Ergastolo per il femminicidio. Il ddl di Bongiorno e Carfagna

'La proposta di legge si propone innanzitutto di introdurre una specifica aggravante nell''articolo 576 del Codice penale. L''apertura a discuterne di Laura Puppato'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 21 novembre 2012
'Roma, 21 nov - Sono oltre centodieci, dall''inizio dell''anno, le donne uccise in Italia per mano di un uomo che quasi sempre è il partner o un ex o un parente. Quasi una ogni due giorni. [b]Si chiama [i]femminicidio[/i][/b], una parola che in questi ultimi tempi sta entrando prepotentemente non solo nel nostro vocabolario di operatrici della comunicazione ma anche tra i colleghi, nei tribunali, tra la gente comune. Una parola ancora desueta ma che rende l''idea: uccidere una donna proprio perché donna, e in quanto tale considerata di proprietà dell''uomo che ha diritto di scelta su come e quanto deve vivere la compagna, la figlia, la sorella, la cui unica colpa è di aver voluto sottrarsi a questa tirannia. Per questo reato, le deputate Giulia Bongiorno e Mara Carfagna chiedono, in una proposta di legge, la pena dell''ergastolo. Ma chiedono anche che si consideri un''aggravante l''omicidio preceduto da anni di maltrattamenti, l''equipazione tra coniugi e conviventi per questi tipi di comportamenti, l''introduzione di un nuovo reato, quello di [i]matrimonio forzato[/i] che riguarda soprattutto le donne straniere. L''argomento è di grande attualità, non solo per i continui episodi di cronaca ma anche perché il 25 novembre si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne (nella homepage di questo sito, i vari appuntamenti sparsi per l''Italia). Anche la ministra del Lavoro Elsa Fornero, che ha la delega alle Pari opportunita'', ha ammesso oggi che essere donna in Italia e'' un ostacolo oggettivo e che verso le donne "c''e'' un accanimento particolare" e ha auspicato che il Parlamento ratifichi al piu'' presto la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne.



"[b]Non chiamateli raptus di follia[/b] - ha pregato Bongiorno, presidente della Commissione giustizia della Camera, sua l''iniziativa della proposta di legge - mi rendo conto che se li consideriamo gesti folli siamo tutti piu'' tranquilli, ma non e'' cosi''. Questa violenza nasce da un atteggiamento discriminatorio degli uomini verso le donne: c''e'' un diffuso maschilismo, gli uomini pensano di aver diritto a decidere della vita delle donne". Dunque, alla base di tutta questa violenza nei confronti delle donne c''e'' una questione culturale e solo un profondo cambiamento potrebbe combattere il fenomeno in modo efficace e duraturo, ma i continui episodi riportati dalla cronaca impongono misure normative. "Alla radice di questo fenomeno - ha ribadito Bongiorno - c''e'' la discriminazione verso le donne, in Italia, dove vige un diffuso maschilismo. Ma il tema non e'' considerato una priorita''. Il Governo Monti non ha neanche ritenuto di dedicare alla questione femminile un ministro o un sottosegretario ad hoc, mentre sarebbe servito un segnale simbolico in questo senso". Ecco dunque la proposta elaborata dalla parlamentare finiana, che ha incontrato l''adesione della collega del Pdl Carfagna, seconda firmataria.



Il ddl si propone innanzitutto di introdurre una [b]specifica aggravante nell''articolo 576 del Codice penale[/b], per punire con il carcere a vita chiunque uccida "in reazione a un''offesa all''onore proprio o della famiglia di appartenenza o a causa della supposta violazione, da parte della vittima, di norme o costumi culturali, religiosi o sociali ovvero di tradizioni proprie della comunita'' d''origine". Vengono subito alla mente il caso di Hina, ragazza pakistana uccisa in Italia dai parenti come punizione per non volersi adeguare agli usi tradizionali della cultura d''origine o di Sanaa, sgozzata dal padre in quanto colpevole di avere un fidanzato italiano. Altra aggravante per quale e'' previsto l''ergastolo e'' quando l''omicidio e'' preceduto da anni di maltrattamenti. La proposta vuole poi estendere queste aggravanti alle convivenze more uxorio e prevede una pena da 24 a 30 anni per chi commette il reato in presenza di una minore di 10 anni. Infine, viene introdotta una nuova figura di reato, il [i]matrimonio forzato[/i], punendo con il carcere da uno a cinque anni chi costringe o induce con la violenza o minaccia a contrarre matrimonio contro la sua volonta''. Stessa pena per chi attira con l''inganno una persona residente in un altro Stato allo scopo di costringerla a sposarsi. In ogni caso, il matrimonio cosi'' contratto verrebbe considerato nullo ai sensi della legge italiana.



Le promotrici si rendono conto che ormai la legislatura e'' agli sgoccioli e il tempo e'' poco, ma non disperano: "ho visto a volte miracoli, in poche settimane legge prendere forma e diventare priorita'', altre leggi invece scomparire. Siccome [b]la violenza sulle donne e'' un''emergenza nazionale[/b], se ci sara'' il supporto delle parlamentari e dei parlamentari io non escludo anche di poter riuscire a vedere approvata questa legge" ha detto Bongiorno. E gia'' arrivano i primi sostegni: da Barbara Saltamartini, vice presidente del gruppo Pdl alla Camera e da Laura Puppato, unica donna candidata alle primarie del centrosinistra, che invita le parlamentari democratiche "a una discussione libera da schieramenti nell’interesse di tutte le donne italiane".'