Premio Morrione, una sfida al femminile

La sesta edizione porta in finale sei autrici donne, tutte under 31. Vincono le inchieste "Tabù Hiv" di Giulia Elia e "Le mani sul fiume" di Giulia Paltrinieri [di Stefanella Campana]

Giornalismo

Giornalismo

Redazione 25 ottobre 2017

Una sfida tutta la femminile per la sesta edizione del Premio Morrione sul giornalismo investigativo. In finale sei autrici donne, tutte under 31 anni, scelte fra i 91 partecipanti con 52 progetti. Le vincitrici, Giulia Elia, con Tabù Hiv nella categoria video “per la sua capacità di approfondimento di fatti di cronaca legati a temi di interesse generale, trattati con sensibilità e rigore professionale”, e Giulia Paltrinieri per il webdoc Le mani sul fiume per “la tecnica e il linguaggio giornalistico combinati con perizia nel mondo digitale e per la capacità di fornire nuovi e più ampi strumenti di conoscenza di realtà territoriali complesse”.


 


L’inchiesta di Giulia Elia, attraverso la vicenda giudiziaria di Valentini Talluto, imputato nel primo processo (ancora in corso) per contagio consapevole ed epidemia da HIV, racconta le storie sconvolte di molte donne che hanno contratto il virus (32, e anche un uomo e un bimbo con patologie gravissime) e devono conviverci per sempre. Un problema quello dell’Aids oggi sottovalutato, ma il virus continua a colpire in Italia e c’è chi lo scopre troppo tardi, migliaia di mine vaganti. Giulia si filma mentre risponde a chi la chiama dopo un suo annuncio in cui offre prestazioni sessuali non protette ed è quello che dicono di volere la maggioranza degli uomini.


In Le mani sul fiume protagonista è il grande fiume Po e il suo “oro grigio”, la sabbia finissima a basso costo, ideale per l’edilizia e macchina da soldi per le organizzazioni criminali che in Emilia Romagna e Lombardia hanno potuto infiltrarsi trovando imprenditori senza scrupoli. Scavi abusivi e cave per rifiuti pericolosi che dovevano essere smaltiti finiscono nel grande fiume sempre più violentato che poi si vendica durante le piene con cedimenti, allagamenti e disastri. Una storia raccontata da pescatori, ambientalisti, persone che abitano le province padane, anche personaggi un po’ folli che popolano le rive del Fiume.


 


Inchieste coraggiose quelle delle vincitrici, come quelle svolte anche dalle finaliste Alessia Melchiorre e Antonella Serrecchia, Nei canali della ’ndrangheta e Maria Gabriella Sala in Matti per sempre.


 


Alessia Melchiorre e Antonella Serrecchia stanno seguendo un master in giornalismo alla Rijkuniverisiteit di Groningen, nei Paesi Bassi. La loro video inchiesta indaga sulla penetrazione del fenomeno ‘ndranghetista nei Paesi Bassi ed evidenzia come il porto di Rotterdam e la sottovalutazione in Olanda della criminalità organizzata (il Paese non prevede il reato di mafia) siano elementi strategici nel percorso che tonnellate di droga compiono dal Sudamerica all’Europa, un business diffuso di miliardi .


In Matti per sempre web doc, in 5 capitoli, Maria Gabriella Sala, giornalista specializzata in giornalismo sociale, come la coautrice Daniela Sala, indagano il mondo della salute mentale attraverso reportage video, interviste audio, info-grafiche e gallerie fotografiche. Raccontano con efficacia cosa è sopravvissuto a 40 anni dalla chiusura dei manicomi e dalla legge Basaglia, cos’è oggi la cura mentale anche attraverso storie drammatiche.


Le inchieste premiate da una Giuria presieduta da Giuseppe Giulietti, sono state finanziate per la realizzazione con 4 mila euro e con un premio finale di 2 mila euro ciascuna. Saranno messe in onda su Rainews24 e on line sul sito per il webdoc.


A un’altra donna, Milena Gabanelli, è andato il Premio Baffo Rosso, giunto alla sua seconda edizione, riconoscimento che l’Associazione Amici di Roberto Morrione assegna ad un giornalista di indiscussa esperienza che si sia particolarmente distinto per il suo lavoro di inchiesta e di ricerca della verità.


E’ il caso di dire che l’impegno, il coraggio nell’informare è sempre più donna.