Violenza donne: Modena, un centro che aiuta uomini a "curarsi"

"La violenza è una scelta non è qualcosa che accade" spiega la sociologa Monica Dotti, coordinatrice di "Liberiamoci dalla violenza". Al momento 20 uomini in percorso di recupero

globalist syndication

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Redazione 26 novembre 2012
'Modena, 25 nov - Per fermare la violenza sulle donne bisogna lavorare sugli uomini e "far capire loro che la violenza e'' una scelta, non e'' qualcosa che accade". Cosi'' la sociologa Monica Dotti spiega il principio base seguito dal team di esperte ed esperti del centro [b]Liberiamoci dalla violenza (Ldv)[/b] di Modena, da lei coordinato. Il centro, nato un anno fa dalla collaborazione tra l''Ausl di Modena e la Regione Emilia Romagna, è tra le poche strutture pubbliche a livello nazionale che mira ad accompagnare al cambiamento gli uomini autori di violenza contro donne e minori. Dal dicembre scorso al 20 novembre 2012, il centro e'' stato contattato da 98 persone: 45 uomini, 12 donne che chiedevano informazioni e 41 tra professionisti dei servizi, giornalisti e avvocati. Attualmente sono in trattamento 20 persone di cui 3 stranieri. Hanno un''eta'' compresa tra i 28 e i 65 anni e di diversa estrazione sociale. Solo 2 uomini hanno abbandonato il percorso, mentre 5 lo hanno gia'' concluso, hanno cioe'' smesso di usare violenza per un tempo considerato consono dagli psicologi. Altri 5 uomini sono in lista di attesa. Il percorso dura al massimo un anno, e'' del tutto gratuito, e dal prossimo anno prevedera'' anche sessioni di gruppo. Il centro si avvale di 3 psicologi maschi che si sono formati, anche grazie ad un contributo di 35 mila euro stanziato dalla Regione, presso ''Alternative To Violence di Oslo'', il piu'' importante progetto europeo nel trattamento degli uomini autori di violenza, diretto dal dottor Marius Rakil. La struttura, che si trova nel consultorio familiare dell''Ausl di Modena, e'' aperta tutti i venerdi'' dalle 13.30 alle 17.30 e puo'' essere contattato sia al numero telefonico 366-5711079 sia alla mail ldv@ausl.mo.it.




"Il percorso parte con 3 colloqui - continua Dotti - che servono a capire se ci sono le motivazioni e i requisiti per iniziare il trattamento. Gli uomini, ad esempio, non devono essere alcolisti o tossicodipendenti perche'' questi problemi vanno affrontati in altre strutture e comunque prima di iniziare il trattamento all''Ldv. "Si parte poi dalla ricostruzione dell''episodio di violenza piu'' recente o piu'' grave - ha precisato la sociologa - e dalle emozioni che l''uomo ha provato nella fase precedente, durante la violenza e subito dopo, c''e'' poi l''analisi della storia personale, quindi si passa all''[b]assunzione di responsabilita'' fino alla presa di coscienza [/b]dei costi della violenza per la donna e per i figli. In ultimo, si sviluppa il concetto di [i]empatia[/i] nei confronti della vittima. Stando ai dati presentati in questi giorni dal centro, il 50% degli uomini che si e'' rivolta al centro ha alle spalle una storia di violenza subita. Nessuno di loro ha precedenti penali, ma il 50% ha subito una denuncia dalle donne che hanno maltrattato. Quanto all''eta'' la fascia piu'' rappresentata e'' quella tra i 36 e i 50 anni, seguita dalla fascia 20-35. Dei 20, 11 hanno un diploma di scuola superiore, 2 sono laureati e 9 hanno la licenza media inferiore. La maggioranza e'' sposato o in via di separazione. Ben il 90% ha almeno un figlio.



"Si tratta di casi di violenza fisica e psicologica - rimarca Dotti - e dai primi dati risulta che sia [b]la violenza fisica la prima a cessare[/b], per quella psicologica ci vuole piu'' tempo. Ad ogni modo, contiamo di fare per il futuro, puntuali verifiche sull''esito dell''attivita'' del centro". Primo passo del percorso di recupero degli uomini violenti e'' dunque riconoscere la violenza come un problema con la violenza. Molti uomini, spiegano al centro di Modena, "possono insultare o umiliare la compagna, possono minacciarla, rinchiuderla in casa, strattonarla o picchiarla, costringerla a fare del sesso quando lei non vuole e, nonostante tutto questo, continuano a pensare di non essere violenti. O si rifugiano nell''idea di essere stati provocati". Insomma, non si puo'' risolvere un problema se si continua a negarlo. Liberarsi dalla violenza, si avverte gia'' nel depliant che promuove il centro, "richiede un impegno lungo e faticoso, ma e'' l''unica strada per affrontare realmente le difficolta'' e trovare delle soluzioni alternative".



[b]I modi con cui si entra nel tunnel sono i piu'' banali.[/b] "Forse e'' cominciato con uno schiaffo e un insulto - continua lo staff - qualche strattone, poi sono arrivate le botte e anche peggio" si legge nel depliant del Centro che invita gli uomini a curarsi. "Forse all''inizio hai pensato: ''Ora finalmente stara'' un po'' zitta'', ''finalmente mi stara'' ad ascoltare'', ''mi lascera'' in pace''. O forse hai tentato qualche giustificazione del tipo ''non ci far caso, ero alterato'', ''era una brutta giornata'', ''avevo bevuto un goccio di troppo''". Insomma, sottolineano al centro "contrariamente al senso comune, occorre molto coraggio per chiedere aiuto, per non fingere che sia sempre colpa degli altri, per non credere di bastare a se stessi e occorre molta forza per non dare nulla per scontato e accettare il fatto che anche noi possiamo cambiare". L''invito e'' legato dunque ad un messaggio di incoraggiamento ad uscire dall''ombra perche'', "ci sono persone che possono accompagnarci lungo strade nuove in cui noi stessi e le persone alle quali vogliamo bene potranno tornare a respirare".



"Ci sono momenti in cui ti sei sentito in preda alla rabbia e ti sei trovato a sfogarla sulle persone a te vicino? In cui ti sei pentito di quello che avevi appena fatto o detto alle persone a cui vuoi piu'' bene? In cui ti sei accorto che la tua compagna o i tuoi figli avevano paura di te? In cui hai temuto di aver rovinato tutto?". Sono queste le prime domande di un percorso che porta alla liberazione della violenza. Un percorso possibile, dunque, se si mette in gioco la buona volonta''. Quanto ai dati delle vittime, i numeri anche in Emilia Romagna sono allarmanti. Dall''1 gennaio al 31 ottobre 2012, infatti, sono [b]2.496 le donne che si sono rivolte ad un centro antiviolenza della regione [/b]e si tratta di un numero in crescita. Tra il 2011 e 2012 sono inoltre cresciute le richieste di soggiorno in case rifugio per sottrarsi a situazioni di particolare pericolo: 86 donne e 68 bambini nel 2011, 121 e 124 rispettivamente nel 2012. Nel 2011 ci sono stati 17 femminicidi e 15 tra gennaio e ottobre 2012.



La donna tipo che subisce violenza ha tra i 30 e i 49 anni, una scolarita'' medio alta, e'' sposata o convivente e ha figli minori. Nell''80% dei casi la violenza arriva dal partner o da un ex compagno. In oltre la meta'' dei casi vive una condizione economica che le impedisce di essere autosufficiente per il proprio mantenimento. Oltre il 30% delle donne che si rivolgono ai centri e'' straniera. Preoccupante, poi, il dato secondo cui [b]prima di denunciare, le donne lasciano passare, in media, ben 7 anni di violenze e maltrattamenti.[/b] Dalla ricerca presentata in Regione in questi giorni, emerge poi che il tasso di denunce aumenta laddove ci sono i centri antiviolenza. Se da un lato, dunque, e'' fondamentale offrire strutture di aiuto alle vittime, diventa sempre piu'' importante provare a modificare i comportamenti di chi usa la forza come soluzione dei problemi. Operai, artigiani, piccoli imprenditori, rappresentanti, impiegati, pensionati, disoccupati. Sono rappresentate, praticamente, tutte le categorie dagli uomini violenti che hanno chiesto aiuto al centro di Modena (ma segnaliamo anche il centro italiano di Firenze nato anni fa, centrouominimaltrattanti.org/chisiamo.html) che, se vorranno, potranno uscirne.
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