Sardegna, licenziamenti per maternità. E il 30% perde il lavoro

'Secondo i dati forniti dall''Ispettorato del Lavoro per il 2010, inoltre, 385 donne si sono dimesse dopo aver scoperto di aspettare un figlio'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 22 dicembre 2011
'Cagliari, 22 dic - La maternità è ancora un dramma per le donne lavoratrici. Basti pensare che nel 30 per cento dei casi resta il motivo principale delle discriminazioni di genere sul lavoro. Secondo i dati forniti dall''ispettorato del Lavoro per il 2010, 385 donne si sono dimesse volontariamente dopo aver scoperto di aspettare un figlio.
E'' solo un anticipo del rapporto sulle discriminazioni che sta predisponendo l''Ufficio della consigliera regionale di parità, Luisa Marilotti, e che sarà presentato l''anno prossimo. "Numeri che la dicono tutta sul welfare fragile, di una rete di sostegno carente e una politica di conciliazione che ancora deve decollare" - ha affermato Luisa Marilotti presentando il bilancio di fine anno. Mancati rinnovi del contratto e licenziamenti per maternità, annunci penalizzanti del tipo ''astenersi personale femminile'', premio di produttività negato per gravidanza a rischio: sono alcuni tra i casi che hanno richiesto l''intervento della Consigliera di parità. Una figura che svolge funzioni di promozione e controllo dell''attuazione dei principi di uguaglianza, opportunità e non discriminazioni per donne e uomini nel lavoro.
Sono 144 i casi trattati dall''Ufficio dal 2004 a luglio del 2011, punta dell''iceberg di un fenomeno diffuso e sommerso. La Sardegna è al terzo posto in Italia, in relazione al numero di casi trattati. Trentanove sono di natura collettiva, il 27 per cento. "A fronte di questo quadro fatto di disuguaglianze, dai dati emerge che le donne hanno maggiori capacità imprenditoriali - ha sottolineato l''assessore regionale del Lavoro, Antonello Liori - Partecipano più degli uomini ai bandi per le imprese e i loro progetti sono sempre più accolti rispetto a quelli presentati dai colleghi maschi".
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