di 18 o 20 anni che hanno fatto la loro scelta".
Ma non si tratta di una scelta facile: la loro presenza da donne in divisa militare e, comunque, da donne libere dai vincoli è vista con sospetto da molti strati della società che non concepiscono la parità tra i sessi. E infatti, mentre si deve ancora combattere per liberare quelle terre dallo Stato Islamico c'è una battaglia che si prospetta: quella contro la poligamia e lo strazio delle spose bambine.
Ha spiegato ancora Heidiya Yousef: "Le donne sono oppresse da millenni e non è facile per loro percepire il senso dei diritti". Per questo le forze politiche del Rojava stanno ipotizzando una serie di progetti per resituire alle donne un ruolo preciso nella società: dalle case delle donne nelle città arabe e curde a istituzione che tutelino i diritti.
Per far questo occorre molta pazienza ma anche infrangere con decisione alcune regole religiose e tribali, intimamente legate al senso dell'onore, che opprimono i diritti delle donne e hanno sempre consentito la poligamia e le spose bambine".


Ora dunque resta l'ultima battaglia, quella che potrebbe far vincere la guerra. La battaglia più difficile: per la parità tra i sessi e per i diritti delle donne. Che a questo punto della storia hanno già dimostrato tutto quello che c'era da dimostrare. Neppure in guerra sono inferiori agli uomini. Perché quando combatti per ciò in cui credi non servono muscoli, ma intelligenza e passione. Rojda Felat, una studentessa di lettere è entrata nella storia e ha cambiato, speriamo, il mondo di tante.