India, approvata la legge contro le molestie alle lavoratrici

Il testo riguarda in particolare la tutela per le donne che lavorano come colf, una delle categorie più vulnerabili del paese

Stop violenza

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Redazione 10 settembre 2012
'Nuova Delhi, 3 settembre - Mentre sempre più donne indiane fanno ingresso nel mondo del lavoro, le organizzazioni femministe locali condannano duramente le molestie sessuali nel subcontinente indiano. Ecco dunque che il parlamento indiano, da giorni paralizzato dalle proteste dell''opposizione, ha approfittato di una piccola tregua per adottare un testo che tutela le donne dalle molestie sul posto di lavoro. Così la Camera bassa ha approvato la proposta di legge prima di abbandonare nuovamente i lavori all''ordine del giorno, tra le grida e le arringhe dei deputati del principale partito di opposizione, il Bharatiya Janata Party (Bjp).



Il testo, che dovrà ora essere esaminato dalla Camera alta, riguarda una tutela specifica per le donne che lavorano come collaboratrici domestiche, una delle categorie più vulnerabili del paese. "Sono felice che sia stato adottato questo testo di legge cruciale - ha commentato l''esperto di diritti femminili all''Università di Nuova Delhi, Raghavi Behl -. Le donne hanno il diritto di sentirsi sicure ovunque si trovino". Il testo rafforza inoltre la possibilità per le donne di ricorrere in tribunale in caso di abusi sul posto di lavoro, obbligando i datori a registrare formalmente le loro dipendenti: "Molte donne hanno paura di denunciare gli abusi sessuali, perché temono di perdere il lavoro", ha spiegato R.K.Sethi, responsabile del forum Shakti, sui diritti delle donne a Nuova Dehli. Secondo alcuni studi, una lavoratrice indiana su cinque con meno di 35 anni è stata vittima di un''aggressione da parte del suo superiore o di un collega. Intanto i lavori al parlamento indiano sono paralizzati dal 21 agosto, con il Bjp che chiede la testa del primo ministro Manmohan Singh (ex ministro del Carbone dal 2004 al 2009) dopo la pubblicazione di un rapporto, secondo il quale lo Stato avrebbe perso dal 2004 miliardi di dollari concedendo giacimenti minerari a gruppi privati invece di venderli all''asta. '