Cinema contro i fondamentalismi. Le donne di Mihaileanu

'Esce "La sorgente dell''amore" del regista di "Train de vie" nello spirito della Primavera Araba. "In Tunisia le donne sono riuscite ad imporsi"'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 5 marzo 2012
'Roma, 4 mar - Uno sguardo intimo e profondo al [b]mondo femminile arabo-musulmano[/b] per confrontarsi con ''''il fondamentalismo economico e quello religioso, il materialismo narcisistico e la spiritualita'' estremista, che negli ultimi vent''anni hanno preso lo spazio di una spiritualita'' laica che non esiste piu''. Nel film mi chiedo come possiamo reinventarla, ce ne sarebbe bisogno''''. Questo è ciò che il regista romeno naturalizzato francese Radu Mihaileanu ([i]Train de vie[/i], [i]Il concerto[/i]) ha voluto mettere in scena con [i][b]La sorgente dell''amore[/b][/i], la commedia drammatica con Leila Bekhti, Hafsia Herzi, Saleh Bakri, Hiam Abbass, che dopo il debutto in competizione a Cannes 2011, arriva in Italia il 9 marzo distribuita da Bim.

Il cineasta, che ha iniziato a scrivere nel 2006 questa storia in cui le donne si fanno protagoniste di un cambiamento in una microsocieta'' in stallo, ha ritrovato la stessa componente nella Primavera Araba: ''''Era evidente il desiderio di molte donne arabe di avere sempre piu'' accesso alla cultura e l''istruzione, a posizioni decisionali. Un cambiamento che la tecnologia stava rendendo possibile. Ma non avevamo pensato alla rapidita'' con cui tutto cio'' sarebbe avvenuto e all''effetto domino della rivoluzione. Oggi, proprio attraverso la situazione delle donne in quei paesi, possiamo vedere dove il bisogno di democrazia sia stato mantenuto o tradito - sottolinea -. Ad esempio, in Tunisia le donne sono riuscite a mantenere una forma di partecipazione al governo attraverso l''opposizione, mentre in paesi come l''Egitto e la Libia, governati dai fondamentalisti, l''opposizione e'' minima, o non esiste. Dove un regime maschilista ne sostituisce un altro non so quanta speranza ci sia per [b]l''uguaglianza''''.[/b]

Mihaileanu, in un film immerso nella musica (''''e'' l''espressione piu'' profonda e diretta dell''identita'' di ognuno di noi''''), strizzando l''occhio a [b]Lisistrata di Aristofane,[/b] mette al centro della storia le donne di un piccolo villaggio del Maghreb che, stanche di doversi arrampicare ogni giorno sotto il sole per prendere l''acqua dalla sorgente in cima alla montagna, decidono di fare lo sciopero del sesso finche'' i loro uomini, indifferenti al problema, non si decideranno a sistemare, come a lungo richiesto, le tubature per fare arrivare l''acqua al villaggio.

Come regista ''''che appartiene a una civilta'' giudaico-cristiana, nel raccontare una storia su donne di tradizione arabo-musulmana, avevo tutto contro di me - dice Mihaileanu -. Ho esitato, mi ero ritagliato un ruolo solo come produttore e cosceneggiatore e a lungo ho cercato [b]una regista araba.[/b] Poi, anche grazie anche a molti amici musulmani, mi sono convinto a dirigere il film. La mia esigenza primaria e'' stata non tradire ne'' la soggettivita'' di quella cultura ne'' la soggettivita'' femminile. Per questo mi sono preparato a lungo per capire ogni sfumatura''''. Come quella ''''che le donne arabe danno alla parola tradizione. Nonostante imponga anche cose che reputiamo inaccettabili, per loro e'' parte del loro ruolo di responsabili del ciclo della vita, della pace interiore della comunita'' rispetto a uomini piu'' volitivi, irresponsabili e spesso assenti''''.
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