Tutte eravamo bambine

'Una bambina senza stella, l''ultimo libro della collega Silvia Vegetti Finzi. Ancora una volta dalla parte delle bambine.'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 31 luglio 2015
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Li vedete i nuovi genitori, per strada, ai giardini, a scuola? "Non correre!", "Dai la mano", "Sbrigati che hai la lezione di danza e poi quella di inglese prima di fare i compiti", "Ora gli insegnanti di mio figlio mi sentono", "Lasciami in pace, guardati un cartone sullo smartphone "... Silvia li difende. Da una vita. Lasciateli sperimentare, mettersi alla prova, altrimenti grandi, ma grandi davvero, non lo diventeranno mai.

Lei è Silvia Vegetti Finzi, psicologa di fama, docente, scrittrice e giornalista (per inciso una Giulia). L''ultimo suo libro, "Una bambina senza stella" (Oscar Mondadori), affonda le radici nell''autobiografia - di sé bambina poco accudita e con una vita non facile in tempi fascisti con un babbo ebreo - e rimonta dal particolare all''universale spiegando come e perché i bambini vadano cresciuti nella consapevolezza e nella libertà. Come dice Silvia con parole sacrosante: "Il dolore infantile non cade mai in prescrizione". Te lo porti dietro tutta la vita. Dunque attenti genitori, sia al disamore che all''amore malinteso, quello in cui i genitori si sostituiscono ai desideri del figlio negandogli il gioco, l''esperienza, la creatività: "Un''educazione ansiosa e iperprotettiva rischia di soffocare".


Insomma un libro intelligente dalla parte dei bambini ma ancor più delle bambine, per chi l''ha seguita per anni nella sua rubrica settimanale ovvero per chi già ha letto "Le donne e le stagioni della vita" oppure "Quando i genitori si dividono" oppure il recente delizioso "Nuovi nonni per nuovi nipoti".

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