Le "Donne della Repubblica" in un libro

Dieci giornaliste raccontano la vita delle italiane dimenticate dalla memoria di uomini e donne per i cui diritti tutte si sono battute. Di [Luisella Seveso]

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 15 giugno 2016

Marta Dassù, Teresa Noce, Ada Gobetti, Camilla Ravera, Teresa Mattei. Perché di queste donne che hanno partecipato alla lotta antifascista e alla costruzione dell’Italia repubblicana si parla così poco?
Perché a Lina Merlin, Nilde Iotti, Tina Anselmi si riconosce solo , e quando succede, di avere l’una dettato la legge che eliminava le “ case chiuse”, della seconda di essere stata ( oltreché compagna clandestina di Togliatti) la prima donna presidente della Camera e della terza di essere stata la prima ministra donna della Repubblica trascurando una vita di impegno politico, di coraggio, di successi nella conquista dei diritti per le donne? Perché non si sa nulla del fondamentale ruolo politico di scrittrici come Alba de Céspedes e Fausta Cialente, (che concertò con Togliatti la “svolta di Salerno” ) e Renata Viganò e tantomeno dello sferzante antifascismo di un’attrice , Anna Magnani?



La storia fatta dalle donne non si ricorda, non se ne parla nei libri di scuola. Le tante, tantissime eroine che hanno dato la vita per la libertà e le sindacaliste e intellettuali che hanno lavorato con tenacia e competenza per una nuova Italia restano figure marginali. Un’assurdità, oltreché un’ingiustizia.



Un piccolo riflettore su tante figure femminili straordinarie del secolo scorso lo accende per fortuna un bellissimo libro, “Donne della Repubblica”, (il Mulino) in cui dieci scrittrici e giornaliste hanno raccontato la vita e i successi di queste italiane dimenticate dalla memoria degli uomini ma anche delle donne per i cui diritti tutte si sono strenuamente battute. In una lettura palesemente maschilista della storia, è svanito ad esempio il ricordo di una Camilla Ravera che in epoca fascista resse in clandestinità la direzione del Pci, criticandone gli aspetti fortemente maschilisti e burocratici. Tradita, sopportò 5 anni di carcere e 7 di confino. E di una Ada Gobetti, ( conosciuta come moglie di Piero Gobetti) , coltissima e coraggiosissima partigiana in Val di Susa, promotrice con Lina Fibbi e Pina Palumbo dei primi Gruppi di difesa della donna che da Milano durante l’occupazione tedesca si diffondono in tutto il Nord Italia. Ai GDD partecipò da protagonista Marisa Ombra, funzionaria del Pci che con lo stesso impegno lavorò per anni nella neonata Unione delle donne italiane.



Le autrici del volume, che appartengono al gruppo di giornaliste e scrittrici “Controparola” sanno che tutti, lettrici e lettori saranno conquistati da queste storie dimenticate. E che, come scrive nell’introduzione Dacia Maraini, ricordarle contribuirà a ricostruire finalmente una memoria collettiva.