Stalking: ogni giorno 4 arresti. E dopo il carcere si torna a vessare la vittima

'Solo a Milano e a Roma ci sono centri specializzati in grado di aiutare gli stalker a superare le proprie manie. L''inchiesta di "Terre di mezzo- streetmagazine"'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 3 gennaio 2012
'Roma, 3 gen - Ogni giorno in Italia quattro persone - quasi sempre uomini - vengono arrestate per stalking, ma scontata la pena uno su tre torna a vessare la sua vittima - quasi sempre donna. E i centri in Italia che curano queste persone si contano sulle dita di una mano. È quanto rivela l''inchiesta di gennaio di Terre di mezzo- streetmagazine, curata da Ilaria Sesana. Solo nel 2010 il ministero delle Pari opportunità ha censito 6.009 denunce e 1.422 arresti. A Milano la Procura della Repubblica ha raccolto, tra il 1° di luglio 2010 e il 30 giugno 2011, 871 denunce, contro le 574 dell''anno precedente.


[b]Uno su tre ci riprova.[/b] "In poco meno di tre anni è emerso un fenomeno dalle dimensioni inquietanti", afferma il procuratore aggiunto Pietro Forno. In Italia lo stalking è un reato dal 23 febbraio 2009, quando il Parlamento ha approvato la legge voluta dall''ex ministra Mara Carfagna. Per chi cagiona nelle persone "un perdurante e grave stato di ansia o di paura" è prevista una pena da sei mesi a quattro anni. Un avvio che per molti oggi è da rivedere. Infatti in Italia esistono molti strumenti per litigare, ma pochi per tentare una riconciliazione.

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Stress e collera.[/b] Solo a Milano e a Roma ci sono centri specializzati in grado di aiutare gli/le stalker a superare le proprie manie. Nel capoluogo lombardo il Centro italiano per la promozione della mediazione ha finora preso in carico 19 stalker e gestisce uno sportello nelle carceri di San Vittore, Opera e Bollate. "Il nostro obiettivo - afferma il criminologo Paolo Giulini - è di dare all''autore del reato gli strumenti per migliorare la gestione dello stress e della collera". L''inchiesta di Terre di mezzo racconta anche la storia di alcuni stalker pentiti.


[b]Terrore e pentimento.[/b] Come quella di Sergio che ha perseguitato per due anni la sua ex partner. "Lei era terrorizzata dal mio comportamento, mentre io ho tentato di suicidarmi sei volte perché volevo cancellare l''odio che provavo nei suoi confronti". Oggi Sergio è seguito dall''Osservatorio nazionale stalking di Roma. "Si lavora sul controllo delle emozioni e sull''elaborazione dell''abbandono", spiega Massimo Lattanzi, psicoterapeuta e presidente del centro romano. "Per chi viene condannato la legge, però, dovrebbe prevedere un percorso di risocializzazione".


[b]Rodaggio triennale.[/b] C''è chi dal carcere continua a tormentare la propria vittima". Dopo il rodaggio di tre anni della legge sullo stalking è quindi necessario fare un passo in più e prevedere nuovi strumenti per curare gli stalker. "Purtroppo la nostra società offre molti strumenti per litigare, ma pochi per tentare una riconciliazione - afferma Luciano Eusebi, ordinario di diritto penale all''Università cattolica di Milano - . Trovare un avvocato è facilissimo, ma se voglio ricucire i rapporti con una persona non mi resta che rivolgermi al parroco".


[b]Altro che amore "sbagliato"[/b]. Lo stalking non è sempre e solo frutto, come si vuol far credere, di un amore "sbagliato". Capita di esserne vittime anche a giudici, avvocate, mediche e infermiere, perseguitate dai clienti o dai loro famigliari perché ritenute colpevoli di negligenza. Secondo un''indagine condotta nel 2009 dall''università di Torino, su un campione di 995 tra mediche e medici e infermiere/i, 134 hanno dichiarato di aver subito molestie nel corso della loro carriera. A Milano, l''Ordine delle avvocate e degli avvocati ha raccolto la testimonianza di 61 colleghe/i, nella maggior parte civiliste impegnate in casi di divorzi e separazioni.


[b]Signor giudice sono qui[/b]. "Sono stata aggredita in udienza nella totale indifferenza del magistrato - racconta un''avvocata -: ho dovuto insistere perché verbalizzasse le ingiurie, le minacce e infine l''aggressione". Sempre nel Tribunale di Milano, per un mese e mezzo un distinto signore ha raggiunto tutti i giorni l''aula in cui lavorava il magistrato che aveva giudicato la sua causa di divorzio. "Non aveva gradito i provvedimenti in merito all''affidamento dei figli e si sentiva vittima di un''ingiustizia". E cosa faceva tutto il giorno in aula? Nulla, fissava il giudice.


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