La cattiva stampa uccide le donne

'L''assemblea di GiULiA: il documento contro la cattiva informazione. È ora di cambiare. Le cittadine e i cittadini chiedono rispetto.'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 17 giugno 2013
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[b]Documento dell’Assemblea nazionale di GiULiA del 15 giugno 2013

La cattiva informazione uccide le donne: è ora di cambiare[/b]


Il servizio delle Iene dal titolo: “Sesso o stupro?” andato in onda il 2 giugno su Italia1, il servizio del Tg2 trasmesso il 30 maggio per la morte di Franca Rame, ma anche le tante, troppe, segnalazioni di programmi radiofonici che veicolano concetti volgari sulle donne (ultimo caso segnalato, La Zanzara su Radio24), testimoniano che esiste un problema sempre più pressante di qualità dell’informazione. Di superficialità, scarsa preparazione culturale e professionale, di cui troppo spesso, sono proprio donne e minori, i soggetti più colpiti.


Quando non si arriva addirittura a colpire la vittima, mettendone in dubbio la parola, come nel servizio delle Iene, e al tempo stesso attaccando la giudice e la sentenza (già pronunciata, con condanna in primo grado a carico dei due “bravi ragazzi” intervistati dalle Iene). Già il titolo è esemplificativo: “Sesso o stupro?” Quasi a suggerire la possibilità che la violenza venga ad essere considerata opinabile, ovvero tale solo a seconda dei punti di vista, mentre le dichiarazioni dei violentatori (definiti tali da una sentenza di tribunale) vanno in onda per interminabili lunghissimi minuti, nonostante siano troppo uguali  a quelle già sentite in altri casi di violenza contro le donne. Tutto troppo fotocopia di parole già scritte e sentite per essere davvero credibile. Ed infatti i tribunali non credono. E condannano. Per noi giornaliste è come rivedere, in replay, quel “Processo per stupro” che squarciò drammaticamente il velo del ribaltamento dei ruoli che si opera contro la stessa vittima nei casi di stupro. Siamo ancora lì?


È nel nostro lavoro quotidiano, di giornaliste, che tocchiamo con mano quanto si sia affievolita, nelle redazioni, la coscienza deontologica e persino la conoscenza delle Carte che ci siamo dati (da quella di Treviso a quella di Roma). Giornaliste e giornalisti che hanno perso o non hanno ancora acquisito l’ABC della professione. Ci auguriamo che l’obbligo di formazione voluto nella legge di riforma dell’Ordine, e di cui si dovrà occupare il Consiglio Nazionale che si sta insediando, possa colmare le lacune della preparazione dei giornalisti.


Rispettare le persone di cui si racconta la storia, seppure in trenta secondi, come non si è fatto per la scomparsa di Franca Rame, nel servizio del Tg2; evitare di spettacolarizzare drammatici casi di violenza, come nel caso delle Iene; evitare di dire trivialità a ruota libera sulle donne nei programmi radiofonici…..questo si chiede. Non si può offendere, sminuire, o mettere alla berlina, una donna che ha subito violenza. Questo proprio non si può. C’è un limite. Come non si può sbattere l’immagine, la foto, di una minore vittima, indifesa, in prima pagina com’è avenuto in passato. GiULiA lo ha segnalato, riguardava il Giornale, e il direttore ha ricevuto una censura. In uno dei pochi casi, l’Ordine della Lombardia, in cui la vigilanza sulla deontologia non è stata in questi anni parola vuota.


Tre casi, solo gli ultimi in ordine di tempo, dei tanti troppi “errori” che gettano discredito sulla categoria e di cui cominciamo a essere stufe. E con noi le donne tutte. Vogliamo un’informazione di qualità e lo chiediamo nelle nostre redazioni. E’ di informazione pulita, corretta, di qualità che il Paese ha bisogno.


Ci sono stati troppi limiti nella vigilanza sulla deontologia: tutte le colleghe e i colleghi, e lo stesso sindacato, dovrebbero, come ha fatto GiULiA denunciare tutte le violazioni che si evidenziano. Senza denuncia l’Ordine non può procedere: per questo chiediamo di inserire nella riforma il procedimento d’ufficio per le violazioni più gravi.


E c’è una forte necessità di formazione permanente. Alcuni ordini regionali se ne occupano già da anni come la Lombardia. In particolare, per le tematiche di genere, GIULiALombardia ha avuto il patrocinio, con la presidenza di Letizia Gonzales, al corso “Errori di genere" (e il prossimo "Giornalismo e stereotipi: come evitare gli errori di genere" svolti in collaborazione con l''Università Statale di Milano). Contiamo che la presenza di altre Giulie in tutti gli organismi del Consiglio nazionale e nei regionali, possa servire a far conoscere le nostre istanze. E ci proponiamo come gruppo formatore su queste tematiche.


Recuperare prestigio e funzione all’Ordine dei giornalisti: è questo che GiULiA chiede alla vigilia dell’insediamente inaugurale del nuovo Consiglio nazionale, con i migliori auguri alle tante elette ed eletti anche con il nostro sostegno. Dall’Ordine, dove sinora l’attenzione è stata discontinua e assai diversa tra regione e regione, ci aspettiamo un cambio di passo, per il quale lavoreremo.


E non è ininfluente che la catena di comando, nelle redazioni, sia ancora, in larga misura, maschile e quindi meno sensibile a questi temi. E che le redazioni siano sotto organico, per i tagli indiscriminati degli editori, e con freelance malpagati che non hanno tempo per curare la qualità. Anche di questo parliamo quando ci battiamo per la qualità dell’informazione.


Lo sdegno che puntuale, immediato, a ogni scivolone dell’informazione, si riverbera attraverso i social media, anche con toni violenti che condanniamo, fa capire che non c’è più tempo. Non si può continuare a scusare, giustificare, minimizzare come “errore”, ogni frutto di cattiva informazione. E non si possono accettare tentazioni di difesa corporativa: anche le giornaliste e i giornalisti “sbagliano”. Non si chiedono tribunali ma non si può accettare la minimizzazione. Chi sbaglia, lo riconosca ed eviti di sbagliare ancora.
E soprattutto, queste proteste (lettere ai direttori, lettere ai vertici Rai, tecniche di mailbombing che non condividiamo), fanno capire che le cittadine e i cittadini, ai media chiedono rispetto. L’informazione, l’etere, la radio, sono beni comuni da maneggiare con senso di responsabilità. E’ questo che GiULiA chiede e intende continuare a chiedere: rispetto e responsabilità. Ma soprattutto rispetto.


La comunicazione superficiale, approssimativa o sbagliata, di cattiva qualità, vanifica gli sforzi di anni per il superamento e la trasformazione dei pregiudizi. GiULiA chiederà a sindacato, Ordine, editori, istituzioni, risorse e impegni concreti per varare un piano formativo nazionale rivolto agli operatori dell’informazione. E si adopererà per aprire, su questo, tavoli di confronto. Continuando al tempo stesso a denunciare i casi di malainformazione.

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