Rivoluzione negozi: da oggi sempre aperti. Ma i commercianti dicono No

Scatta la liberalizzazione sugli orari di chiusura, una manna per le donne che lavorano. Ma Confcommercio e Confesercenti preparano la "resistenza"

Stop violenza

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Redazione 2 gennaio 2012
'Roma, 2 gen - Una manna dal cielo per le donne che lavorano: i negozi potranno restare aperti tutti i giorni dell’anno, 24 ore su 24. Da oggi a Roma - come in tutto il resto d’Italia - scatta la rivoluzione del commercio: entra in vigore il decreto sulla liberalizzazione delle aperture degli esercizi commerciali. In sostanza, sono abolite le norme che prevedevano orari massimi di apertura giornaliera dei negozi, chiusure festive e domenicali e riposi infrasettimanali.
I cambiamenti sono epocali: potenzialmente si potranno fare acquisti a qualsiasi ora e in ogni giorno dell’anno. Senza contare i pubblici esercizi: ristoranti, bar e altri locali di somministrazione potranno rimanere aperti no stop. «Abbiamo recepito la normativa nazionale - spiega l’assessore capitolino alle attività produttive, Davide Bordoni - Ma, per garantire il rispetto del riposo e della quiete delle persone, nonché tutelare ogni altro diritto costituzionalmente riconosciuto, abbiamo anche chiesto alla polizia municipale di effettuare controlli sul territorio».
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[b]CONFCOMMERCIO E CONFESERCENTI DICONO NO[/b]. Liberi di alzare e abbassare le saracinesche a qualsiasi ora, domeniche e festivi inclusi. Da oggi possono farlo i titolari di bar, negozi e ristoranti di tutta Italia: a loro va il potere di scegliere autonomamente come e quando lavorare. Le associazioni dei consumatori salutano la novità con entusiasmo. Ma le norme sulla liberalizzazione degli orari - previste dal decreto salva-Italia - hanno scatenato anche un mix di perplessità e critiche. A guidare il fronte del no sono i commercianti, mentre gli enti locali si dividono. La polemica è stata particolarmente forte a Roma, dove il Comune ha diramato persino una circolare al comando di polizia municipale e ai municipi per ricordare l''entrata in vigore della legge.
Ben più cauto e dubbioso il Comune di Milano, che resta in standby. Attende, infatti, un pronunciamento scritto della Regione Lombardia. La competenza in materia infatti spetta alle Regioni, che potrebbero fare muro contro la scelta del governo presentando ricorso alla corte costituzionale. Hanno tre mesi per decidere. E la Regione Toscana ha già deciso: lo farà. "Per gli organi regionali non è prevista la possibilità di recepire o meno la legge. E'' arrivata senza consultazione o accordo ma è di fatto in vigore su tutto il territorio nazionale", spiega Luigi Taranto, segretario generale Confcommercio. "A nostro avviso, si tratta di una forzatura".
Un deciso "no", quindi, è quello espresso dall''associazione di categoria. "Siamo contro la scelta del governo - continua - sia per ragioni di metodo che di merito. Si pigia ancora una volta il pedale dell''acceleratore sul commercio mentre gli altri processi di liberalizzazione, come quello delle professioni o del trasporto ferroviario, restano al palo. Riteniamo che ci siano già regole vigenti a garanzia dei servizi perfettamente in linea con l''Ue. Inoltre, la scelta di totale deregolamentazione degli orari nei giorni festivi, domenicali e infrasettimanali è davvero insostenibile per le piccole imprese e troppo costosa per le grandi".
La preoccupazione per una concorrenza a suon di orario di apertura e chiusura, con ricavi che potrebbero rivelarsi modesti, è condivisa dall''altra associazione di categoria: "Non è questo il modo per far aumentare i consumi - ha detto Giuseppe Dell''Aquila, dell''ufficio legale di Confesercenti. "Al massimo si indirizzano tutti nel week end. A trarre vantaggio da questa legge saranno solo le reti della grande distribuzione, pagheranno i piccoli esercizi che pian piano saranno costretti a chiudere di fronte all''ennesima difficoltà. I centri storici quindi si spopoleranno e di conseguenza le fasce più deboli della popolazione, come anziani e disabili, saranno danneggiate: per fare i loro acquisti dovranno spostarsi nei grandi centri commerciali". E in campo c''è già un''azione: "Stiamo scrivendo una lettera alle Regioni per spingerle ad un''opposizione decisa". Il mondo della politica, invece, si divide.
Sul fronte del sì - oltre al Comune di Roma - c''è il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Nello schieramento dei contrari, oltre alla Regione Toscana, anche gli assessori al commercio del Comune di Torino e della Regione Piemonte, che parlano di provvedimento inutile. Tra i consumatori, invece, soprattutto le donne che lavorano, tutti d''accordo: "Il nostro è un assoluto "sì" alla legge - ha dichiarato Paolo Martinello, presidente nazionale Altroconsumo - la possibilità per le cittadine e i cittadini di non avere vincoli d''orario per gli acquisti è un vantaggio enorme. Pensate a chi lavora ed ha poco tempo. E fare la spesa con più calma significa anche avere modo di scegliere e confrontare i prodotti. In questo modo, si favorisce anche l''acquisto di qualità. E, con la maggiore concorrenza che ne deriverà, i prezzi potrebbero diminuire.
Federconsumatori, invece, sebbene porti alta la bandiera della liberalizzazione, suggerisce una regolamentazione locale tra commercianti: una "turnazione intelligente" degli esercizi di un quartiere seguendo lo slogan "Mai tutti aperti, mai tutti chiusi". Francesco Avallone, vice presidente di Federconsumatori: "E'' un modo per riqualificare e far rivivere il quartiere, andare incontro alle esigenze dei consumatori ma anche al diritto al riposo dei commercianti oltre che alle difficoltà che avrebbero nell''integrare personale per garantire più ore di servizio". Il rappresentante dei consumatori mette in guardia:"Occorre fare attenzione ad un fenomeno che potrebbe aumentare: quello del lavoro nero. Pur di tenere aperto l''esercizio commerciale e tener testa alla concorrenza si potrebbe arrivare anche a questo". (repubblica.it)'