Ministra o ministro? La Crusca smentisce il Corsera

Polemiche per il Corriere della Sera che aveva titolato: "Si a inciucio, no a ministra. I verdetti della Crusca". Ma la Crusca rettifica... Ecco il comunicato.

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Redazione 5 dicembre 2013
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L''articolo di Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera del 3 dicembre scorso, aveva fatto sobbalzare più d''uno e più d''una: la Crusca che smentisce se stessa?


Il titolo non voleva dubbi: "[b]Sì a «inciucio», no a «ministra». I verdetti della Crusca[/b]".

E l''articolo? Ecco cosa scriveva Stella, in occasione della presentazione fiorentina del libro "La Crusca risponde":




[i]A proposito, «il» presidente» o «la» presidente della Crusca, trattandosi di una donna? «Il ministro, la ministra, o la ministro della Pubblica istruzione, con l’apposizione di un antroponimo femminile»? Risponde Giovanni Nencioni: «La proposta di mantenere il titolo al maschile anche quando la carica sia affidata a una donna continua l’uso antico di usare il genere maschile come comprensivo del femminile quando ci si riferiva a proprietà comuni a tutto il genere umano». Del resto «guardia, sentinella, guida» sono stati sempre «riferiti, finora quasi esclusivamente, a nomi propri maschili senza scandalo dei grammatici». «Da respingere con decisione», però, «è l’ircocervo “la ministro”» esaltata da alcuni «come una combinazione salva tutto».[/i]



Eppure, han ragionato in molti, fin qui l''Accademia della Crusca ha espresso ben altro orientamento... Anche GiULiA lo scorso marzo aveva ripreso il "tema del mese" della Crusca (http://giulia.globalist.it/Detail_News_Display?ID=54970&typeb=0&Accademia-della-Crusca-infermiera-si-sindaca-no-), in cui non si lasciava spazio a disorientamenti linguistici.


Ora, l''educata smentita della Crusca al Corriere:


[i]Accademia della Crusca

Comunicato Stampa

[b]La Crusca risponde:

il ministro o la ministra?[/b]



Firenze, 5 dicembre 2013



La Presidente dell’Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio, lieta dell’accoglienza positiva riservata dal pubblico e dalla stampa al recente volume La Crusca risponde (a cura di M. Biffi e R. Setti, Le Lettere - Accademia della Crusca, 2013), per evitare alcuni possibili equivoci nelle sintesi che si vanno diffondendo in rete, tiene a ribadire l’opportunità di usare il genere grammaticale femminile per indicare ruoli istituzionali (la ministra, la presidente, l’assessora, la senatrice, la deputata ecc.) e professioni alle quali l’accesso è normale per le donne solo da qualche decennio (chirurga, avvocata o avvocatessa, architetta, magistrata ecc.) così come del resto è avvenuto per mestieri e professioni tradizionali (infermiera, maestra, operaia, attrice ecc.).



La posizione dell’Accademia è documentata da iniziative diverse: il Progetto genere e linguaggio svolto in collaborazione col Comune di Firenze; la Guida agli atti amministrativi, pubblicata dalla Crusca e dall’Istituto di Teoria e Tecnica dell’Informazione Giuridica del Consiglio Nazionale delle Ricerche ITTIG-CNR (http://www.ittig.cnr.it/Ricerca/Testi/GuidaAttiAmministrativi.pdf); il Tema del mese a cura di Cecilia Robustelli, pubblicato nel marzo 2013 sul sito dell’Accademia(http://www.accademiadellacrusca.it/it/tema-del-mese/infermiera-s-ingegnera) e varie interviste rilasciate da accademici.

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Insomma, non è il ruolo che fa il genere, e dunque: la ministra. Si chiami Fornero o Cancellieri. O anche viceministra Guerra.

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